Il canto di Oestend di Marie Sexton (Anteprima)




Dopo una serie di libri ambientati in Texas con cowboy gay, dalle trame e gli atteggiamenti quasi del tutto improbabili, ho iniziato ad avere un rifiuto per ogni frase in cui ci fosse ranch, cowboy e tutto quanto possa riferirsi al genere; per non parlare poi di quando si parla di BDSM, quindi quando è arrivata la scheda di questo libro con la trama e gli avvertimenti sono quasi stata tentata di ignorarlo. Avevo il terrore di ritrovarmi in Texas, con cowboy bellissimi che dopo una giornata di lavoro andavano nel loro locale BDSM preferito, accanto al ranch. Oramai la mia mente fa dei viaggi assurdi, immaginando il Texas un luogo strano, ero quasi pronta a scrivere una lettera al suo governatore per farlo diventare un luogo protetto, assieme ai cowboy, per evitare il turismo sessuale e salvare questi disperati da ogni uomo o donna assatanato pronto a saltargli addosso.
Lo so, sono fuori di testa, ma dopo una serie di libri improbabili letti con questa ambientazione, veramente la mia mente ha creato uno strano luogo immaginario, fino a che non ne ho avuto veramente la repulsione. Però questa autrice la conoscevo, avevo letto di suo un bel libro sempre a tematica m/m di fantascienza e quindi mi sono detta: "ma perché no?" In quel racconto usava una forma molto leggera di crossdressing, anche fatta bene, quindi mi sono buttata, per provare a esorcizzare gli incubi che altre letture mi avevano lasciato.
Sono stata esorcizzata? Potrei dire di sì, infatti penso che i prossimi libri con i cowboy li prenderò con le pinze, non voglio rovinarmi il ricordo di questo.
Dire che sono euforica dopo aver terminato questa lettura è un vero e proprio eufemismo.
No, sono veramente euforica. Il libro che ho appena finito di leggere è un gioiello. Questa volta le ragazze della Triskell si sono superate, sia nella scelta dell’autrice da pubblicare, Marie Sexton è bravissima, sia per la traduzione. Non so dire come sia in lingua originale, come affermo sempre non sarei in grado di dare un giudizio allo stile in inglese, ma in italiano è scorrevole e veramente piacevole da leggere. Per la prima volta dopo tanto tempo ho trovato un romanzo m/m veramente ben strutturato, dove trama, personaggi ed erotismo vanno di pari passo senza essere messi lì a caso. Soprattutto le scene hot, sono perfette, hanno un senso e sono veramente molto erotiche e per nulla volgari.
Ma voglio andare veramente con ordine, probabilmente sproloquierò un pochino, ma veramente questo libro merita di essere letto, e merita soprattutto che tutti ne parlino.


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Il canto di Oestend
di Marie Sexton


I simboli hanno potere…
Aren Montrell ha sentito parlare degli spettri di Oestend: misteriose creature che sbucano di notte e uccidono chiunque si trovi all’aperto. Non ha mai avuto ragione di credere alle storie, ma dopo aver accettato un posto come contabile al BarChi, un polveroso ranch nella remota prateria di Oestend, Aren impara presto quanto gli spettri siano reali. Di colpo, si ritrova a vivere in una presunta casa infestata, sigilli e generatori sono le sue uniche protezioni contro le creature invisibili della notte. Come se non bastasse, deve fare i conti con una burbera, vecchia signora cieca, “mucche” mai viste prima, oltre al fatto di essere apparentemente diventato lo scapolo più desiderato dei dintorni.
Aren diventa anche l’unico confidente di Deacon, il nerboruto capomastro del BarChi. Deacon dirige il ranch con il pugno di ferro, ed è felice di avere finalmente qualcuno con cui parlare. Mentre la loro relazione si fa sempre più stretta, Aren scopre che c’è molto di più in Deacon e nel BarChi di quanto osasse sospettare. Deacon sembra determinato a negare sia le sue origini sia ogni diritto sul BarChi, ma se Aren vuole sopravvivere ai pericoli di Oestend, dovrà convincere il cowboy a smettere di fuggire dal suo passato e a reclamare finalmente ciò che gli spetta.


