La cerimonia del demone rosso di Monica Fumagalli

Ciao a tutti ^^
Oggi sul Blog viene postata una recensione fatta da Nelith, che prima o poi, forse, riuscirò a convincere a postare lei le recensioni che scrive.
Mi ha parlato di questo libro, sia durante la lettura, sia dopo averlo finito e ne è sembrata veramente entusiasta, tanto da avermi incuriosito. Io l'ho messo fra le mie future letture, ma visto che non so quando lo reperirò e soprattutto quando avrò tempo di leggerlo, le ho chiesto di commentarlo per i lettori del blog. Bene, vi lascio alla sua recensione, buona lettura ^^.





La Cerimonia del Demone Rosso
Di Monica Fumagalli


Trama: Ci sono alcuni momenti in cui abbiamo bisogno di una piccola spinta. Assopiti in una vita che ci sta troppo comoda perdiamo di vista ciò che si trova al di là, ed è proprio allora che dobbiamo dimenticare la sicurezza e buttarci nel mondo. La giovane Mina lo scopre a sue spese, imbarcandosi in un viaggio un po' particolare, con il compito di catalogare e studiare mostri, demoni e le antiche creature del folclore ancora in circolazione. Girerà il Giappone, ficcandosi in situazioni una più pericolosa dell'altra. Arriverà tutta d'un pezzo alla fine del suo percorso? E la ricerca che le è stata assegnata è davvero così importante da dover rischiare la vita per portarla a termine? Attraversate questo paese affascinante e paradossale insieme a lei, sbirciando negli angoli scuri delle città più luminose e addentrandovi in foreste in cui non si vede il cielo. Gli incontri saranno tanti e forse vi riveleranno qualcosa che non sapevate... o che vi eravate dimenticati. È giunto il momento di andare, di superare i confini sottili tra realtà e immaginario.

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In tutta sincerità non so bene da dove iniziare, mi hanno chiesto di recensirlo, ma non credo di essere molto capace.
Parto col dire che è un diario di viaggio: Mina, la protagonista, scrive quasi giorno per giorno delle creature che incontra, quello che fa, le sensazioni che prova anche solo prendendo il treno o trovandosi dinanzi alla statua di Hachiko. Il suo viaggio si alterna tra reale e sovrannaturale, mescolando la realtà del Giappone, con le sue luci, la sua tecnologia, la modernità, con il folklore, riuscendo ad amalgamare il tutto, a mio avviso, molto bene. Si percorrono le vie di Tokyo, Kanazawa, Noto, Kyoto… e molte altre città assieme alla giovane viaggiatrice dai capelli rossi, che si muove estasiata e piena di dubbi durante il suo percorso. Piena di dubbi sulla possibilità di riuscire a fare quello che le è stato chiesto, non reputandosi all’altezza del suo compito, pentendosi anche, dopo l’incontro violento con un Oni, della sua avventatezza: non era pronta per quella missione.
Personalmente apprezzo poco la prima persona come mezzo narrativo, credo che sia difficile riuscire a descrivere bene partendo da un POV interno e sono pochi quelli che ci riescono. Monica ci riesce ed è magnifico osservare attraverso gli occhi di Mina il mondo che la affascina e al contempo la infastidisce.
In uno dei primi incontri con un demone, Mina, si imbatte in un Kappa disperato e bisognoso di cibo. La viaggiatrice si indigna nel vederlo ridotto alla fame a causa degli uomini che hanno rovinato il suo ambiente.

“Mi chiedo come mai non abbia deciso di spostarsi, di trovare un fiume più tranquillo, nel cuore della foresta o di un bosco, raggiungendo magari qualche fonte sconosciuta ai più. […] Sarei davvero in grado di abbandonare la mia casa? Cosa sarei in grado di sopportare, o fare, prima di allontanarmi dal luogo in cui sono cresciuta e in cui custodisco tutti i miei ricordi?”


Dopo quest’incontro cercherà di rimanere sopra le parti, sforzandosi di mantenere uno sguardo oggettivo su ciò che vedrà.
Le riflessioni di Mina portano il lettore a riflettere anche su di sé, o almeno così è successo a me.
Mina annota tutto, fa domande come una detective cercando sempre qualcosa di nuovo, documentandosi sugli avvistamenti di creature particolari o vagando per le strade facendosi guidare dai suoi piedi.
Il vero viaggio che fa, però, è dentro di lei, una crescita personale che la porterà sì a conoscere e incontrare molte creature del folklore giapponese, ma anche a conoscere meglio le sue capacità, le possibilità che ha se solo prova ad allontanarsi dalla campana di vetro nella quale è cresciuta.
Il viaggio di Mina mostra che tutto è possibile se si affronta la paura dell’ignoto, se si trova il coraggio di buttarsi anche in imprese che sembrano di gran lunga più difficili rispetto alle proprie capacità, riscoprendosi in grado di fare qualcosa di cui non ci si reputava capaci.

“Quanto mi stavo perdendo, rimanendo ferma per così tanto tempo nello stesso luogo.”

Nonostante rischi la vita molte volte, grazie alle sue conoscenze, riesce a salvarsi, quasi sempre in extremis, da maledizioni o rischi di morte.
Credo che sia meglio che mi interrompa qui, o va a finire che vi racconto troppo.
Ho amato questo libro, l’ho divorato ed era veramente da tanto tempo che non mi succedeva. Se devo proprio trovargli una pecca, è il finale. Ammetto che avrei voluto che terminasse in modo magari più enigmatico, lasciando solo intuire certe cose, senza svelarle del tutto, ma forse è per via del viaggio: non è mai bello quando finisce e bisogna tornare a casa.





Recensione di Nelith

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