La psichiatra di Wulf Dorn




Io di psicologia e psichiatria non so assolutamente nulla tranne quello che si intravede nei film, telefilm e libri vari. Eppure pur seguendo serie a riguardo, o aver letto libri come quello di cui mi accingo a parlare, è un argomento che non mi ha mai appassionato o interessato molto. In alcuni casi, soprattutto come viene trattato l’argomento “psiche umana” all’interno di film e telefilm, e come vengono descritti i medici che se ne occupano, che questi come ho detto siano psichiatri o psicologi, in alcuni casi mi fanno pensare a degli apprendisti stregoni.
Sorvolando questo mio pensiero, torniamo a quanto stavo dicendo, ovvero che non ne so veramente nulla. Ci sono diversi tipi di malattie, persone che sentono voci, vedono cose, credono di essere inseguite, perseguitate e via dicendo. Ci sono persone che hanno solo bisogno di essere ascoltate e per questo pagano uno psicologo per farlo, ovviamente non è solo questo. Li aiutano a superare momenti difficili, alcune manie, un brutto shock, la morte di una persona cara e via dicendo. Fino a qui io comprendo l’aiuto che questi medici possono dare, pur non conoscendo e non capendo il genere di lavoro che fanno.
Detto questo, posso continuare chiedendomi se sia possibile o meno che una persona possa dimenticare totalmente chi è, un evento traumatico e crescere pensando di essere un’altra persona. Ma soprattutto le persone che ha accanto, la famiglia, i parenti, ma anche i genitori perché non hanno fatto nulla per farla riprendere, per fare in modo che superasse lo shock senza rinchiudersi in se stessa?
Dopo queste piccole domande di rito, inizierò a parlare del libro in questione, La psichiatra di Dorn Wulf.


Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un'umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l'Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all'Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall'ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l'incubo. Nessuno l'ha vista uscire, nessuno l'aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l'Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine...


Il libro mi è piaciuto per metà, ha pregi e difetti, ma i difetti anche se minimi non sono riuscita a superarli, tanto che alla fine quando l’ho riposto in libreria ero quasi sollevata. Non è un libro che mi ha colpito per i suoi contenuti e i suoi protagonisti, non mi ha appassionato e quando l’ho finito non mi è mancato nemmeno un po’. Quando apprezzo una lettura non riesco a separarmi dal libro che ho letto, mi ritrovo a sfogliarlo e a rileggere i passaggi che mi hanno colpito di più, che mi sono piaciuti e mi hanno fatto innamorare di quella determinata lettura. Ecco con questo di libro non è accaduto, non posso dire che sia brutto, ma nemmeno un capolavoro. È una lettura, per me non delle migliori che ho faticato a finire.
Perché non mi piace? Bella domanda, non so dirlo con esattezza. Non mi ha appassionato, non è riuscito a catapultarmi nella mente della protagonista, nell’ambiente in cui si muovono i personaggi, eppure è decisamente ben descritto almeno a livello introspettivo.
La trama del libro è complessa, è intrecciata molto bene, va avanti senza intoppi e con i dovuti colpi di scena, per poi arrivare a un finale particolare e che sorprende il lettore. E voi vi direte, se il libro è così ben scritto, ha una bella trama, un finale ottimo, che cosa c’è che non ti è piaciuto? Sei tu che non ti sai accontentare e devi criticare tutte le letture.
Forse è vero, sono io che sono incontentabile eppure il libro non mi è piaciuto. Come ho accennato sopra, pur essendo ben scritto l’autore con le vicende della dottoressa Ellen Roth non è per nulla riuscito a coinvolgermi, tutt’altro. Ma la cosa che è riuscito a fare è a rendermi antipatica la protagonista del suo libro, se all’inizio l’ho trovata curiosa, dopo un centinaio di pagine desideravo prenderla a randellate in testa. Questa donna si muove per assoluti, pensa per assoluti e la cosa mi ha lasciato un tantino sconcertata.
Per lei se una persona che conosce si trova sul luogo dove è stata aggredita, allora automaticamente è lui l’aggressore, non può essere un caso. E non è solo questo pensiero, ma ce ne sono molti altri, alcuni suoi atteggiamenti che me la hanno resa antipatica. Leggevo, la sentivo fare ipotesi e parlare e mi irritavo. Credo che per un verso sia stata proprio la protagonista a non avermi fatto apprezzare il libro. Eppure è un personaggio con molte sfaccettature, complesso, e se ne comprenderò il perché a fine storia.
Mi piace molto il modo in cui interagisce con la sua paziente scomparsa, e ammetto che questo l’ho apprezzato solo dopo aver terminato di leggere il libro. Questo suo desiderio di ritrovarla e fare di tutto per sapere cosa le è capitato, al tempo stesso mi è piaciuto il modo in cui l’autore ha intrecciato le vicende di Ellen a quella di questa paziente, collegandole perfettamente alla storia che si sta leggendo.
Come ha fatto a sparire questa paziente e cosa ha in comune con Ellen, visto che sembra averla vista solo lei?
Nessuno all’interno della clinica dove lavora ha mai visto questa donna misteriosa, e l’unico che può confermare della sua esistenza è in ferie dall’altro capo del mondo in una piccola isola dove non ci sono telefoni.
Leggendo il libro sembrano tutti avvenimenti scollegati, sembra una cosa normalissima che il medico che si occupa del reparto dove lavora Ellen e al tempo stesso è il suo compagno nella vita le ha lasciato una paziente di cui occuparsi, sembra anche normale che lui sia partito per un viaggio rilassante con un amico in un luogo irraggiungibile, e si collega anche bene la fuga di questa donna misteriosa. Eppure leggendo, andando avanti con la storia e notando il comportamento della stessa Ellen mi è salito un nervoso, come ho detto lei va per assoluti, o è nero o è bianco, non ci sono sfumature, momenti di indecisione. È pronta ad accusare chiunque di essere un assassino, stupratore, un uomo manesco anche senza averne le prove.
Personaggio molto ben gestito, misterioso, in alcuni casi forse anche un po’ ambiguo è il co protagonista, l’unica persona che sembra credere a quanto dice Ellen e la asseconda. Per lui sono arrivata a fine storia.

Sinceramente non so se consigliarlo o meno. Obiettivamente non è un brutto libro, non è detto che sia brutto perché a me non è piaciuto, però non mi ha appassionato.
Per gli amanti del genere e dell’autore probabilmente è un vero e proprio capolavoro, per me è stata invece una delle tante letture che ho affrontato, ma che non mi hanno lasciato molto. 

Commenti

  1. A me, che l'ho letto tanti tanti anni fa, nel periodo dell'uscita, aveva piacevolmente stupito :)

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  2. Ha un buon intreccio, un finale stupefacente, eppure non mi ha colpito. Comunque sono io che ultimamente sono in modalitá "non mi piace nulla."

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