Favole fuorilegge di Nicolai Lilin


Fiabe e favole: ho scritto un articolo sulle prime ed ero pronta a scriverne uno anche sulle favole, ma poi impegni vari mi hanno portato a rimandare; lo so sono decisamente poco costante, perdonatemi, ma giusto per rimanere in tema e soprattutto per caso ho trovato questo libro: Favole fuorilegge. Sono un essere pessimo, mi hanno convinto il titolo, sì, ma soprattutto le splendide immagini sia della copertina che interne.
Come ho scritto nel precedente articolo sulle fiabe, cui sopra potete trovare il link, ho scritto che c’è una drastica differenza tra fiaba e favola: se le prime servono a descrivere la natura umana e hanno un che di cupo, le favole al contrario hanno sempre una morale alla fine. E sia per come sono costruite, sia per i loro finali, il libro che mi sto accingendo a recensire è proprio un libro di favole: ogni racconto alla fine ha una morale, un insegnamento, una spiegazione su un determinato detto o comportamento; al tempo stesso ci parlano di un luogo che per i più è lontano, un disegno sulle cartine geografiche o al massimo un luogo di deportazione. La Siberia per molte persone è un mistero, in molti ancora si chiedono se sia uno stato a sé o una regione Russa, sei sia Europa o Asia. Io non ne so molto di più, le uniche informazioni che ho su di lei sono quelle che ho scoperto leggendo Michele Strogoff da bambina, ma di una cosa sono sicura: è una parte di mondo che attira, ha un che di magico almeno da quel poco che ho letto. Se andate a cercare delle immagini del lago Baikal in inverno o della città di Irkutsk ne rimarrete folgorati. Un mio sogno è andare in quei luoghi, vedere la steppa siberiana soprattutto in inverno. E poi ci sono tante altre città, di cui ora che sono più grande ho potuto cercare posizioni e tant'altro, sempre lette in Michele Strogoff. Tutto questo per dire che quando ho scoperto che le favole erano ambientate in Siberia avevo gli occhi a cuoricino; conoscere anche qualcosa in più di queste terre che tanto mi affascinano mi ha messo in fibrillazione, scoprire una sorta di leggende, forse mitologia, mi ha entusiasmato ancora di più. So che ogni nazione ha le sue leggende, ha la sua mitologia, eppure non avevo mai trovato nulla su quella dei paesi dell’est. Ora, non so per certo se quanto scritto in questo libro sia vero o pura invenzione, prima della fine della recensione farò delle ricerche per appurarmene, ma al tempo stesso ho apprezzato queste favole, il modo in cui sono scritte e soprattutto il loro stile. Ma ne parlerò più avanti, un punto alla volta.

L’autore del libro è Nicolai Lilin. Lì per lì anche se il nome mi era familiare non gli ho dato troppo peso, poi alla fine ho avuto l’illuminazione: è lo stesso autore di Educazione siberiana, un libro che mi hanno consigliato in tanti, ma che non ho mai letto. Tutti dicono sia stupendo, io devo essere nel mood giusto per leggerlo, al momento non lo sono. Chissà, forse in futuro; lo stile dell’autore, almeno con questo libro di favole, l’ho apprezzato e mi ha incuriosito molto.
Ma inseriamo, per chi non lo sapesse quindi in pochi, chi è Nicolai Lilin: è uno scrittore russo naturalizzato italiano, ma proveniente da una famiglia di origini e tradizioni siberiane. Lilin è un autore molto eclettico, scrittore, tatuatore, regista del film preso dal suo primo libro: Educazione siberiana. A parer mio deve essere un personaggio decisamente interessante.


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Favole fuorilegge
di Nicolai Lilin





