L'ascesa dei re di C.S Pacat



Trama:
Damianos di Akielos è tornato.
Ora che la sua identità è stata svelata, Damen deve affrontare il suo padrone, Laurent, come Damianos di Akielos, l'uomo che il principe di Vere ha giurato di uccidere.
Sull'orlo di una battaglia epocale, il futuro dei loro due regni è in bilico. A sud, l'esercito di Castor si sta radunando, mentre a nord le forze del reggente si mobilitano per la guerra. L'unica speranza di Damen è allearsi con Laurent per sconfiggere insieme i loro usurpatori. Ma anche se la fragile fiducia che condividono resisterà alla rivelazione della vera identità di Damen, sarà sufficiente per sventare l'ultimo e più spietato piano del reggente?

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Eccomi di nuovo tra voi con una nuova recensione. Credo che avrò molto da sproloquiare, perché ho intenzione di dividerla in due parti: la prima parlando del libro, di cosa ne penso, se mi è piaciuto o meno; la seconda invece la segnalerò come spoiler, e vorrei approfondire un po’ il mio pensiero e parlare, ma soprattutto spiegare come mai mi sarebbe piaciuto leggere il libro con il Pov di Laurent. Dopo essere giunta alla fine ho un mio pensiero, ma lo scriverò alla fine.
Comunque, per chi fosse interessato, cliccando sui titoli potete trovare le recensioni ai primi due libri della trilogia: Il principe prigioniero e La mossa del principe.



Alla fine de La mossa del principe ero rimasta con il cuore in gola; i soldati di Akielos, con a capo Nicandros, hanno scoperto che Damianos, l’erede al trono, è ancora vivo. E il libro precedente termina così, con un intero esercito che si inchina al loro re, mentre Damen si chiede come cambieranno le cose d’ora in poi con Laurent, nel momento in cui dovrà dirgli chi è realmente, soprattutto perché è colui che ha ucciso Auguste, suo fratello maggiore ed erede al trono, una delle persone alla quale il giovane principe era più affezionato.
Da questo momento, iniziando le prime battute del libro, ero curiosissima di come fosse stato impostato, degli avvenimenti che avrei incontrato leggendolo e se mi avrebbe appassionato come gli altri, mantenendo gli standard che mi aspettavo.
Ebbene è accaduto, il libro mi ha appassionato, è molto bello e le vicende si susseguono alternando momenti più angoscianti a delle scene che danno quasi sul surreale; ho sorriso quando Laurent e Damen si sono spacciati per due mercanti di Vere, e con una sfacciataggine da pochi il principe ha chiesto a un gruppo di soldati di Akielos di aiutarli ad aggiustare il carro su cui viaggiavano, stessi soldati che li stavano cercando per catturarli. Messa a quel modo sembrava quasi una scena comica.
La parte migliore del libro, a parer mio, è la descrizione del rapporto tra i due principi, di come man mano hanno imparato a conoscersi, senza maschere, senza nascondersi dietro al ruolo padrone-schiavo, ma anche superando il loro passato, le differenze e soprattutto l’odio che Laurent ha sempre provato per Damianos, colui che ha ucciso suo fratello. Man mano con tutte le difficoltà che il loro passato e i loro ruoli, nonché la situazione, impone, imparano a conoscersi, ad apprezzarsi, a chiarirsi, senza dover far finta di non sapere chi fosse l’altro, con la maschera abbassata. Man mano gli atteggiamenti manipolatori e distaccati di Laurent crollano per lasciare posto all’attrazione, ma soprattutto alla fiducia. Sì, Damen ha ucciso suo fratello, per tanto tempo ha odiato una figura che non conosceva, quello che era un nemico, ma pian piano, avendolo attorno, pur cercando di nasconderlo, ne è rimasto attratto. Ha iniziato a fidarsi di quello schiavo, di quell’uomo dal carattere forte che mai e poi mai gliel'ha data vinta, che mai si è sottomesso nemmeno dopo che lo ha frustrato cercando di umiliarlo. Allo stesso modo ha ceduto a quel re forte, al condottiero, ma anche all’uomo leale che lo ha corteggiato con parole sincere, dimostrandogli quanto fosse attratto da lui, spiazzando ogni volta Laurent, facendo crollare man mano le sue difese e quel muro di indifferenza che ha sempre dimostrato a tutti.
Osservare e leggere l’intero libro da parte di Damen non è stato male, mi è piaciuto, forse potrei anche dare ragione a chi dice che è perfetto così e ignorare tutte le domande e tutti i dubbi che mi sono venuti in mente. Sicuramente è veramente uno splendido libro, l’ho adorato e mi è piaciuta l’evoluzione dei due personaggi, il loro carattere, ma anche il loro rapporto. Man mano entrambi si svelano agli occhi l’uno dell’altro, e sempre attraverso gli occhi di Damen scopriamo quello che sta accadendo, i vari intrighi in cui i due sono stati messi in mezzo, le manipolazioni del reggente nello sperare che in un qualche modo, incontrandosi, i due si odiassero, crollassero o commettessero un qualche errore per distruggersi, in modo di avere via libera su entrambi i regni sui quali ha messo gli occhi. Queste manipolazioni, questa parte del libro è una di quelle che ho preferito e allo stesso tempo è quello che mi sarebbe piaciuto di vedere più approfondito.
Durante la lettura ero anche un po’ preoccupata per il finale; chiacchierando con chi il libro lo aveva letto in inglese e chi aveva seguito la storia sul web, avevo capito che fosse un finale aperto e che lasciasse molte cose in sospeso. Al contrario, pur essendo differente dai soliti happy ending classici, l’ho trovato di mio gusto. Un finale appropriato e perfetto per come sono stati caratterizzati i due personaggi: non si sono scambiati baci appassionati, "ti amo" e giuramenti di amore eterno, ma a modo loro hanno confermato il loro rapporto.