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Il libro che ho terminato di leggere è stata una delle letture più piacevoli delle ultime settimane. Non dico che quelle affrontate negli ultimi tempi siano state brutte, ma questa è stata una vera e propria rivelazione.
L’autrice è brava, ma in questo libro ha veramente dato il meglio di sé.
Mi è piaciuto talmente tanto che sinceramente per la prima volta non so da cosa partire per parlarvi di questo libro.

Penso che per questa volta andrò a punti, affrontandone uno alla volta; forse non sarà un discorso fluido come al solito, però penso che per un verso sarà più completo.
Voglio iniziare con la trama. La trama mi ha colpito, e man mano che andavo avanti con la lettura mi affascinava sempre di più. Come mai è successa questa cosa, perché la trama è un mix di fantasy e soprannaturale, ma anche una storia d’amore con i suoi cliché. Aren, il protagonista, è un giovane di ventiquattro anni in fuga dal suo passato, dal mondo, da cose più o meno orribili che gli sono accadute e soprattutto è in fuga da se stesso e dai suoi ricordi. Questa fuga lo conduce lontano dal mondo che conosce, dove è nato e cresciuto, per portarlo in un luogo desolato, dove la terra è brulla e solitaria, dove grandi fattorie sorgono a chilometri di distanza l’una dall’altra come isole solitarie da tutto e tutti. È in una di queste che Arel trova lavoro, si nasconde, In un ranch nella terra di Oestend, dove di notte il vento soffia minaccioso e gli spettri si impossessano del mondo. E mentre gli spettri di notte la fanno da padroni indisturbati, gli uomini sono costretti a rinchiudersi nelle loro abitazioni, sperando che gli antichi sigilli funzionino e che i generatori non si spengano all’improvviso, altrimenti diventerebbero prede di questi spiriti assetati di vite umane.
La trama di questo romanzo mi ha colpita per due motivi principali, la sua originalità in primis, ma soprattutto per gli elementi che riprendono dalle culture delle tribù dei nativi. La storia delle terre dell’Oestend e della sua gente è simile a quanto accaduto in America con i nativi americani, o in Australia con gli aborigeni. Pertanto non è una trama venuta fuori dal nulla, ma per cultura e tradizioni e anche per l’aspetto di alcuni personaggi mi ha riportato alla mente i nativi americani, con le loro tradizioni e i loro spiriti. Con il loro attaccamento alla terra e alla cultura delle loro tribù.
L’intero libro è un mix, un racconto completo e un lungo percorso di crescita e accettazione dei vari personaggi. Le vicende personali dei protagonisti e di tutti i personaggi si intrecciano e vanno di pari passo con quanto accade all’interno del ranch, e con l’aumentare dei misteri.
Persino la storia d’amore fra i due protagonisti ha i suoi tempi, un passo dopo l’altro, senza affrettarsi e senza che dopo due pagine si giurano amore eterno.
Mi ha incantato il modo in cui le varie vicende si intrecciano, e come ogni avvenimento, anche dal più insignificante sia legato alla terra, al luogo dove avvengono i fatti. Man mano che poi la storia prosegue si scoprono i misteri che fino a quel momento sono rimasti nascosti nel cuore del ranch e di coloro che vi abitano. Ma con l’arrivo di Aren questo muro di omertà pian piano si sgretola, tanto da far trovare di nuovo il giusto equilibro al luogo che per lui ora ha iniziato a considerare la sua casa.
Lo stile della storia poi è poetico, non so come altro definirlo, mi piace il modo in cui l’autrice, e soprattutto chi ha tradotto, è riuscita a dare quel tocco magico a questo libro, a rendere misterioso e per un verso incantevole questa terra ventosa, piena di misteri e di storia. Un luogo intriso di sangue, di mistero e di leggende che non può far altro che attrarre chi è appassionato di racconti e culture dei nativi. Non ce ne ne sono, non di vere, eppure come ho scritto sopra molti avvenimenti, una parte della cultura di questi luoghi, riporta molto alla storia americana, a come i nativi sono stati sterminati e poi rinchiusi nelle riserve.
Con questo stile delicato, pieno di descrizioni, almeno a livello di avvenimenti, ma anche e soprattutto dei luoghi, l’autrice ti incatena al libro, tanto che anche questa volta sono stata una nottata intera a leggere per sapere come sarebbe andato a finire.
Ho apprezzato anche l’alternarsi non solo delle descrizioni, ma anche dell’introspezione dei vari personaggi, quello che ha più spazio di tutti è Aren, tutto il racconto è dal suo punto di vista, eppure i sentimenti, le emozioni di coloro che gli girano attorno sono molto vive. Per un verso l’autrice in questo è stata molto brava, per un altro rende molto empatico questo giovinetto circondato da rudi cowboy.
