L'ultima fiaba di Frank J. Scotland


Trama:
Giulio, quarant'anni, docente a La Sapienza di Roma, autore di saggi ed esperto di fiabe e folklore, è a una svolta cruciale della sua vita. La sua compagna lo ha lasciato e il suo lavoro di scrittura è a un punto morto.
Un giorno l'uomo riceve un messaggio di posta elettronica da parte di Francesco Marangon, giovane cuoco di Bussolà, un piccolo borgo medioevale della provincia di Padova. Il ragazzo asserisce di aver ritrovato tra gli effetti personali di sua nonna il manoscritto inedito di una fiaba di Ludovico Battista, il grande letterato italiano.
Giulio, incuriosito, contatta subito il giovane e si reca a Bussolà per verificare l'autenticità della fiaba. Fra i due uomini scatta subito una forte simpatia, sebbene l'uno sembri essere l'opposto dell'altro.

Link acquisto: L'ultima fiaba

***

In questi giorni avevo riaperto la cartella con gli articoli sulle fiabe, quelli che volevo scrivere regolarmente e di cui ne esce, se tutto va bene, uno l’anno; non posso farci nulla, vado a tempo e ispirazione. Ho aperto quel file, ho scritto sì e no due parole, poi è arrivata la mail per un libro in anteprima e come potete notare la recensione non sta uscendo in anteprima: è veramente un periodo incasinato. Comunque, tornando alla mail della Triskell, ho visto il titolo del libro e mi sono detta: "Sarà destino, io adoro le fiabe, questo romanzo non possono lasciarmelo scappare". Per essere sicura mi sono letta anche la trama, senza chiederlo a scatola chiusa, e veramente ho avuto mille aspettative. Ero curiosissima di leggerlo, di vedere come la fiaba e la storia d’amore si sarebbero intrecciate, se l’autore sarebbe riuscito a stupirmi o meno. Dopotutto, da quanto ho letto nella trama, la storia sembrava veramente originale e interessante. Il problema è che molte volte le mie aspettative sono ben superiori a quello che poi mi ritrovo a leggere. Ho immaginato una storia, una fiaba che si lega alla realtà, una sorta di favola moderna, dove reale e fantastico vanno mescolandosi insieme e creano una storia meravigliosa, dove amore e magia pian piano si fondono, ma così non è stato.
Il ritrovamento della fiaba è un escamotage abbastanza originale per far incontrare i due protagonisti, per farli conoscere, per far nascere qualcosa. Pian piano l’andare avanti del libro racconta l’evolversi del loro rapporto, da semplici conoscenti ad amici, per poi trasformarsi in qualcosa di più profondo. L'evolversi della storia dal ritrovamento di questa fiaba, fino al momento in cui non viene sottoposta a perizia, considerata originale e infine pubblicata è anche il periodo di avvicinamento tra Giulio e Francesco.
Ma insomma, arriviamo al punto: cosa non mi ha convinto di questo libro?
Partiamo dal fatto che sembro essere sempre la solita rompiscatole, mi ritrovo a recensire non in maniera negativa, ma quasi, un romanzo di un autore italiano, eppure non sono proprio capace a fare solo complimenti. Non è da me.
A livello di stile ho veramente apprezzato il libro: mi è piaciuto lo stile, ma anche il modo in cui è impostato, in parte anche la trama; nel momento in cui ho letto la quarta di copertina era interessante e in parte originale. Il problema nasce da come evolve poi la storia e dalle mie aspettative: mi ero immaginata tutt'altro e alla fine, trovandomi ad affrontare un classico romance, una storia d’amore come molte altre, mi è rimasta un po’ di delusione. Certo, l'evolversi del rapporto tra Giulio e Francesco è differente, in parte, da molti altri libri, ma alla fine nel complesso non si discosta troppo.
Un punto che mi ha lasciato molto l'amaro in bocca è stata proprio la fiaba: immaginavo qualcosa di differente, quando invece non ho trovato nulla di originale nemmeno in quella. Ci sono spunti presi da altre fiabe: mi ha fatto pensare a Cenerentola in alcuni momenti, nella seconda parte al principe e il povero. Certo, aveva anche degli elementi originali, ma di certo non così tanti e importanti da renderla speciale, sopra le righe. La fiaba è solo un modo per far incontrare i due protagonisti, poi man mano si perde, venendo quasi dimenticata, se non fosse che deve essere pubblicato un libro illustrato di questa.
Mi è dispiaciuto tantissimo che questa fiaba, questo racconto da cui prende il titolo il libro, sia relegato solo a un mero strumento per far incontrare i due, per poi perdersi nei meandri della storia ed essere accennata di tanto in tanto; come ho detto, mi aspettavo altro, un legame tra questa fiaba e la storia nel mondo reale.
Andando avanti con la lettura viene descritta la nascita di un’amicizia e in seguito di un amore, eppure per quanto il libro non mi abbia convinto più di tanto, ci sono dei punti che ho apprezzato, ad esempio l’evoluzione di un uomo: sto parlando di Giulio, che all'improvviso si ritrova a essere innamorato di un altro uomo, quando fino a quel momento ha provato attrazione solo per donne. Dopo essere uscito da una relazione importante e portandone ancora i segni addosso, la sua vita è scombussolata, e questi sentimenti, questa attrazione lo confondono. Eppure, per quanto tutto sia scritto bene, i sentimenti del protagonista non mi sono arrivati o meglio non mi hanno coinvolto. Come non mi sono arrivati i dubbi di Giulio, le sue paure, quella confusione che ha provato nel momento in cui si è reso conto di provare sentimenti per un altro uomo a quarant'anni compiuti. Non dico che non debba essere normale, ma credo che un momento di turbamento debba esserci, soprattutto per via di un gap culturale e del modo in cui molte persone sono educate. Per quanto l’autore ne parli, descrive i sentimenti, non sono riuscita a provare empatia per i personaggi di questo libro.


