Review Tour : Un gancio al cuore di Manuela Chiarottino




“Qui non si viene per fare a pugni, ma per boxare”. A distanza di tempo, non aveva ancora capito del tutto la differenza. Del resto lui cercava soltanto qualcosa per sfogare tutta la rabbia che aveva dentro, una rabbia che si portava appresso da quando era nato, forse addirittura da prima, quando ancora galleggiava nel liquido amniotico. Sì, lui incazzato ci era nato e in fondo ne aveva tutte le ragioni.


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Un gancio al cuore
di Manuela Chiarottino





Trama:
Tirare pugni a un sacco, sfogando tutto ciò che ha dentro, è per Byron l’unica maniera di dimenticare. Dimenticare un passato solitario, un presente in cui arranca, un futuro grigio e piatto che gli sta piombando addosso senza freni. Non c’è carriera, per lui, né nobiltà alcuna nel pugilato, bensì una scappatoia, una via per guadagnare il necessario utile a lui e sua nonna per abbandonare la povertà. E sua madre… beh, lei continua ad andare e venire dalla casa del suo “fidanzato” e per Byron è meglio non pensarci. Tutto sembra destinato a rimanere così, quindi, statico e deprimente, fino a quando nella palestra di John non entra Brandon, l’angelo nero, un ex pugile dallo sguardo enigmatico e il sorriso irriverente. Per Byron è il cataclisma, ma non è l’unico a sentirsi trasportato dagli eventi: Brandon rimane folgorato dal ragazzo ancor prima di averlo messo a fuoco. Può l’amore cambiare del tutto le carte in tavola? Possono i vinti diventare vincitori, se ci credono davvero? E i colpi della vita possono fare male più di quelli ricevuti in pieno viso?


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Il blog sta partecipando al Review Tour di un libro m/m di un’autrice italiana, di cui le altre ragazze che collaborano per Piume di Carta hanno letto e recensito altri lavori. Io ne ho letto uno che ho apprezzato in particolar modo e quando mi hanno proposto questo ho subito accettato. L’autrice è molto brava e io sono curiosa di natura, soprattutto perché l’argomento trattato nel romanzo mi interessava. O meglio, sono totalmente ignorante se si parla di boxe, conosco i nomi di alcuni pugili, ma a partire dalle regole, passando per il mondo che lo circonda mi è totalmente sconosciuto, a meno che non si parli di Rocky con Sylvester Stallone (per quanto mio fratello me li abbia fatti vedere tutti più volte) e se parlano di boxe, allenamenti e impegno, non si possono paragonare al libro che mi accingo a recensire, non del tutto almeno. Il libro della Chiarottino affronta un argomento che si potrebbe considerare tabù in molti sport, ma che sembra che in uno come la boxe, simbolo di machismo e dell’uomo virile, è praticamente impensabile: sto parlando dell’omosessualità. In molti sport è considerato tabù affermare di essere gay, molto più che nella vita di tutti i giorni, proprio perché sembra che per alcune discipline, come per alcuni tipi di lavori, il sesso delle persone con cui esci e vai a letto determina la bravura in un determinato campo.
La recensione parlerà di un libro che affronta tale argomento e cercherò anche di inserire qualche informazione sul mondo della boxe, e quello che si pensa dell’omosessualità in questo sport anche nei tempi moderni.


Emile Griffith
Il suo nome è legato soprattutto alle voci sulla sua omosessualità (confermate dallo stesso Griffith dopo essersi ritirato) e a un incontro contro Benny Paret, nel 1962: Griffith lo ridusse in stato di incoscienza e Paret morì qualche giorno dopo.