Con la stessa delicatezza e maestria poi la Sexton descrive le scene erotiche, di cui non abusa, ma che hanno un ruolo fondamentale nella storia, soprattutto nel legame che si va creando tra i due protagonisti. Mi ha lasciato sorpresa sia come man mano si evolvono i rapporti a livello fisico fra loro, sia come ha descritto le scene, in una maniera talmente delicata ed eccitante che mi ha sorpreso.
Persino il leggero BDSM che c’è è trattato in maniera fenomenale. Fra i due protagonisti, man mano nasce attrazione, poi amore, ma al di fuori della camera da letto il loro rapporto è paritario, all’interno invece è Aren ad avere il controllo, a dare quel che desidera al suo compagno, a fargli trovare la pace, a volte a punirlo perché ne sente il bisogno.
Aren da parte sua scopre una parte di sé che non conosceva, quella del dominatore, quello che desidera portare il compagno al limite, vedere fino a che punto può arrivare. La cosa che lo sorprende è che sia nel momento in cui è attivo, ma anche quando è passivo, è sempre lui ad avere il controllo, a decidere cosa fare, a dare gli ordini giusti, e Deacon accetta tutto questo, perché gli piace, perché finalmente durante la giornata non è lui che deve decidere per gli altri, ma c’è qualcuno che gli dice cosa fare e come comportarsi. Tutto questo lo rilassa, lo tranquillizza, in un certo verso lo ricarica e lo fa sentire bene, pronto per una nuova giornata il giorno seguente.
Finalmente ho trovato qualcuno che descrive un BDSM in maniera giusta, con il giusto equilibrio fra i due amanti. Un rapporto che non si basa sul dare ordini e prendere a sculacciate il compagno, ma sulla fiducia, perché se quella non c’è non vanno da nessuna parte.
Tornando alle scene hot, lo sono veramente. L’autrice è bravissima nello scriverle, e anche un menage a trois è qualcosa di erotico e per nulla volgare. Lasciano senza fiato.
Il punto veramente forte dell’intero romanzo però sono i personaggi.
L’intero racconto è visto e raccontato dal punto di vista di Aren, ma non per questo i personaggi che gli ruotano attorno non sono ben descritti, tutt’altro. Per la prima volta dopo tanto tempo mi sono resa conto che tutti coloro che appaiono in questo romanzo sono ben definiti e non sono solo delle figurine sullo sfondo. Come sempre i più delineati sono i protagonisti, coloro a cui si dà più spazio, ma se no lo si facesse non sarebbero i protagonisti xD.
Parliamo di Aren; a inizio libro sembra un ragazzo perso, che non sa dove sta andando, l’unica cosa di cui si rende conto è che sta fuggendo. Fuggendo da un passato che di tanto in tanto gli torna alla mente, dai suoi ricordi e dal se stesso, visto quello che in passato era disposto a fare per un po’ di piacere. Se ne vergogna? A volte sì, in altre sa di essere così, che è il suo carattere e che per lungo tempo ha messo davanti il piacere e la lussuria piuttosto che l’orgoglio. Eppure durante la sua vita al ranch qualcosa dentro di lui cambia, non è più un ragazzino spaurito e nemmeno il ragazzo che sta fuggendo, man mano diventa un uomo adulto. Un uomo pronto a fare le sue scelte, a prendere la decisione giusta. Non appena se ne rende conto il passato rimane passato e i ricordi, quelli brutti pian piano sbiadiscono per lasciare spazio ad altro, alla sua nuova vita e ai suoi nuovi ricordi.
Aren è favoloso come personaggio, è quello che pagina dopo pagina cambia, cresce ed evolve. Fa un lungo percorso di formazione e di crescita, attraverso il duro lavoro e l’isolamento in questa terra così lontana, circondato da uomini rudi che pian piano imparano a rispettarlo.
Altro protagonista è Deacon. Credo di essermi innamorata di lui dopo che è stato descritto, alto, moro con lunghi capelli scuri legati in una coda. Ho una passione per gli uomini con i capelli lunghi, soprattutto quelli che hanno l’aspetto di nativi americani xd.
Deacon è un uomo silenzioso e forte. Per buona metà del libro sembra essere il tipico cowboy che non deve chiedere mai, eppure anche lui si porta dentro un passato doloroso e tante ferite. Ferite che cerca di rimarginare, e al tempo stesso prova a non crearsene altre almeno per quanto riguarda quelle dell’animo, perché sa che non si rimarginerebbero tanto facilmente. Il suo rapporto con Aren all’inizio è prettamente di amicizia; finalmente, dopo tanto tempo, ha qualcuno con cui parlare, qualcuno da considerare un amico. Gli aiutanti, i sottoposti li deve tenere a distanza, perché lui è il capo e per via di avvenimenti passati.
Con Aren però è differente, lui è un contabile, sono sullo stesso piano, può parlarci, può confidarsi e man mano il loro legame diventa sempre più stretto.