Lo stile dell’autrice è nettamente migliorato con il maturare della sua storia e come al solito la traduzione è impeccabile, veramente di mio gusto.
Un punto poi che ho veramente apprezzato del libro, oltre allo stile, è che l’autrice usa bene la terza persona, ma soprattutto la crescita dei personaggi, il loro evolversi e scoprirsi man mano, svelando i lati più nascosti del loro carattere, imparando a fidarsi l’uno dell’altro.
Se nel primo libro avevamo Laurent che apparentemente era un blocco di ghiaccio e Damen un concentrato d’ira per essere stato venduto, man mano conoscendosi, affrontandosi, si sono evoluti, sono cresciuti e il lettore ha scoperto anche punti che entrambi cercavano di tenere nascosti al mondo, forse a loro stessi, ma sicuramente agli occhi dell’altro.



In questo libro, più che negli altri, si nota come la storia ruoti principalmente attorno ai due principi, e non parlo solo del fatto che entrambi debbano recuperare il loro regno, cacciare gli usurpatori, ma proprio che ruota attorno alla relazione che è nata negli altri due libri e in questo si è consolidata; non solo quella tra principe e schiavo, ma quella tra due sovrani pari e soprattutto quella tra Laurent e Damianos. E se da fangirl io ho adorato questa cosa, ammetto che il romanzo per un verso perde un po’. Ci sono personaggi interessanti che avrebbero reso molto di più se avessero avuto un ruolo più presente; mi è dispiaciuto che da un momento all’altro altri sono stati relegati a un ruolo marginale fino a quando nel libro precedente invece erano più presenti.
Comprendo le decisioni dell’autrice, ma alcune cose mi hanno lasciato con un vuoto dentro, chiedendomi come mai molti punti della storia, molti personaggi siano stati ignorati per concentrarsi solo sui due protagonisti, quando anche quelli sono strettamente legati a quanto sta accadendo e, dandogli un pochino più di spazio, il libro sarebbe risultato molto più completo dal mio modesto punto di vista.
Ma anche se, come al solito, lo so, posso essere ripetitiva, la mancanza del punto di vista di Laurent per me ha fatto perdere un po’ al romanzo. Ammetto che lui sia il personaggio migliore, quello che mi ha attratto di più, capisco cosa piace tanto alle fan e cosa ha attirato me, come anche Damen, ovvero oltre all’avvenenza di Laurent, il suo carattere distaccato, questa sorta di aurea e di mistero che tengono lontane la maggior parte delle persone. Il principe non ha amanti, ma sembra che non abbia nemmeno amici o confidenti; ha creato attorno a lui un muro che nessuno, fino a quel momento, è riuscito a scalfire, e man mano, anche se si intuisce abbastanza in fretta, si comprende il perché. Come mi sono fatta una mia idea sul come mai non vuole che la sua stirpe continui, ma che termini con lui. Oggettivamente mi hanno detto: "È un re, dovrebbe pensare al suo popolo, al suo regno, senza un erede scoppierà una guerra per il trono", ma allo stesso tempo, proprio perché sono entrata tantissimo in empatia con questo personaggio, sono giunta alla conclusione che non lo fa per egoismo o perché non è attratto dalle donne, ma per paura. Ha paura che potrebbe lasciare un figlio da solo, che questo possa soffrire come è accaduto a lui, che finisca tra le grinfie di qualcuno come il reggente. Ma forse ha anche paura di far nascere qualcuno che sia molto più simile a suo zio ed entrambe queste paure lo hanno portato a decidere di non avere eredi.

