Wrath - Nuove Alleanze (Saga la Fede e l'Inganno) di John Gwynne





Nelle Terre dell'Esilio, le conseguenze della guerra hanno raggiunto il punto di non ritorno. Re Nathair controlla ormai la fortezza di Drassil, nascosta nel cuore della Foresta di Forn, e tre dei Sette Tesori sono nelle sue mani. Alleatosi con Calidus e con la perfida regina Rhin, è disposto a tutto pur di conquistare i restanti quattro Tesori, che gli permetterebbero di acquisire la facoltà di aprire il portale verso l'Oltremondo. Corban, l'unico in grado di opporsi ai piani del re, è stato fatto prigioniero dai guerrieri Jotun, giganti che terrorizzano le schiere nemiche. Con il suo esercito in rotta, Corban deve trovare una via di fuga e nuovi alleati, ma quale delle fazioni in guerra appoggiare? Chiamare al proprio fianco bellicosi giganti potrebbe rivelarsi la scelta giusta? Qualunque sarà la sua decisione, Corban dovrà fare i conti con Nathair e i suoi alleati. La sua vita è appesa a un filo, e con essa il destino delle Terre dell'Esilio, perché quella che sta per essere combattuta è l'ultima delle battaglie, la più cruenta e sanguinosa.








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Salve! Sono qui per parlarvi di un libro che ho appena terminato di leggere, l’ultimo di una saga che ho amato in particolar modo e  per cui sono stata in trepidazione per mesi nell’attesa del capitolo conclusivo. Già, perché non è un’utopia, le saghe finiscono, almeno alcune.
Della saga a grandi linee vi ho già parlato a questo link: La fede e l'inganno. A essere sincera e se non ricordo male è stata la recensione più brutta della storia, ho cercato di evitare spoiler e ho parlato a grandi linee della trama, ma non ho approfondito molto. Oggi invece sono in vena di sproloquiare, fangirlare, disperarmi per aver terminato un libro e dover lasciare personaggi ai quali mi sono affezionata tantissimo, abbiamo passato dei bellissimi momenti insieme.

Ma andiamo con ordine, innanzitutto vi ricordo che quella che ho appena letto è una saga fantasy, in stile source and sorcery; ora voi mi direte: "ma ce ne sono a decine di questo tipo, libri e saghe che si somigliano un po’ tutti, alcuni nemmeno troppo originali." Concordo, avete ragione, di questi tempi trovare storie originali fantasy è difficile. Tolkien con Lo Hobbit prima e Lord of the ring dopo è stato un precursore, un genio. Ma gli appassionati sanno bene che lui ha creato un mondo per poter utilizzare la lingua elfica che aveva inventato; a questo link potete trovare un articolo che ho scritto mille mila anni fa, con qualche informazione riguardo a Tolkien e la recensione de Lo Hobbit: L'universo di Tolkien.

Tolkien è stato un genio, lo ripeterò all’infinito, ha creato un mondo, un genere e delle dinamiche per i suoi personaggi che con gli anni poi sono state riprese da molti altri autori del genere.
Con il tempo si sono susseguiti altri scrittori, fino a quando non è arrivato George R. R. Martin, probabilmente sono le due R nel nome a renderli degli ottimi scrittori fantasy, lui ha portato a noi lettori A song of Ice and Fire, altra saga che ho amato tantissimo e di cui attendo con trepidazione la fine, arriverà prima o poi. Anche i libri di Martin sono medievaleggianti, in questi ci sono creature che vengono da oltre la barriera e draghi, c’è un mondo dove le stagioni durano anni, passando da lunghe estati ad ancora più lunghi inverni, nei suoi libri si parla di intrighi e di battaglie, con personaggi veramente stupendi.
Tutto questo discorso per dirvi che pensavo che, dopo aver letto degli splendidi libri degli autori sopra citati, probabilmente non avrei mai incontrato nulla che mi avrebbe esaltato allo stesso modo. Mai dire mai, come si suol dire; un giorno in libreria sono stata attirata dal primo volume di questa saga, Malice, e così appena tornata a casa ho preso l’ebook, il cartaceo è parecchio scomodo da portarsi in giro.
L’inizio della saga, sono sincera, è un tantino lenta, il primo libro è una lunga presentazione dei personaggi, dei luoghi e una lunga presentazione per quel che avverrà, compresi gli accenni a una profezia sui destini delle Terre dell’Esilio.
Ora voi vi chiederete come mai io sia talmente esaltata per questa saga, quando sembra essere non troppo dissimile da molte che sono già uscite: ebbene è semplice, perché al contrario di molti altri libri che si trovano in circolazione, questa serie segue alla perfezione le indicazioni che danno sia il nome della saga, sia i titoli e i sottotitoli di ogni singolo romanzo, e man mano, leggendola, si uniscono i pezzi, gli avvenimenti e si comprende il motivo proprio del perché l’autore ha dato quei titoli al libro. Non sono messi a caso e a quanto pare è anche il motivo per i quali non sono stati tradotti, almeno penso.

