Chiacchiere in libertà #1: 30mo Salone internazionale del libro di Torino






Questo sabato, dopo tantissimi anni in cui volevo andarci, ho colto l'opportunità e sono andata al Salone del libro di Torino. Mi ero immaginata tantissimi scenari, tante cose, ma nessuno è mai arrivato a quello che realmente è questo evento.
Questa mia prima esperienza è stata molto molto speciale, prima di tutto perché ho incontrato le ragazze che gestiscono questo blog con me, Ilaria l'ho rivista, mentre con Serena era la prima volta che ci incontravamo, e posso dire che sono due persone stupende. La loro presenza ha reso la giornata speciale, divertente e senza Ila sicuramente mi sarei persa almeno un milione di volte; al prossimo salone però la teniamo al guinzaglio perché ha la capacità innata di sgusciare fra mille persone e riuscivamo a perderla sempre xD.
Il salone ha avuto inizio il 18 di maggio e oggi è l'ultimo giorno, in alcuni articoli del giorno dopo l'apertura si parlava di affluenza da record, affluenza che da quanto ho potuto vedere c'è stata anche questo sabato. Ora, non posso fare un paragone con le edizioni passate o con Tempo di Libri, la fiera che hanno fatto a Milano, però da quanto ho visto sabato di persone ce ne erano. Persone che arrivavano da tutta Italia. Io per prima ho preso il treno prestissimo e sono arrivata da Roma e alla sera, stanca ma felice mi sono ripromessa che il mio prossimo salone durerà più di un giorno <3.

Che cosa ho imparato da questo salone? Tutti se lo stanno domandando, io per prima, e lungo il viaggio di ritorno ci ho rimuginato un pochino anche io, prima di crollare esausta. Per la prima volta da quando ho sentito parlare di piccola e media editoria non avevo ben chiaro a cosa si riferissero. O meglio, sapevo dell'esistenza di case editrici più piccole, ne ho avuto la conferma in questi anni con la nascita di alcune case editrici che pubblicano esclusivamente ebook, ma mai, e dico mai, mi sono resa conto di quante piccole case editrici ci fossero, di cosa si occupassero e soprattutto non avevo idea di quanti libri particolari, piccoli gioielli fossero pubblicati da quelli che non sono grandi nomi. Girando per i vari stand ho potuto constatare personalmente il lavoro sia a livello di grafica e stampa, come di scrittura ed editing accurato che c'era dietro ogni lavoro. Ma non è solo questo lavoro ad avermi incantato, ma gli argomenti, i temi trattati, i titoli dei vari libri. Probabilmente, sicuramente se avessi avuto modo di prenderli tutti a fine lettura non li avrei apprezzati tutti quanti, avrei riscontrato degli stili poco affini a me o dei libri che non sarebbero potuti piacermi, eppure tutti avevano il loro fascino. Come se ogni casa editrice più piccolina cercasse con il lanternino gli autori da pubblicare, con cui collaborare e i temi da trattare. Lavorano con una cura al di poco maniacale, ma che invece è professionalità, e me ne sono accorta girando da espositore in espositore rimanendone veramente affascinata. Scoprendo nomi di case editrici e titoli di libri e autori che in altre occasioni non sarebbe potuto accadere. Perché, per quanto il Salone sia aperto a tutti, case editrici grandi e piccole, sono queste ultime che in un certo modo risplendono. Si fanno scoprire e conoscere e condividono con i lettori autori bravi, particolari.
E come ci sono case editrici per la letteratura, ce ne sono molte che pubblicano libri illustrati per grandi e piccoli. Anche da questo lato ne sono rimasta sorpresa, alcune mi erano totalmente sconosciute, mai sentite nominare ed è veramente un peccato.
Fra i miei acquisti, non tantissimi, mi sono data un budget, ho preso uno di questi libri illustrati, un piccolo gioiello: anche a mia madre è piaciuto in particolar modo.

Il salone non è solo libri però, è anche incontri e conferenze, interviste e poter conoscere gli autori, sentire cosa dicono, vederli presentare le loro opere. Quest'anno il primo giorno c'è stato Daniel Pennac con un nuovo libro della Saga dei Malaussène. Un libro uscito quindici anni dopo il primo, ma che sicuramente incanterà e divertirà come gli altri.
Pennac è un autore francese che personalmente amo, spazia molto con i suoi libri, scrive romanzi, saggi e libri per bambini. Io quando ero solo un'adolescente lo scoprii con Abbaiare stanca, un libro dolcissimo per ragazzi di cui mi innamorai, in seguito ho letto molto dei suoi libri.
Pennac è anche l'artefice dei diritti del lettore, dieci fino a qualche giorno fa, quest'anno ne ha aggiunto uno: Il diritto di spegnere il cellulare quando si sta leggendo. Un sacrosanto diritto, direi xD.
Ci sono stati altri ospiti illustri, più o meno famosi, di cui mi sarebbe piaciuto sentire le conferenze, ma il tempo era quel che era. Richard Ford, di cui ho comprato un libro poche settimane fa per caso, era uno di questi autori. E visto quel che scrive sarebbe stato interessante ascoltarlo.
Una conferenza che mi sono persa, ma se fossi rimasta probabilmente ora sarei ancora a Torino, è quella su Tolkien, per i 150 anni dalla nascita dello scrittore e gli ottanta dell'uscita de Lo Hobbit. Peccato, sarà per un'altra volta, per compensare all'assenza a quest conferenza ho preso un saggio su Tolkien, mi sono consolata e coccolata in questo modo. 
Il salone è anche incontrare persone, non autori, o anche, ma autori emergenti, amici sparsi per l'Italia e altre blogger; è anche conoscere nuove persone, oppure ascoltare gli altri partecipanti, parlare della loro giornata, origliando i loro discorsi in treno.
La sera, dopo questa fantastica giornata ho incontrato una signora gentilissima di Bologna e abbiamo parlato del Salone, dei libri comprati e di cosa abbiamo visto fino a quando lei non è scesa e io non mi sono addormentata. Ed anche nel mio dormiveglia ho ascoltato, involontariamente lo giuro, dei signori che parlavano della giornata, delle tecniche di stampa e di come quest'anno si occuperanno della stampa di alcuni manga. Poi alla fine è sceso l'oblio e mi sono addormentata fino a Firenze, quando mi sono svegliata al posto di quei signori c'era una scolaresca delle elementari, dei turisti stranieri accanto a me e una squadra di nuoto.
In quel momento, ancora mezza assonnata, mi sono domandata se la giornata trascorsa fosse stata reale o solo un bel sogno. Dalla borsa stracolma e dai mille dolori addosso mi son detta di sì, e anche se mi è rimasto un vago senso di malinconia, non vedevo l'ora che l'ultima ora di treno passasse in fretta e io arrivassi a Roma, a casa.



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