Credit:Alessia Bruchi Fotografia


Come ho accennato nel paragrafo precedente di boxe non ne so molto, tranne qualche film e qualche accenno sparso qua e là non ho nemmeno visto nulla a riguardo, sono sempre stata spinta a cambiare canale. Mai compreso come due persone si debbano picchiare e farsi male per dover vincere un incontro, ma ognuno ha i suoi gusti e l’agonismo è agonismo, e anche chi guarda deve avere una forte scossa di adrenalina durante i match. Io personalmente mi preoccuperei e basta di quei due poveretti che si picchiano fino a farsi male.
Ovviamente non è della boxe e di cosa ne penso che io che devo parlare, ma piuttosto di questo libro che, pur non apprendendo appieno lo sport di cui parla, ho veramente apprezzato.
Partiamo dalla struttura del romanzo: ho gradito i pov. alternati, i pensieri dei due protagonisti che arrivano al lettore per potergli dare una visione completa dell’intera trama, dal loro carattere, ma soprattutto di quanto sta accadendo.
La struttura e lo stile sono perfetti, mi piacciono e l’autrice, come ho avuto modo di scoprire anche tramite altri suoi libri è veramente molto molto brava. Forse il romanzo è un po’ veloce, gli avvenimenti si susseguono uno dietro l’altro un po’ troppo in fretta; dal mio punto di vista avrei creato un po’ più di suspense, qualche attrito di più fra i due e soprattutto mi sarei soffermata molto sul loro doversi nascondere, dopotutto il mondo della boxe non è così tollerante e aperto di mentalità. Pertanto avrei fatto in modo di ruotare e creare ansia intorno a tutti i pensieri di quanto sarebbe accaduto se fossero stati scoperti. Se a Brandon la cosa oramai non toccava più per diversi motivi, perché oramai adulto e pronto ad affrontare il mondo, a cambiare vita, ma soprattutto del tutto incurante di quanto pensano gli altri, con Byron sarebbe stato interessante approfondire e scoprire quanto sarebbe accaduto. Essendo Byron un personaggio complesso, dalle mille sfaccettature a con un carattere particolare, sarebbe stato interessante vedere cosa sarebbe venuto fuori da questo mix di ansia che lo porta a nascondersi, dalle preoccupazioni e il desiderio di dare un futuro migliore a lui e a sua nonna, ma soprattutto come avrebbe gestito la pressione, la paura di perdere tutto mista a quella rabbia che si è sempre portato dentro fin da bambino. Anche il rapporto con la madre, il suo desiderio di essere amato, viene solo accennato, anche se, a essere sincera anche quei pochi accenni, quelle conversazioni fra i due fanno trapelare tanto dolore da parte di questo ragazzo. Allungando un po’ di più il romanzo però, avrebbe reso in maniera spettacolare la psicologia dei personaggi, approfondendola e rendendoli ancora più reali di quanto siano.
Ora, le mie non sono affatto critiche, è un pensiero, o meglio è quello che ho notato leggendo la storia: è scorrevole, ben scritta, eppure veramente in alcuni casi i passaggi sono stati sin troppo veloci. Accade tutto troppo in fretta, dal momento in cui si sono conosciuti, fino a quando dichiarano l’uno all’altro la propria omosessualità. Poi Byron vuole tenerlo nascosto, ma quando ha bisogno di sfogarsi va con un giovane che si prostituisce che di femminile non ha nulla. Eppure, anche se ogni tanto mi fermavo e mi domandavo come fossero giunti a un determinato evento in maniera tanto veloce, ho trovato il libro e soprattutto i personaggi veramente molto piacevoli. Sia Byron che Brandon sono ben caratterizzati, da come l’autrice li descrive si avvertono i loro pensieri, i loro drammi. Byron mi piace come personaggio, questo mix fra un uomo adulto che sin da quando era bambino si è occupato di lui e di sua nonna, al tempo stesso è ancora segnato da quella madre che sembra non averlo mai voluto, che fa di tutto per allontanarlo, preferendo uomini che la maltrattano a quel figlio che desidera solo un briciolo del suo amore. Questo conflitto con sua madre è una parte di quella rabbia, di quell’insoddisfazione che nasce dentro di lui. Quell’odio e quel disprezzo che il comportamento della donna fanno nascere in lui, ma che Byron non riesce a riversare su di lei perché non vuole essere e, soprattutto, non vuole comportarsi come gli uomini di cui la donna periodicamente si innamora. Così l’odio e la rabbia crescono, come i mille dubbi e la disperazione di un bambino che vorrebbe solo essere amato. Mi piace questo essere a metà e il non saper decidere se cercare di trovare ancora affetto da qualcuno che sembra non essere in grado di darglielo o tagliare tutti i ponti, ma rimandare ogni volta, perché dentro di lui c’è ancora quel bambino che desidera l’amore della madre.
Il bisogno di amore del ragazzo poi si nota in molte scene del libro, dalla sua facilità di legarsi a Brandon, l’ansia e il dolore che prova quando viene a sapere che lui presto avrebbe cambiato città. Lo vede come un abbandono, lo stesso vale per il suo vecchio allenatore. Quando le persone prendono strade differenti, per Byron sembra difficile accettarlo. Lo si comprende appieno nel momento in cui fa il discorso sui tatuaggi, il desiderio di averlo dispari perché finalmente ha trovato una casa. Qui un articolo sul perché i tatuaggi devono essere dispari.