L’ascesa dei re rimane un libro stupendo e con un finale di tutto rispetto, un romanzo che mi ha appassionato alla prima lettura e che si merita quattro piume per i personaggi principali e il modo in cui sono cresciuti, per le ambientazioni e come l’autrice ha descritto due culture completamente differenti attingendo alla realtà, descrivendo la schiavitù e il ruolo di uno schiavo in maniera egregia, senza rendere il tutto forzato. Lo stesso vale per la cultura di Vere e il modo in cui è completamente differente da quella di Akielos, il modo in cui i veriani sono disinibiti per un verso. Ho apprezzato anche il modo in cui i due popoli, non solo i loro sovrani o soldati, si odiano tra di loro, litigiosi e apparentemente incompatibili come fossero cani e gatti, eppure quando è il momento, anche se con difficoltà, sono pronti a superare queste divergenze, questo odio radicato da sempre, aumentato nel momento in cui il principe erede al trono è morto sotto la spada di Damianos. Eppure, tra odio e differenze, non possono essere isolati, non possono ignorarsi visto che si scopre che alcuni mercanti di Vere commerciano con Akielos e quindi quelle differenze non sono nemmeno troppe. Ho riso come una matta ad alcune scene che danno sul surreale, in cui sono protagonisti Damen e Laurent, lasciando perplessi gli altri personaggi, Nicandros primo fra tutti. Scene che smorzano i momenti più angoscianti e rendono la lettura molto più scorrevole e per nulla pesante.
Il punto migliore è la fine, quel finale che apparentemente, con poche battute, sembra la fine di tutto, ma che al tempo stesso apre molte porte e uno splendido futuro.
Sì, quattro piume le merita tutte…






