Sons of Anarchy - L'ultimo saluto

Sons of Anarchy è una serie tv ideata da Kurt Sutter andata in onda dal 2008 al 2014, per un totale di sette stagioni e novantadue episodi.





Finalmente sono riuscita a finire Sons of Anarchy… finalmente mica tanto.
Questa serie, che ho iniziato per puro caso, senza nemmeno sapere di che parlava, ci ha messo pochissimo tempo a scalare le classifiche delle mie serie preferite ed entrarmi prepotentemente nel cuore.
E questa, più che una recensione, per me è una vera e propria valvola di sfogo. Per questo vi dico già che farò spoiler grossi come palazzi e se non avete ancora visto il finale della serie è meglio che vi fermiate qui, per il momento. Correte a recuperarla e tornate, così possiamo parlarne!




SPOILER


Dopo il finale della sesta stagione, ho immaginato che la settima sarebbe stata un po’ tragica. Infatti, dopo la morte di Tara per mano di Gemma, le cose non potevano essere più le stesse.
In questa stagione, l’eterna lotta tra la parte più buona di Jax e la parte senza ritorno è ancora più evidente. 
Dopo la morte della moglie, Jax sta perdendo la testa, e non vuole altro che vendetta. All’oscuro della verità, si fida ciecamente delle parole di sua madre e fa precipitare tutti in una spirale di violenza senza fine.
Le morti in questa stagione sono state numerose e tutte molto tragiche per lo spettatore, che ormai si era affezionato a molti dei personaggi.
Quella che più di tutte mi ha colpita è stata sicuramente la morte di Bobby; per me è stata totalmente inaspettata. Ma anche quella di Unser: ero così dispiaciuta per il fatto che avesse il cancro che non ho mai pensato potesse morire in un altro modo, men che meno ucciso da Jax. 
La morte di Juice mi ha intristita molto, perché come personaggio mi piaceva: era un po’ l’anello debole del gruppo e speravo in un suo riscatto. Nonostante ciò, viste le premesse era abbastanza ovvio quello che sarebbe successo, e dopo che mezzo carcere lo usava come valvola di sfogo, è stato meglio così.
L’unica morte che emotivamente non mi ha colpita è stata quella di Gemma: dopo che Jax scopre che è lei la vera colpevole dell’omicidio di Tara, era abbastanza ovvio che l’avrebbe uccisa.
Molte delle tragedie che sono successe sono da imputare al suo comportamento, alle sue menzogne, al suo voler tenere Jax ancorato ai Sons. Non mi ha fatto sentire triste la sua dipartita, perché era in qualche modo responsabile di tutte le altre.




E molto probabilmente è proprio il modo di fare morboso di Gemma che ha portato Jax all’estremo gesto finale. Come suo padre prima di lui, capisce che è troppo tardi per tornare indietro. Non c’è redenzione, per quello che ha fatto: non solo la spirale di violenza che ha quasi distrutto il club, ma anche l’uccisione della propria madre lo hanno portato ad un punto di non ritorno. Tutto quello che può fare è sistemare  le cose, lasciare tutto in ordine e affidare i suoi figli a Wendy e Nero. Il club invece viene affidato a Chibs, che ne diventa presidente e sceglie Tig come suo secondo. Nota positiva è il fatto che finalmente anche gli uomini di colore possono diventare membri del club, richiesto specificatamente da Jax.
E proprio come suo padre, sale in sella alla moto e si lascia guidare dalla strada. Provoca un poliziotto per farsi inseguire e alla fine abbandona il manubrio come abbandona la vita, nella speranza che i suoi figli rimangano lontani dal club e vivano una vita migliore.




Molto evocativa è la scena, tra le finali, del figlio maggiore di Jax che si rigira tra le mani l’anello dei Sons, lasciando intendere che forse, da grande, potrebbe invece essere implicato negli affari del club.
Anche se, senza la presenza di Gemma e con Wendy e Nero come guida, si spera che questo non accada.

Per me è difficile dire addio a questa serie, anche se è ormai conclusa da anni. Era diventata un rituale per me e per il mio compagno: la seguivamo rigorosamente insieme e adoravamo quei minuti incollati allo schermo per capire cosa sarebbe successo nella prossima scena.
Ci ha tenuto compagnia in tante serate, e sarà sicuramente ricordata come una delle più belle serie che abbiamo mai visto.


Addio, SAMCRO.



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