Il ghigno di Arlecchino di Adriano Barone

È sottoposto a esperimenti brutali da colui che chiama padre. Rinchiuso in un laboratorio che è casa sua fin dalla nascita. Costretto a sottostare alle voglie del suo creatore, in un mondo all'apparenza perfetto, in cui non c'è morte per nessuno. Arlecchino soffre, vittima del Multiverso e delle regole che impone. Ma il folle personaggio dal ghigno feroce e frenetico si ribella. Fugge via, ed è intenzionato a cambiare le sorti del Multiverso, portando il Caos in ogni angolo con la sua risata.









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Leggendo la prefazione di questo libro ho scoperto un termine o meglio un genere associato ai libri che non conoscevo, ovvero Weird. Bene io che per quanto a classificazioni faccio veramente pena, per me il fantasy rimane tale e mi dimentico tutti i sottogeneri con cui negli ultimi tempi hanno deciso di catalogarlo. Tutto questo per dire che quando mi sono trovata a leggere Weird, con le sue varie traduzioni ero un tantino confusa, soprattutto per quanto riguarda il dover associare il termine ad un libro. O meglio, sempre nell’introduzione del libro c’è chi definiva Weird (strano) il libro di Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie. Ho letto Alice, l’ho adorato e posso affermare che sì, è decisamente un libro strano, come lo sono i suoi personaggi, da qui ho pensato che anche il libro che mi accingevo a leggere mi sarebbe piaciuto, adoro le cose particolari, come adoro le letture differenti. Scoprire cose nuove.
E così ha inizio la mia avventura con questo libro. Ci ho messo un po’ a leggerlo, bisogna ammetterlo pur essendo un libricino, va seguito, non è uno di quei libri che scivola facile mentre lo leggi. Non sono mai stata più in errore, alcune parti si possono considerare la libera rappresentazione dei pensieri del protagonista, ovvero quello che si definisceflusso di coscienza” e così mi sono ritrovata a leggere frasi per nulla legate fra loro, senza punteggiatura e virgole. Lo ammetto, mi sono spaventata, ho pensato che l’autore tentasse di attentare alla mia vita in quel modo, poi dopo un bel respiro profondo e concentrandomi per bene, ecco che riesco a superare quei punti decisamente ostici per me e ad andare avanti con la storia.

Come ho detto è un libro che va seguito e bisogna essere particolarmente concentrati per stargli dietro, scoperto questo, basta rimettersi dall’inizio a leggerlo e seguirlo attentamente per potersene appassionare.
Arlecchino, il protagonista della storia passa da momenti in cui mi fa decisamente pena ad altri in cui lo prenderei a schiaffi, ma quello che mi ha stupito o meglio il messaggio che mi ha trasmesso questo libro è lo strano rapporto padre/figlio.
Arlecchino figlio e il Barone suo padre, che non si conoscono, che si odiano, ma al tempo stesso si amano. Il primo che inconsciamente cerca l’approvazione del secondo, mentre il Barone non riesce a provare affetto per questa creatura creata da se stesso, o meglio tenta di non provarla. In altri tracciati, in altre realtà quella sorta di odio, di disprezzo si trasforma in un amore malato, in una sorta di ossessione, ma sembra che Arlecchino e suo padre, quale sia il mondo, il tempo, la dimensione in cui vivono, non riescono ad avere un rapporto padre/figlio che si può definire normale.
Altra cosa che mi ha fatto pensare è stato questo strano modo, o meglio questa sorta di diversi mondi dove Arlecchino si muove, dove porta scompiglio. Tracciati differenti, nati per sbaglio o dalla volontà di qualcuno. Luoghi dove ci si può rifugiare, una sorta di dimensioni utopiche nate su misura per diversi tipi di soggetti. Dove Arlecchino è nato e il Barone lo ha creato, è un luogo fatto apposta per gli scienziati, per persone che desiderano studiare e portare avanti le loro ricerche senza essere soggetti ad alcuna regola.
Il tracciato dove una  copia del Barone chiamata il Grigio e suo figlio lo Sbiadito è un altro regno utopico, Nisi, si chiama invece è un luogo dove le persone cercano di trovare rifugio. Un luogo dove il tempo si è bloccato e loro non sono costretti ad affrontare la morte.

Credo di aver scritto la recensione più breve della storia, ma ammetto che non è stato semplice nemmeno mettere giù queste righe, il libro mi ha decisamente colpita in positivo, è particolare, una lettura differente da molte altre che ho affrontato, al tempo stesso sono curiosa di leggere altre cose di questo autore e ne sono anche un pochino intimorita. Tutt’ora mi chiedo se possa essere un genere o meglio mi domando se il suo stile così secco, così risicato possa appassionarmi. Al libro non manca nulla, né le descrizioni di luoghi né tanto meno quelle dei pensieri e delle emozioni di Arlecchino; eppure mi sembra correre troppo, rimbalzare da un mondo all’altro, da un avvenimento all’altro come se fosse una sfera impazzita. Ma forse la sua originalità è proprio in questo, in ogni pagina, in ogni riga rappresenta alla perfezione il protagonista, questo Arlecchino folle e curioso, pronto a saltare da un mondo all’altro.


Commenti

  1. Ho sentito parlare di questo libro molto tempo fa e sono sempre stata curiosa di leggerlo... Non so perché ma il titolo mi intrigava tantissimo.
    Ora, dopo la tua recensione, sono ancora più curiosa di leggerlo... Potrebbe anche essere la prossima cosa che farò :)
    Quando ho visto quel titolo non ho potuto fare a meno di venire a dare un'occhiata :D

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    1. Il libro è bello, ma preparati perché è veramente qualcosa di inaspettato. Veramente la follia formato libro, se Alice nel Paese delle Meraviglie è strano, ma lo è in una maniera bizzarra, anche colorata e allegra... mentre questo è strano in una tinta più dark, più come e decisamente.
      Per quanto riguarda Arlecchino è decisamente meno educato di quanto lo possa essere stata Alice XD.

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  2. Si direbbe interessante: una lettura fuori dalle righe potrebbe essere quello che ci vuole, di tanto in tanto, fra un fantasy e l'altro! ^^ Sono abbastanza curiosa di scoprire come l'autore abbia deciso di affrontare il tema che citavi, quello della relazione fra padre e figlio: una volta Stephen King ha scritto, se non ricordo male, che tutti gli scrittori (maschi) in qualche maniera, quando scrivono, trovano il modo di tirare in ballo nel loro libro il controverso e complesso rapporto padre/figlio, in maniera sia conscia che inconscia! XD Mi chiedo se la regola valga anche per le scrittrici: magari c'è in loro la propensione innata a focalizzare l'attenzione sul rapporto, altrettanto controverso e complesso, madre/figlia, chi lo sa... ;D

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    1. Decisamente una lettura fuori dalle righe, e ammetto che è proprio quello che mi ci voleva per spezzare con la striscia di libri fantasy che ho letto ultimamente, tutti molto belli, eppure ad un certo punto ho avuto la necessità di cambiare genere, difatti le mie letture sono state di narrativa e poi è arrivato Il ghigno di Arlecchino.
      Il libro ad averlo fra le mani è un libricino, eppure tratta, nel suo strano stile di biglia impazzita veramente molte cose, ora io vi ho visto questo rapporto padre/figlio non so se fosse voluto dall'autore o l'ho interpretato io in questo modo.

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