La casa sulle sabbie mobili di Carlton Mellick III



Trama:

Tick e Polly non hanno mai incontrato i loro genitori. Sono confinati nell’appartamento dei bambini dove crescono sotto le cure dell’anziana Tata Warbourogh, nell’attesa di poter incontrare mamma e papà e andare a vivere nel resto della casa. Dopo anni di attesa ormai Polly è diventata troppo grande per i vestiti che ha nell’armadio e dei genitori non c’è ancora nessuna traccia.

Quando i macchinari che rendono autosufficiente l’appartamento iniziano a guastarsi, Polly e Tick sono obbligati ad affrontare il resto della casa. Li aspetta un labirinto di stanze e corridoi in rovina, abitato da creature mostruose che cacciano nelle ombre. La ricerca dei genitori diventa una battaglia per la sopravvivenza, nella disperata speranza di trovarli prima di morire di fame. Il mondo fuori dalle poche stanze in cui sono cresciuti è molto diverso da quello che pensavano di trovare, e più attraversano la casa e più svelano misteri che non avrebbero mai voluto scoprire.



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Chi è Carlton Mellick III?
Bella domanda! Qualcuno, non ricordo bene chi, mi aveva consigliato i suoi libri diverso tempo fa, peccato che si trovavano solo in lingua inglese e, per quanto io un po’ legga in inglese, non posso dire di potermi godere appieno la lettura, farei più fatica che altro. In seguito a questo consiglio arrivato da un nome e un volto che al momento potrebbero essere di chiunque, ho completamente rimosso questo autore fino a quando non mi sono imbattuta nel sito della collana Vaporteppa e lì la mia memoria si è un pochino smossa; il nome mi era familiare, molto vagamente, ma lo ricordavo, peccato che non sapevo avesse mai scritto e tanto meno il genere. Ho tentato di scavare nella memoria alla ricerca di un titolo, un volto, una frase o anche solo un genere... il vuoto cosmico.
Viaggiavo nello spazio siderale e non c’era nulla, solo  l’eco di una particella di sodio che gridava: “c’è qualcunoooo?”, e anche in quel caso nessuna risposta.
Sorvolando sulle mie cretinate, sono andata a cercare il suddetto autore; l’era di internet fa miracoli, soprattutto se digiti bene il nome di chi stai cercando trovi tutto quel che vuoi, se poi sei scema come me al posto di uno scrittore trovi un giocatore di basket italo/inglese, ma alla fine dopo mille peripezie sono giunta dove volevo.
Dunque, chi è Carlton Mellick III? Bene, è uno scrittore.
Dopo questa mia grande rivelazione, potete applaudire grazie, posso dirvi che, anche se il nome altisonante fa pensare a un lord inglese di metà ottocento, il suddetto scrittore è nato a Phoenix nel 1977 e si cimenta soprattutto in generi fantasy e fantascienza e come sottogenere bizzarro fiction. In Italia sono stati tradotti, come ho citato sopra, alcuni suoi racconti sulla collana Vaporteppa edita della casa editrice Antonio Tombolini Editore.


Per quanto riguarda invece il genere, parlo del bizzarro fiction, non sono la persona giusta per fare un discorso completo e approfondito, ma posso fare alcuni accenni. Nasce nel 1999 proprio con questo autore, che ha creato una casa editrice, Eraserhead Press, diretta da Rose O’Keefe.
Inizialmente questo genere letterario veniva chiamato Nuovo assurdismo o Narrativa irreale, solo in seguito si è adottato il termine Bizzarro fiction. Ma visto che non sono qui per farvi una lezione a riguardo, vi rinvio a questa pagina per saperne di più: Bizzarro fiction, oppure alla fine del libro c’è una spiegazione approfondita di questo genere letterario.


Dopo una piccola presentazione passiamo direttamente alla recensione vera e propria; il libro che mi accingo a recensire, La casa sulle sabbie mobili, è stata una lettura che mi ha veramente colpito in positivo. Ne sono stata attratta dalla copertina, il disegno dallo stile fantastico e dai colori così vivi mi ha attirato come una falena con la luce, veramente tutti i miei complimenti all’illustratore; stessa cosa vale per il titolo, decisamente enigmatico: anche dopo aver letto la trama, la curiosità non ha fatto altro che aumentare.