Orlando Cruz
Pugile dei pesi piuma è stato uno dei primi a rompere il tabù e a dichiarare di essere gay.
«Sono gay e sono orgoglioso di esserlo». Il coming out di Orlando Cruz, 31enne pugile portoricano, scuote il mondo della boxe. «Combatto da più di 24 e, mentre la mia carriera è ancora in ascesa, voglio essere onesto con me stesso», ha detto Cruz, numero 4 nel ranking Wbo dei pesi piuma, in un comunicato. «Voglio provare ad essere il modello migliore per i ragazzi che pensano al pugilato e ad una carriera professionistica. Sono orgoglioso di essere portoricano e lo sarò sempre. Sono sempre stato orgoglioso di essere gay e lo sarò sempre», ha aggiunto il pugile che, da professionista, dal 2000 ha un record di 18 vittorie, 2 sconfitte e 1 pari.



La trama del libro non è fra le più originali, sembra che ambientare un romanzo, come un film nel mondo della boxe, debba avere più o meno sempre le stesse dinamiche. Anche qui quanto avviene è più o meno simile ad alcuni film che ho visto: l’allenamento, le prime vittorie e poi in seguito qualcuno che si mette di mezzo cercando di truccare gli incontri e volendo manipolare il poveraccio di turno. Eppure, proprio oggi ho affrontato un discorso su come dovrebbero essere i libri: se li preferisco originali o ben scritti e caratterizzati. Certo se trovassi entrambe le cose non è che mi lamenterei, ma sono del parere che affrontare un determinato argomento con cognizione di causa, con le giuste argomentazioni e spiegazioni, possa anche fare a meno dell’originalità. Lo stesso vale per la scrittura; se l’autrice si impegna a fare un buon editing e a creare una trama coerente e scorrevole mi sta più che bene. In questo caso è accaduto così, forse veramente alcuni punti non brillano per originalità, ma non c’è dubbio che l’autrice sappia scrivere e anche bene, che pur avendo affrontato alcuni argomenti in maniera veloce al tempo stesso lo ha fatto in maniera completa, e dal mio punto di vista da profana sapeva anche di cosa stava parlando: ora, non so se perché le piace questo sport e lo conosce o per essersi documentata, ma ha fatto veramente un ottimo lavoro.
Tornando alla trama, come ho detto, se a parer mio non è nel complesso molto originale, alcuni punti però li ho trovati particolari. O meglio ho trovato alcune decisioni di inserire degli avvenimenti molto intelligenti, tanto da rendere più completi i personaggi: il mettere in mezzo la madre di Byron sia per renderlo in alcuni casi come un bambino, ma anche per farlo vacillare nel momento in cui è stato ricattato. Fortuna vuole che Byron ha trovato persone che gli vogliono bene, in primis sua nonna, che pur non sapendo cosa accade al ragazzo e che odia la boxe riesce a dargli sempre buoni consigli. Poi ci sono John, il suo ex allenatore, e Brandon che alla fine riescono a farlo ragionare.
La cosa che ho veramente apprezzato dell’intero libro, come ho detto sono i mille dubbi di Byron, ma anche la scorrevolezza. Anche se in maniera veloce, in nemmeno duecento pagine, leggere questo romanzo è stato un vero piacere.
L’omosessualità nel mondo della boxe è un tabù di cui non si vuole parlare e affrontare questo argomento in un romance è qualcosa che esce dagli schemi. Sia Byron che Brandon hanno avuto i loro problemi, un peso sulle spalle, cercando di nascondere quello che realmente erano, per paura di essere giudicati, di perdere quanto stavano conquistando con fatica. Per paura di essere considerati inferiori solo perché amano qualcuno dello stesso sesso. Come se improvvisamente amare un uomo li possa rendere delle donne, fisicamente più deboli. Cosa che non è affatto vera.
Ecco, l’argomento è molto interessante, anche qui lo avrei approfondito di più, ma posso comprendere la decisione di sviluppare più la storia d’amore, il legame fra i due protagonisti che un argomento veramente complesso. Eppure attraverso questa storia d’amore che nasce in segreto, fra un allenamento e l’altro, aspettando con trepidazione l’arrivo di un incontro importante, l’autrice riesce a descrivere un mondo particolare, uno sport complesso e il mondo che lo circonda, dando la dimostrazione che non è vero che solo gli etero hanno abbastanza carattere, forza fisica e volontà per poter salire su un ring e combattere.