Ora, sicuramente voi penserete che io abbia detestato questo libro, ma non è affatto così. L’ho letto abbastanza velocemente, curiosa della storia, di quello di cui parlava il romanzo. Poi, per farmene un’idea chiara e analizzare quello che mi ha lasciato, su cosa mi è piaciuto e cosa no, l’ho riletto e alla fine ho aspettato qualche giorno prima di mettermi al pc per scrivere questa recensione, riflettendo per bene e soffermandomi su alcuni punti.
Lo stile dell’autore è veramente molto bello: è pulito, scorrevole, si legge bene, al tempo stesso è ricercato il giusto, tanto da catturare il lettore e trasportarlo nel suo mondo. Riesce ad alternare bene pensieri e dialoghi, e ho come l’impressione che si ritrovi molto più a suo agio a parlare di Giulio piuttosto che di Francesco; i dubbi, i dilemmi del primo sono molto più approfonditi rispetto ai pensieri di Francesco. Giulio, come personaggio, l’ho trovato costruito molto meglio, con i dilemmi che può avere un uomo solo che sta attraversando un momento di crisi; e non parlo di quella di mezza età, ma sulla scrittura, sul lavoro, in amore, tutto si mescola nella vita di quest'uomo, confondendolo, spingendolo anche verso la depressione. Ecco, la caratterizzazione dei personaggi mi è piaciuta, anche se la parte del loro rapporto, della confusione a livello “essere gay a quarant’anni” non mi è arrivata molto, tutto il resto di più, anche se penso che l'autore avrebbe potuto lavorarci di più. Ho trovato i problemi di Giulio, quella confusione, l’andare avanti per inerzia molto realistico. Francesco, come personaggio, mi è piaciuto, l’ho visto combattivo, pronto a fare di tutto per realizzare i propri sogni, i suoi desideri, eppure anche qui c’è qualcosa che non va: è lui che fa il primo passo con Giulio, che lo bacia, eppure poi si tira indietro. Comprendo che all’inizio pensa che Giulio sia etero, poi dopo afferma che deve fare le sue esperienze, ma non mi arriva nulla delle sue emozioni; solo molto più avanti, quasi a fine libro, accenna di essere stato geloso per un appuntamento di Giulio. Forse avrei inserito un pochino i suoi sentimenti verso l’altro, avrei fatto trapelare qualcosa, almeno per il lettore.
A livello descrittivo ho apprezzato molto il libro, rende molta più giustizia alla campagna Veneta che a Roma, però in alcuni momenti riesce a far trapelare la bellezza della Città Eterna; eppure sembra che l’autore si trovi più a suo agio con le cittadine venete e con la sua Bussolà, che da quanto ho capito è un luogo inventato preso a modello da tanti altri luoghi del nord est. Ma non importa con cosa si trovava più a suo agio, è riuscito con le sue parole a descrivere una città che conosco, riportando alla mente alcuni luoghi. Anche se deve spiegarmi come Giulio, dal centro di Roma per incontrare la sua agente, sia andato a sbattere a Settecamini. 
Ma soprattutto è riuscito a creare tante istantanee con le sue descrizioni di luoghi che non conosco, di una cittadina completamente inventata da lui, ma più di ogni altra cosa della campagna Veneta, di luoghi che non conosco, ma che sono riuscita a vedere attraverso le sue parole.


Ammetto che sono stata un po’ indecisa su che voto dare al libro, ma si merita tre piume e mezza per lo stile e le descrizioni, per il modo in cui è stato impostato, ma anche in parte per la caratterizzazione dei personaggi, sia i due principali, che quelli secondari; la ex di Giulio è ben definita, lo stesso vale per la madre di Francesco, ma un personaggio che sembra essere sempre presente, anche se non appare mai, è la nonna di Francesco, ben descritta attraverso i ricordi del ragazzo, della casa in cui viveva, ma anche attraverso il racconto finale della zia di Francesco... e qui non vado oltre.
Spero di leggere altri lavori di questo autore, sperando in un romanzo più completo, per alcuni versi, e approfondito, ma che mantenga lo stesso stile che è veramente bello.





Commenti

  1. A me la recensione è piaciuta molto. Grazie per il tempo che ci hai dedicato e per avere scritto questo commento così approfondito.
    FJS

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao!
      Io ho sempre paura di offendere con le mie recensioni. Ma tu scrivi molto bene e non vedo l'ora di leggere il tuo prossimo libro.

      Elimina

Posta un commento