Quando le parole diventano poesia, quando la poesia ti trasporta attraverso il tempo e lo spazio







“Tieni da conto l’onore sin da giovane”



Scegliere un classico da leggere è sempre difficile: ce ne sono così tanti e tutti interessanti, tanto che anche questa volta è stato un vero e proprio dilemma. Nella mia scaletta ero intenzionata a dedicare tutta la mia attenzione ai Miserabili di Hugo, me lo ero ripromesso sin dal mese scorso, ma il libro che stavo leggendo si è rivelato più lungo del previsto, e io sono una vera lumaca a volte. O forse mi ha veramente preso tantissimo, che non volevo più abbandonarlo.
Alla fine, ritrovandomi come al solito con pochissimo tempo, ho dovuto abbandonate la lettura dei Miserabili e buttarmi su altro. Ci ho rimuginato veramente un bel po’, fino a quando, dalla mia libreria, non ho tirato fuori uno dei miei libri del mio scrittore preferito. Me lo sono rigirato fra le mani, l’ho fissato e poi mi sono detta, perché no? In fondo rileggerlo non mi farà di certo male, ed ecco che mi sono immersa nella lettura di questo splendido romanzo; ammetto di averlo scelto anche per un altro motivo: non avrei retto un'altra lettura drammatica, dove avrei pianto dall'inizio alla fine come una fontana.




La figlia del Capitano
di Aleksandr Sergeevič Puškin




Titolo: La figlia del capitano
Titolo originale: Капитанская Дочка, Kapitanskaja dočka
Autore: Aleksandr Sergeevič Puškin
Editore: Mondatori
Prezzo: 8.50 euro









Aleksandr Sergeevič Puškin: Mosca 26 maggio 1779 – San Pietroburgo 29 gennaio 1837, è stato un poeta, scrittore e saggista russo.
Aleksandr Sergeevič Puškin
Viene considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea; le sue opere, magnifiche esposizioni del romanticismo russo, sono state prese a modello da numerosi scrittori, artisti e compositori russi.
Natal'ja Gončarova
moglie dello scrittore
Il padre dello scrittore era un ufficiale in congedo, appartenente alla nobiltà russa, mentre sua madre era la nipote di un principe di origine abissina donato allo Zar Pietro il Grande.
Subito dopo aver terminato gli studi, è il 1817, gli viene affidato un incarico al ministero degli esteri, ma piuttosto che interessarsi di incarichi ministeriali, lo scrittore preferisce frequentare la buona società di San Pietroburgo e le donne per le quali ha un vero e proprio debole. In seguito entra a far parte della società progressista “Lampada Verde”, scrivendo poesie dal carattere politico, inimicandosi in questo modo l’imperatore che lo vorrebbe esiliato in Siberia. Scampa alla Siberia ma non all’esilio, che lo tiene lontano da Mosca e da Pietroburgo per diversi anni. Durante il suo periodo di esilio viaggiò molto e scrisse altrettanto portando a termine Il prigioniero del Caucaso; sempre durante l’esilio inizia Evgenij Onegin.
Il 27 agosto del 1826 viene ricevuto a Mosca dallo Zar che lo perdona e revoca il suo esilio.
Autore molto prolifico nei suoi 37 anni di vita, ha scritto numerosi racconti, romanzi, romanzi in versi e poemi ed anche alcune fiabe; peccato che alcuni di questi siano rimasti incompiuti per via della morte prematura dello scrittore, avvenuta nel gennaio del 1837 dopo aver avuto la peggio in un duello al quale aveva sfidato Georges D’Anthès, figlio adottivo dell’ambasciatore olandese in Russia, presunto amante di sua moglie.




“Il pensiero del servizio militare si associava a quello della libertà e dei piaceri della vita pietroburghese. Già m’immaginavo ufficiale della guardia, il che, ai miei occhi, era la più grande fortuna che potesse capitare ad un uomo.”


Sullo sfondo della storia c’è sempre la rivolta cosacca guidata da Pugacev.
Protagonista del libro è Petr Andreic Grinev, che, mandato via di casa dal padre per fargli avere un’educazione militare, viene inviato alla fortezza di Belogorsk. Accompagnato dal suo precettore, il ragazzo, superate diverse peripezie, giungerà a destinazione; da qui la storia va avanti su due binari paralleli: il suo amore, ricambiato, per la bella Masa, figlia del capitano della fortezza e gli avvenimenti storici che si abbatteranno su di loro, sino alla conclusione del romanzo, quando sarà la stessa Masa a salvare la vita del suo amato.




“I cavalli avanzavano a fatica nella neve alta. Il calesse si muoveva lentamente, infilandosi nei monticelli di neve, poi sprofondando, inclinandosi ora da un lato, ora dall’altro. Sembrava di stare su una barca in mezzo a un mare in tempesta.”