La boxe e coloro che la praticano è legato a parole e atti di omofobia. Alcuni pugili di diverse categorie, dai pesi piuma, ai massimi, in alcuni casi si sono lasciati sfuggire pensieri e parole non appropriate, omofobe, dando sempre di più un’immagine omofoba e machista di questo sport. Qui di seguito riporto il link di un articolo interessante di questi avvenimenti, dove alcuni pugili fra i più famosi, in tempi moderni, hanno fatto dichiarazioni decisamente pessime: Boxee omofobia, un mito da sfatare. Breve storia del machismo sul ring.







Mi è piaciuto questo libro, da alcuni punti della recensione non sembrerebbe, ma invece è stata una lettura illuminante. Una lettura che mi ha portato a fare alcune ricerche, a scoprire un mondo e uno sport di cui fino a ora avevo solo sentito parlare, ma su cui mai mi ero soffermata a riflettere, a pensare come poteva essere.
Ogni sport è difficile, eppure ce ne sono alcuni dove muoversi, ambientarsi, anche solo il proprio orientamento sessuale, portano a rendere la vita di chi lo pratica ancora più difficile. Ecco, il libro di Manuela Chiarottino, oltre a essere una splendida storia d’amore, descrive l’evoluzione dei due protagonisti, che a modo loro maturano e crescono. Brandon, da parte sua, non vuole più nascondersi, rinnegare se stesso, al contrario il percorso di Byron è molto più complesso e lungo. Il suo è un percorso di crescita sotto diversi punti di vista, sia sportivo che umano. Un percorso che lo porta a diventare un uomo pronto a prendere le sue decisioni, ma anche a reprimere e far scemare quella rabbia che per troppo tempo ha covato dentro di sé. Tutto questo scorre in maniera perfetta, facendo appassionare il lettore e portandolo a un finale che non mi sarei mai aspettata e che mi ha lasciato senza parole e al tempo stesso mi ha fatto sorridere.


Veramente un gran bel libro, faccio tutti i miei complimenti all’autrice che si merita quattro piume.



Commenti

  1. Manuela Chiarottino10 settembre 2017 11:46

    Grazie per la recensione. In realtà anch'io conoscevo poco questo sport, mi sono documentata molto e ho scoperto così la storia di Emile Griffith che mi ha convinto ancora di più all'idea di scrivere questa storia. Certo la boxe rimane sullo sfondo, ma spero di aver creato la giusta atmosfera. E un pizzico di interesse :-) Grazie ancora.

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    1. Il libro mi è piaciuto molto, hai suscitato in me molto interesse, anche se ammetto che la boxe continua a non attirarmi molto come sport, persone che si picchiano continuo a non capirle xD.
      La storia scorre bene e anche se lo sport è rimasto sullo sfondo, con solo qualche accenno, l'ho trovata una piacevole lettura e ha saputo darmi i giusti imput per andare a cercare almeno le regole e soprattutto mi ha fatto venire in mente l'idea per gli approfondimenti.
      Veramente bravissima!

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