Redenzione Immorale di Philip K. Dick





Siamo nel 2114, e il mondo è profondamente segnato dalla guerra nucleare e dalle regole del regime totalitario instaurato nel 1985 dal maggiore Streiter. Allen Purcell, il protagonista del romanzo, visita l'isola giapponese di Hokkaido, simbolo eloquente delle devastazioni causate dalla guerra, e qui tocca con mano le assurde imposizioni sociali dettate dal potere politico e mediatico di un regime che, tra le altre cose, vieta il sesso extra-coniugale e l'uso di alcolici in pubblico. Su un'isola desolata e ancora radioattiva, gli amici di Allen dissotterrano i libri del passato per salvaguardare la libertà di espressione individuale dalle velleità censorie dell'oligarchia neopuritana, intenzionata a eliminare qualsiasi trasgressione. E mentre un fiorente mercato nero offre preziose copie di testi ormai irreperibili - su tutti l'"Ulisse" di Joyce -, Allen Purcell sembra essere uno dei pochi ancora in grado di cambiare il mondo e salvaguardare l'autonomia di pensiero degli esseri umani. Ed è pienamente intenzionato a farlo.

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Mi sono avvicinata a questo scrittore solo poco tempo fa. Avevo sentito parlare della realizzazione di ‘The man in the high castle e avevo deciso di leggerne il libro (La svastica sul sole).
È stato amore a prima vista.
Esaltata da questa scoperta, ho acquistato altri due romanzi dello stesso autore, ma finora non avevo ancora trovato il tempo di leggerli.
Redenzione Immorale è uno di questi.
Se possibile, questo libro mi è piaciuto ancora di più di La svastica sul sole.
Lo stile di Dick mi piace davvero tantissimo; nonostante il libro tratti temi come il totalitarismo, la limitazione della libertà personale e una moralità spinta fino all’estremo, l’autore riesce a mantenere viva l’ironia.
A differenza di un pilastro del genere come può essere 1984, i cui toni sono gravi e pesanti, Dick mantiene una parvenza di leggerezza, che rende la lettura piacevole e scorrevole.
Non per questo la trama è mancante di qualcosa.
La cosa che più mi ha colpito è stata la voglia del protagonista di lottare per la sua libertà individuale. All’inizio della storia, Allen non ne è consapevole. Anzi, agisce in una specie di trance, di cui poi non ricorda più niente.
Il suo desiderio di libertà è così forte che il suo corpo si muove da solo, senza che lui possa controllarlo.
Da questo, mi è parso che l’autore volesse dire ai suoi lettori che per quanto la libertà individuale venga soffocata dai regimi totalitari, la natura umana non permetterà mai che essa venga totalmente distrutta.
Il bello dell’umanità è che vive di sentimenti, e per quanto questi possano venire repressi, non scompaiono mai del tutto.
La vena tragicomica dell’opera lo rende un romanzo diverso dal solito, almeno per me, e mi ha invogliata a recuperare l’opera omnia di Dick.
Nonostante questo sia uno dei romanzi minori e sia anche abbastanza breve, mi ha sicuramente soddisfatta appieno. Ammetto che qualche passaggio era forse confuso; c’è un punto preciso in cui mi sono chiesta se non mancasse un pezzo o mi fossi persa qualcosa. Non so se è stata precisa volontà dell’autore o meno, visto che più avanti viene in qualche modo spiegato che succede.
La mia ipotesi è che l’autore volesse rendere spaesati i suoi lettori allo stesso modo in cui si sentiva spaesato il suo protagonista. Questa parte mi ha lasciata un po’ perplessa, ma il romanzo si riprende in fretta.
Se dovessi scegliere tra i vari temi che il romanzo propone, direi che il predominante è la moralità (e, allo stesso tempo, la sua avversaria: l’immoralità).
Il genere umano, per dare un limite all’anarchia dilagante post guerra, ha iniziato a seguire precise regole morali. Ogni aspetto della vita di una persona deve seguire queste rigidissime regole, pena una gogna pubblica: è quanto accade svariate volte all’interno del romanzo, e ben due proprio al protagonista Allen. Quelle a cui assistiamo sono riunioni di condominio, ma assomigliano a veri e propri processi dove gli imputati possono provare a discolparsi e dove i condomini possono intervenire contro o a favore, a volte influendo sul verdetto finale. La pena massima, quella che più spaventa, è perdere il diritto di locazione e pertanto essere costretti a lasciare la propria casa.
Uno scenario inquietante per molti versi, ma che spiega anche il significato del titolo. La redenzione è immorale proprio perché redime da questa moralità distorta e oppressiva.

Non mi piacerebbe di certo vivere in un mondo simile.

Per gli amanti di fantascienza e dei romanzi distopici, questo libro è consigliatissimo.
Tuttavia, penso che sia una lettura che generalmente potrebbe piacere a chiunque, visto che l’ironia che pervade le pagine tende a renderla un’opera interessante e veloce da leggerla.

Il libro in Italia è edito da Fanucci Editore.


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Il prossimo romanzo che leggerò di questo autore è Ubik, qualcuno lo ha già letto?
Se conoscete Philip K. Dick meglio di me, sapete consigliarmi da quali altri libri cominciare a leggere?
Alla prossima recensione.

Commenti

  1. Ciao! sto leggendo anche io questo Romanzo del grande Philp Dick e mi sta piacendo molto.
    Di lui ti posso consigliare:
    Scorrete Lacrime disse il Poliziotto, Le tre stimate di Palmer Eldricht, Uno Oscuro Scrutare (ci hanno girato anche un film, Scanner Darkly), La città Sostituita (ci hanno tratto"Lost" per certi versi) e Tempo Fuor di Sesto (un antecedente di The Truman Show). Ne avrei altri da segnalarti :) sono un fan dei suoi romanzi.

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    1. Ciao e grazie per il commento e i consigli!
      Me li segnerò tutti :D
      Io ho letto solo due opere di questo autore ma mi sta piacendo sempre di più!

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. La recensione descrive benissimo il romanzo (ho finito ieri la lettura) e rimango delle idea che Dick è uno scrittore da riscoprire!

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    4. Grazie :)
      Sono d’accordo! Io stessa vorrei pian piano leggere tutta la sua bibliografia:)

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