Da qui inizia una parte della recensione che non serve assolutamente a sminuire il libro ed è piena di spoiler, compreso sul finale, quindi per chi non ne vuole eviterei di leggerla. Sono mie riflessioni, l’ho letto tutto d’un fiato e non do quattro piume a caso se quello che ho letto non mi è piaciuto, ma al tempo stesso riesco a trovare delle cose che non mi hanno convinto. In questo caso, per i libri della Pacat sono dovuta arrivare alla fine della trilogia per farmi bene un’idea, per vedere se alla fine, conclusa la storia, avessi apprezzato la sua decisione di impostare la storia tramite un unico punto di vista, se a modo suo fosse riuscita a rispondere a ogni domanda, rendendo la storia completa.
Come ho scritto anche nelle altre recensioni, mi è mancato moltissimo un altro pov all’interno della storia, per conoscere bene Laurent e per capire meglio cosa stesse accadendo, pertanto, per quanto io abbia apprezzato questa saga, penso che la spiegazione di alcuni avvenimenti sia un tantino forzata. Ho alcune risposte, ma allo stesso tempo certe cose che sarebbero dovute risultare drammatiche, come alcuni comportamenti di altri personaggi, non mi hanno toccato, perché non mi sono arrivati. Da quanto ho letto non sembrano essere arrivati nemmeno a Damen, che è colui da cui vediamo ogni cosa; forse in alcuni casi c'è un po’ di sorpresa, ma per il resto manca proprio la sua empatia verso determinati avvertimenti. Dopotutto ho come l’impressione, soprattutto in questo terzo libro, che i suoi sentimenti siano Laurent centric: si preoccupa per il principe di Vere, per la sua salute, per i suoi sentimenti di quello che penserà di lui, poi di tanto in tanto passa al suo regno e a come riprenderselo. Nicandros ha ragione, sembra che ogni azione di Damen sia di quelle che fa un innamorato al suo amante. Qualcuno mi ha detto che se ci fossero stati entrambi i pov si sarebbe perso l’effetto sorpresa; ho i miei dubbi a riguardo, ma ognuno la vede a modo suo. Ribadisco, il libro l’ho adorato, per tutti i motivi che ho elencato sopra, eppure osservandolo in maniera obiettiva penso che come è stato impostato fosse adatto per essere pubblicato sul web in maniera amatoriale, ma per la pubblicazione con casa editrice servisse approfondirlo di più e ampliare la trama con le dovute spiegazioni. Creare un romanzo dove diversi personaggi potessero avere la loro voce, mantenendo ugualmente l’effetto sorpresa.
Faccio alcuni esempi: già partendo dalla fine dello scorso romanzo, Nicaise in tutta la serie ha avuto un ruolo fondamentale, si intuisce a inizio storia che tra lui e Laurent c’è una sorte di amicizia/rivalità. E per quanto sembri un ragazzino rancoroso e geloso del principe, era tutt’altro, fedele al regno e affezionato a Laurent, tanto da cercare di difenderlo e morire per questo. Sarebbe arrivato molto di più al lettore la scena in cui Nicaise cerca di perorare la causa di Laurent, di difenderlo dalle accuse di tradimento e il reggente ordina di decapitarlo; la sua paura, la sensazione di tradimento descritte bene avrebbero toccato tantissimo il lettore. Come quanto ha fatto per Laurent, non so se voluto o indirettamente, rubando documenti importanti al reggente, lo si poteva descrivere senza però rivelare cosa avesse fatto e soprattutto per chi.
Lo stesso vale per Govart; lui si è comportato da infame fino alla fine, è morto in maniera assurda, eppure ha avuto un ruolo fondamentale: ricattava l’uomo più importante di Vere, quello che se fosse accaduto qualcosa a Laurent sarebbe diventato re, e all’autrice non è venuto in mente di mettere un suo pov in cui si crede più furbo di tutti gli altri, o se avesse avuto dei dubbi, come non le è venuto in mente di mettere un pov del reggente, che sembra un tipo molto alla mano, fa decapitare il suo amante bambino perché difende il nipote, ma lascia correre chi lo ricatta senza nemmeno perdere il controllo?
Anche un pov del reggente poteva essere interessante: descrivere meglio i suoi gusti; anche in questo caso è lampante quali sono e che sicuramente ha fatto le stesse cose al nipote, però c’è modo e modo di trattare alcuni argomenti. Ammetto che in questo caso la Pacat lo ha fatto in maniera delicata, o meglio ha fatto solo pensare cosa fosse accaduto senza entrare nei particolari, però sarebbe stato interessante vedere e leggere come il consiglio di Vere e molti nobili non apprezzassero i gusti di quell’uomo. Perché messa così, descritta in questo modo, sembra che a Vere tutti possano portarsi a letto chi vogliono, che chiunque possa diventare un favorito indifferentemente dall’età e che agli altri stia bene, come se l’intera corte e la nazione sia immorale sino a questo punto. Inserire dei punti, delle affermazioni in cui il consiglio non fosse d’accordo non sarebbe stato male.
Altra cosa che mi ha lasciato un tantino perplessa è che sembra che ogni mossa politica, ogni attentato sia stato fatto dal reggente di Vere e che il fratello di Damianos fosse solo un burattino; probabilmente era così, ma per quanto sia stato rigirato e manipolato dal reggente è un tipo che pensa di essere al comando, ha avuto tre battute in tre libri ed è morto male alla fine; ha cercato di usurpare il trono, dimostrando tutto il suo odio, solo per gelosia.


Parliamo anche di Laurent che manda messaggi a Nicandros convincendolo ad aiutarlo; praticamente l’uomo, con il suo esercito, lascia la sua casa per aiutare un principe di Vere e poi per tutto il tempo in cui si incontra con Damianos cerca di convincerlo di lasciarlo perdere e che dell’altro non ci si può fidare.
Innanzitutto voglio sapere come ha fatto Laurent a convincere Nicandros ad aiutarlo, visto che anche i suoi sottoposti non è che si fidino del sovrano.

Per arrivare poi alla fine di questa saga, dove all’improvviso vengono fuori avvenimenti di cui nessuno ha nemmeno sospettato l’esistenza; spuntano così, senza un vero e proprio senso logico prove contro il reggente. Io comprendo veramente l’effetto sorpresa, ma questo deve essere spiegato, non esiste che alla fine appaiono testimoni, prove senza essere state confermate, prese sulla parola così. Dal mio punto di vista è stato un finale troppo veloce, senza le dovute spiegazioni se lo si osserva e analizza come saga fantasy, al contrario se si vuole vedere la storia come l’evoluzione del rapporto tra Laurent e Damen e tutto il resto solo di contorno allora va più che bene così.


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