Le favole sono sempre fuorilegge: basta dire «c'era una volta» per capovolgere la realtà con tutte le sue regole. Queste però lo sono davvero. Dopo averle ascoltate dalla bocca di suo nonno e averle custodite nella memoria, Lilin ce le regala accompagnate dai suoi disegni-tatuaggi, qui più poetici e potenti che mai. Fiabe spiazzanti, dove i cattivi sono i servitori dello Stato e i lupi hanno molto da insegnare agli uomini. Negli spazi sconfinati di una Siberia mitica e selvaggia, non c'è albero, fiume, animale, che non prenda corpo e voce. L'universo può popolarsi di Madonne armate, sciabole che si fanno giustizia da sole, briganti che rubano l'oro per restituirlo al grande spirito della taiga. È la forza sovversiva della natura che permea ogni cosa e prende il sopravvento sull'ottusità e la prepotenza degli uomini.
Da sempre in Siberia i destini dei grandi imperi si sono intrecciati a quelli degli uomini, componendo un unico tessuto narrativo alla base di molte leggende. Ma la Siberia, nei racconti dei vecchi, è soprattutto un luogo mitico: terra di liberi cacciatori, allevatori e nomadi, fuorilegge e briganti, anarchici per eccellenza, che ripudiano qualsiasi forma di potere che tenda a incatenare l'uomo. Dalle fiabe di Nicolai Lilin emerge un mondo tutto al contrario, dove i concetti di bene e male perdono le loro connotazioni abituali per acquistarne di nuove. Dove un vecchio lupo può insegnare agli uomini il senso del concetto di dignità. Dove l'icona di una Madonna siberiana può animarsi e tirare fuori due pistole per uccidere gli oppressori. Dove i gatti sono gli unici esseri viventi in grado di riconoscere il demonio. Il potere è un sistema corrotto che impone leggi vessatorie. Ricchi mercanti e i loro eserciti privati, emissari dello zar, nobili con vizi inimmaginabili si scontrano con le persone semplici che vivono in armonia con la natura, lottando contro la prepotenza dei tiranni. Sullo sfondo di questa variopinta processione umana si stende un luogo immenso, sconfinato e selvaggio, che lascia nelle anime un segno profondo, indelebile come un tatuaggio, o una ferita.

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Questo libro mi ha conquistata da diversi punti di vista. In primis perché è un libro di favole; non so dire se sono inventate o se hanno appigli a leggende originarie dell’est Europa e della Siberia, ma in ogni caso mi hanno veramente conquistato. Facendo una ricerca su Internet ho trovato un bell’articolo sempre su questo libro che potete trovare qui e poi anche un’intervista all’autore che potete trovare qui; fossi in voi le leggerei, perché interessanti. Parlando delle fiabe, da quello che sono riuscita ad estrapolare quelle di Lilin sono un mix di racconti tramandati, come ogni buona tradizione, oralmente da parte di suo nonno e un mix di cultura della Siberia. Da quanto afferma lo stesso autore sono favole differenti dal solito; tutte, come ogni favola che si rispetti, hanno una morale, eppure sono raccontate da chi poteva essere considerato un fuorilegge, qualcuno che di solito si trovava dall’altra parte della barricata. Ma obiettivamente le favole di Lilin, sì, sono differenti perché raccontate da personaggi sui generis, ma al tempo stesso i personaggi che ne sono protagonisti cercano sempre di aiutare coloro a cui vogliono bene, la loro famiglia, gli amici. Ovviamente poi ce ne sono alcune distaccate, dove si legge fra le righe quanto l’animo umano possa essere egoista e invidioso: un esempio è il primo racconto, dove i due amici, Ignat e Filat, finiscono per allontanarsi, separati dall’amore per la stessa donna, e quando uno di questi muore, l’altro non si crea problemi nel chiedere in moglie l’amata. Tutto questo è umano, come è umano il comportamento del morto che ritorna come spirito e cerca solo vendetta.

Tutte le storie di questa raccolta descrivono personaggi particolari, in bilico fra il bene e il male, che vivono in una terra selvaggia e pericolosa, ma che se viene rispettata, come devono essere rispettate le sue tradizioni, è pronta ad aiutare il suo popolo.
Questa visione mi è piaciuta tantissimo: il rispetto per le tradizioni, per i racconti, per la propria terra che viene tramandato oralmente da padre in figlio è qualcosa di meraviglioso. Qualcosa che è andato perso in molti paesi, nel nostro soprattutto, ma che rivive nelle pagine di queste Favole fuorilegge.
Il secondo punto che ho apprezzato di questa raccolta è lo stile e il modo in cui le favole sono scritte. Sin dalla prima, sono bastate poche righe e ho pensato ai racconti originali dei fratelli Grimm, storie senza fronzoli, in alcuni casi anche crude e dirette, ma che anche in poche pagine descrivono ambientazione e personaggi, ti fanno immergere in un mondo e in una cultura differente.

La finisco qui, perché potrei diventare ripetitiva, ma ho veramente apprezzato questo libro, l’ho amato dall’inizio alla fine, penso che sia stata una delle migliori letture di questi ultimi mesi, fra le prime in assoluto.

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