Cercherò di lasciare una recensione abbastanza coerente, senza sproloquiare, ma penso che non ci riuscirò.
Iniziamo dallo stile: l’ho trovato scorrevole e ne sono rimasta sorpresa, ma probabilmente credevo che il libro fosse molto vicino al New Weird; tempo fa ho letto un romanzo di questo genere e tra confusione totale di avvenimenti che scorrono uno dopo l’altro, in alcuni casi senza un senso logico, e il flusso di coscienza in cui il protagonista parla a ruota libera senza freni e soprattutto senza virgole, oltre ad aver rischiato la morte per asfissia, ho fatto una fatica ad arrivare alla fine. Il libro in questione mi è piaciuto, ma la mia testa girava come una trottola.
La casa sulle sabbie mobili, al contrario, ha uno stile scorrevole, leggerlo è stato meraviglioso.
Volava, pagina dopo pagina. Ora, non sono qualificata per dare una valutazione alla traduzione, non saprei nemmeno giudicare il libro in lingua originale, ma la versione in italiano l’ho veramente apprezzata tantissimo.
Lo stile è fresco, frizzante, scorrevole. Sin dalle prime battute l’autore ti cattura, ti trascina in questa casa, in questo mondo e il lettore inizia a farsi mille domande. Dove sono i protagonisti? Questi bambini come mai sono da soli in appartamenti dai quali non possono uscire e come mai i genitori non li crescono, ma vanno a prenderli solo quando sono abbastanza grandi?
Con l’andare avanti della storia poi conosciamo i due protagonisti, due bambini: Polly e Tick. Il libro scorre attraverso i loro punti di vista, descrivendo le loro giornate, le loro vicissitudini e le loro avventure. Tramite questi avvenimenti conosciamo il mondo dove sono nati, le sue strane regole e man mano cosa sta accadendo. Come l'apparente calma in cui vivono si sta sgretolando lentamente attorno a loro.
Viviamo le vicissitudini dei due piccoli, da vicino; l'autore ci trascina nel libro e riesce a farci vedere quanto accade. Con il suo stile alterna introspezione, descrizioni e discorsi, in un libro che si divora in pochi giorni, anche in poche ore se avessi avuto il tempo di farlo, per appassionarti e farti porre mille domande.
Cosa accadrà?
Come andrà a finire?
Stranamente ho apprezzato tantissimo che i due personaggi principali fossero dei bambini e di come in un certo modo l’autore sia riuscito a immedesimarsi in loro, vedendo il mondo con gli occhi di una ragazza adolescente e di un ragazzino di diversi anni più piccolo. Lui è riuscito a mostrare le diverse sfaccettature dei caratteri, i piccoli atteggiamenti.
Polly ha le caratteristiche di una quindicenne in fase di sviluppo, di crescita, con quel brutto carattere che tutte le donne hanno in un determinato periodo della loro vita: nervose, arrabbiate con il mondo e soprattutto odiando quel piccoletto che si ritrovano come fratello. Chi non ha detestato per un periodo il proprio fratello minore?
Tick al contrario è un personaggio che mi è piaciuto tantissimo; è un bambino, sì, in alcuni momenti sembra il piccolo piagnucoloso, in molti altri invece è intelligente, intuitivo; prende in mano le redini delle loro vite e, anche se impaurito, affronta quanto sta accadendo. Pur essendo il più piccolo, è lui che trascina sua sorella, spingendola a uscire dal loro appartamento per andare alla ricerca dei loro genitori e della salvezza. Sempre lui ha il piglio del comando, di qualcuno pronto a prendersi in carico responsabilità e decisioni; proprio questo suo carattere lo porta a prendere decisioni importanti che in seguito avranno ripercussioni sul loro futuro.
I due bambini sono veramente personaggi interessanti, complessi da un lato e allo stesso tempo con tutti i pregi e i difetti dei più giovani, con le loro paure e la stessa avventatezza di chi invece non sa cosa possa essere la paura. Mi spiego: un bambino piccolo ha paura del buio e dei mostri che si nascondo fra le tenebre, ma mai pensa al futuro e a cosa riserva questo per lui.
Forse è proprio quella avventatezza, un pizzico di desiderio di avventura e la voglia di incontrare i propri genitori che li spinge ad andare avanti, ad affrontare l’ignoto. Sì, perché fuori dalle mura del loro appartamento c’è oscurità, rumori e figure che si muovono. Loro del mondo degli adulti non conoscono niente, non lo hanno mai visto. Non hanno nemmeno idea in che parte della casa si trovino i loro genitori.
Proprio questo alone di mistero spinge il lettore ad andare avanti. Freme assieme ai due ragazzi quando affrontano i corridoi scuri. Ha paura assieme a loro e al tempo stesso non desidera altro che scoprire cosa avverrà alla pagina successiva.