Puškin era un vero maestro con le parole: che scrivesse in versi, in rima o in prosa, sembra di leggere una  poesia dolcissima; la Figlia del Capitano è un libro che personalmente adoro; per chi mi conosce, sa benissimo quanto io ami le parti descrittive in ciò che leggo; amo come uno scrittore, con le sue parole, possa farti vedere, conoscere un mondo, un'epoca.
La Figlia del capitano non  può essere annoverato fra i libri storici, non del tutto almeno; gli avvenimenti che vi si leggono scorrono paralleli alla rivolta cosacca avvenuta sotto il regno di Caterina II zarina di tutte le Russie, ma anche se gli avvenimenti storici e la guerra si incrociano alla trama e agli avvenimenti del romanzo, giocando un ruolo importante, alla fine rimangono sempre in secondo piano rispetto alle vicende del protagonista. Questa scelta di narrazione a parer mio è la più giusta, rendendo questo racconto piacevole da leggere ma non troppo pesante. Pur essendo un'amante della storia, e curiosa di scoprire quanto avvenuto in periodo passati compresa la storia Russa, della quale non sono molto ferrata,  a volte leggere un libro non troppo pesante, dove vi è solo una leggera infarinatura di quanto sta accadendo, è piacevole.  
La Figlia del capitano è incentrato su un argomento, la storia d'amore fra il protagonista e la giovane Masa, ma è anche un percorso di crescita del protagonista, il suo maturare man mano attraverso le varie esperienze e le avventure che affronta lungo la strada, difatti come si può notare dalle prime battute, anche se il titolo inneggia a questa figlia del capitano, il protagonista del libro è un ragazzo, Petr Andreic, figlio di un nobile ed ex militare; il padre, all'età di sedici anni, decide di inviarlo sotto le armi, ma non nell'accogliente città di Pietroburgo, dove a suo dire il figlio non avrebbe mai capito cosa significasse essere un militare, ma nella città di Oremburg sul fiume Ural e da lì in seguito viene assegnato ad una fortezza:  Belogórskaja, nel bel mezzo della steppa russa.
Dalla sua partenza da casa, sino al suo arrivo alla fortezza di Belogórskaja, Petr Andreic cresce, evolve. Dal bambino protetto e ribelle che era , si trasforma man mano, tramite le avventure che affronta e grazie anche al suo attendente, Savél'ič, che gioca un ruolo fondamentale nella storia e nella maturazione del ragazzo, grazie alle sue prediche, ai suoi piagnistei e al senso di colpa che ogni volta fa nascere nel suo giovane padrone dopo ogni "marachella". 
Dal momento in cui si allontana da casa si nota queta sua trasformazione, come ho detto dal ragazzo ribelle che era, al giovane dissoluto e senza nessuno controllo, a volte anche sgarbato e pieno di sé che compare durante il viaggio verso Oremburg, sino alla sua trasformazione definitiva: un giovane uomo colto e innamorato pronto a tutto per salvare la sua amata.

La Figlia del capitano è una lettura piacevole, un libro che ti trasporta nella Russia del '700, nella steppa, lungo le rive del fiume Ural. Le parole di Puškin ti immergono in questo mondo, ti portano su quella carrozza persa fra la neve ad inizio viaggio,  circondata dalla tempesta, si avverte il freddo e il vento ululare. 
Le sue parole colpiscono come i sentimenti dei personaggi, le descrizioni sono meravigliose, come lo è l'ambientazione a me totalmente sconosciuta: è semplice immaginare una città, un luogo, ma la steppa russa è differente, un mondo inimmaginabile se non la si è mai vista. Ma l'autore, con le sue parole riesce a fartela scoprire, immaginare. Per alcuni istanti sembra di essere trasportati lì.
Come ho scritto la trama del libro spazia su diversi punti, ci sono lievi accenni storici, la crescita del protagonista, una storia d'amore. Un triangolo amoroso, dove Petr Andreic combatte per la sua bella Mar'ja Ivanovna, è pronto a duellare per lei, a sfidare la steppa e i cosacchi ribelli e sempre per lei è pronto ad affrontare un processo e subirne le conseguenze; proprio in queste ultime battute, verso la fine del libro si nota il suo cambiamento, il suo suo essere cresciuto, non è più un ragazzo che ha appena abbandonato casa, ma è diventato un uomo pronto a prendere le sue decisione e a sacrificarsi per gli altri, è diventato un uomo pronto ad assumersi le sue responsabilità.
Tirando le somme è una lettura che consiglio a tutti, soprattutto ai più romantici e agli amanti delle storie d'amore, perfetto per questo 14 di febbraio.


Mi hanno consigliato, e io rigiro questo consiglio ^^, di leggere un'altra splendida opera di questo autore: Evgenij  Onegin, un romanzo in versi di cui sono alla ricerca da un paio di giorni e che cercherò di recensire al più presto sul blog.

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