Come tutti i personaggi del libro anche Deacon ha un passato e dei segreti che man mano vengono svelati, la sua famiglia, i suoi genitori e quello che lo lega al ranch dove lavora.
Un altro personaggio che ho apprezzato è la vecchia Olsa, la cuoca cieca che considera Deacon come un nipote e sembra avere poteri derivati dal suo popolo; lei è una nativa purosangue, nata e cresciuta nell’Oestend e conosce le storie e quanto accade in quelle terre.
E poi vi sono tanti altri personaggi, dai figli del padrone del ranch, alle loro mogli. Tutti con un carattere ben definito, tutti con un ruolo all’interno del libro.
Una cosa che ho apprezzato è che non tutti i personaggi siano gay, sicuramente per essere un luogo tanto desolato ce ne sono tanti, ma da questo punto di vista l’autrice ha creato una comunità decisamente realistica, con quasi tutti gli uomini etero ed alcuni che, per sfogare determinati istinti, si accontentano del più debole del gruppo.

Da quanto potete immaginare ho veramente apprezzato il libro, mi è piaciuto tantissimo, l’ho letto in poco tempo ed ero veramente esaltata. Sono andata anche a cercare se ci fosse un seguito, magari una saga lunghissima e sembra che ci sia un secondo libro, che spero, quando sarà tradotto, sia all’altezza di questo.
Marie Sexton ha creato un mondo, aggrappandosi a culture ed elementi realistici, ma descrivendolo con una poesia e una magia fantastiche. Si è dimostrata veramente una grande scrittrice capace di scrivere dei piccoli capolavori. Dalle note e dalla scheda ho visto che è stato il miglior fantasy m/m del 2011, quando l’ho richiesto ero scettica, ma ora comprendo il motivo di questo premio.
Cinque piume piene se le merita veramente tutte.





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