Modo molto particolare, al tempo stesso interessante, è come è strutturata la società in questo libro. Per un verso mi ha fatto pensare ai secoli passati, quando, nelle famiglie nobili, i figli venivano affidati a istitutori e balie e solo in seguito se ne occupavano i genitori, quando i ragazzi erano pronti per entrare in società ed erano abbastanza grandi e istruiti da non dover più essere seguiti passo passo.
Eppure quello che colpisce il lettore non è solo la società, questo mix di cultura: una forma di educazione simile al passato, mista a un’ambientazione in alcuni versi futuristica, soprattutto per i macchinari che governano ogni cosa nell'appartamento dei bambini, dalla temperatura, al cibo, al mandare i ragazzi con una sorta di teletrasporto a scuola. Quello che lascia a bocca aperta, rendendo il libro degno di essere letto, è l’introspezione di Polly e Tick, i loro pensieri e l’alternanza di questi; i due sono bambini e come tali si comportano, eppure quando arriva il momento, come in alcune loro riflessioni, pensano e ragionano da adulti; al contrario, il desiderio di conoscere la loro madre, tanto da crearne una immaginaria, è forte e proprio dell'infanzia.
Il rapporto che ogni bambino ha con la sua mamma è profondo, un legame indissolubile, e questa assenza, assieme alla speranza di poterla vedere un giorno, con tutte le domande che ne vengono, li porta ad avere un vuoto dentro.
Eppure i due ragazzi hanno avuto un’infanzia felice, serena. Avevano qualcuno che li accudiva, che si occupava di loro. Avevano una tata che a modo suo dimostrava amore ed era sempre presente, cosa che non tutti i genitori sono in grado di fare, eppure, allo stesso tempo, il desiderio di incontrare la genitrice, quella persona che avrebbe voluto volergli bene in qualsiasi caso è forte, radicato in loro.

Da quanto ho letto nell'introduzione in questo racconto c’è molto di personale dello scrittore; lui afferma che molti bambini ricordano il periodo dell’infanzia con gioia, alcuni vorrebbero tornare ai quei tempi perché felici e spensierati; anche se non entra nello specifico, sembra che per lui gli anni dell’infanzia non siano stati spensierati. Tutt'altro, è stato un periodo confuso che lui sembra ricordare come un tormento. Lo stesso autore continua dicendo che ha scritto questo libro per racchiudere e riversare su carta tutte quelle emozioni del passato. Credo che volesse esorcizzare i brutti ricordi, descrivendo un mondo complesso. Una casa dove i bambini vivono felici, sono curati, ma al tempo stesso attendono impazienti, con l’ansia e la curiosità che non fanno altro che crescere, nella speranza di incontrare finalmente i propri genitori. Da qui i dubbi: li ameranno? Vorranno loro bene? Loro saranno i figli che questi desiderano? Ma ci sono anche altri dubbi: i ragazzi riusciranno a voler bene a questi genitori?
Credo che per un bambino tutte queste domande, questi pensieri siano una sorta di tormento, pensieri su cui si soffermano la sera prima di addormentarsi.


Ho trovato la trama del libro originale, come i personaggi. Ci sono molti libri con personaggi bambini che affrontano le situazioni più disparate. Dai classici ai libri più moderni, i bambini di ogni età hanno affrontato ogni mostro, una matrigna cattiva, uno stregone malvagio che vuole ucciderli e viaggi per mare, fiume, zattera, si sono ritrovati su isole abbandonate, ma mai prima d’ora avevo letto che il luogo da esplorare fosse la loro stessa casa. Quella grande abitazione che non hanno mai visto, oltre i loro appartamenti, le stanze e i corridoi esterni sono luoghi oscuri e misteriosi da dove avvertono solo suoni, il raschiare di qualche essere e poi solo silenzio.
Una casa è il mostro da affrontare, la montagna da scalare, il cattivo che tiene lontani i genitori dai propri figli. Un’intera casa che non hanno mai visto e che riserverà tanti misteri, avventure e anche tante sorprese. Durante questa avventura, in un luogo dove teoricamente dovrebbero essere al sicuro, Polly e Tick impareranno molto sul mondo, sulle persone, l’uno dell’altro e su loro stessi.
L’evoluzione che c’è stata nel loro rapporto è veramente interessante; è accaduto in pochi giorni quello che di solito accade in anni fra i fratelli.
Io stessa mi ricordo che con mio fratello da bambini ci siamo fatti dispetti; io non lo volevo attorno e gliene combinavo di tutti i colori, poi con il tempo le divergenze si sono appianate e anche gli anni di differenza sembrano essere svaniti. Lo stesso accade a Polly e Tick. Man mano la più grande smette di detestare il fratellino.
Rimane sempre acida, ma visto quel che le accade posso capirla, al tempo stesso pian piano inizia a volergli bene.
Tutto il libro è una continua scoperta, un’evoluzione di luoghi e personaggi, di modi di vivere e affrontare l’ignoto.
La casa sulle sabbie mobili è stata una lettura stupenda, un libro e un autore tutti da scoprire e che consiglio tantissimo a chi vuole leggere qualcosa di differente. Un romanzo fuori dai soliti schemi e che lascia a bocca aperta a ogni nuova pagina.






Commenti

  1. È un romanzo che mi ha sorpreso piacevolmente. Sicuramente una delle migliori opere di Mellick a mio giudizio. Molti autori che scrivono storie più "normali" dovrebbero prendere appunti dalla scrittura di questo folle autore americano.

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    1. Anche a me ha sorpreso piacevolmente, ammetto che è la sua prima opera che ho letto, ma ne leggerò sicuramente delle altre. Concordo sul fatto che molti autori dovrebbero prendere spunto da lui soprattutto per lo stile.

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