Devo andare con ordine e cercare di non spoilerare troppo, ma non
so se ci riuscirò. Ho amato questa saga e credo che non smetterò di ripeterlo, mi ha lasciata sorpresa sotto molti punti di vista soprattutto perché è iniziata come tanti fantasy, quindi nulla di innovativo o altro, è con l’andare avanti della trama che l’autore riesce a stupire in maniera magistrale il lettore, ma non solo per quello. Un’altra cosa che mi ha sorpreso è stato come ha gestito il racconto corale e i diversi pov dei personaggi.

La fede e l’inganno è una serie di romanzi corali che si muovono in un lungo arco di tempo, anni. Anche se non lo specifica in maniera precisa, il tempo scorre e i vari personaggi crescono, maturano: da giovani ragazzi che potevano essere nel primo libro in quest’ultimo sono diventati uomini e donne, condottieri e sovrani. Ognuno di loro ha avuto un percorso, una sua formazione di crescita e cambiamento che mi ha veramente sorpreso: perché sì, c’è stato un loro cambiamento, una maturazione, un indurirsi dei vari caratteri visti gli eventi che hanno affrontato, ma al tempo stesso è come se fossero rimasti loro stessi, in una parte del loro animo sono rimasti i giovani sognatori di inizio saga.
Altro punto molto interessante è la struttura del libro, non tanto per i pov differenti, quelli sono nella norma nei romanzi corali; e nemmeno le varie strade e diramazioni che hanno preso nei romanzi le varie vicende e i vari personaggi, allontanandosi tra loro per poi incrociarsi di nuovo e tornare a essere una sola trama lineare a fine storia. La cosa che mi è piaciuta è l’alternanza dei pov e la scelta dei vari personaggi dai cui occhi il lettore viene a conoscere la storia. Molti capitoli sono dal punto di vista del protagonista, del personaggio principale ovvero Corban, ma già ce ne sono meno della sua nemesi Nathair, ma tantissimi di un altro coprotagonista fondamentale ai livelli della storia, Veradis, che per lungo tempo è stato il miglior amico di Nathair, re di Tenebral e sua prima spada. Questa decisione mi ha lasciato decisamente sorpresa, descrivere e mandare avanti una storia da alcuni personaggi principali, ma anche da molti secondari, eppure il tutto filava e per un verso dava modo al lettore di farsi un suo punto di vista, di non vedere tutto o bianco o nero, come potrebbe accadere in altri libri dove si ha solo un punto di vista. In questo caso si ha la possibilità di conoscere quanto avviene a tutto tondo e così l’intera storia ha un senso, come le varie diramazioni e le vicende secondarie che si sono formate all’interno dell’intera saga. Tutto in un determinato modo era legato, come lo erano tutti i personaggi, amici e nemici.
La storia al tempo stesso procede lineare, va avanti a seconda dei personaggi, si interrompe in un punto e procede con il nuovo pov, che questi siano da uno schieramento o dell’altro, pertanto si ha una visione completa di loro, del loro carattere, come si vedono e come vengono visti dagli altri personaggi, ma anche come sono caratterizzati. Ma soprattutto non si perde il filo del discorso, della trama. Mai una volta sono dovuta tornare indietro a leggere cosa accadeva.
Credo che sia uno dei pochi libri tanto completo a livello di caratterizzazione. I personaggi sono complessi, molte volte completamente in preda ai sentimenti e alle emozioni tipiche degli esseri umani, tanto che sono in pochi quelli che sono buoni per essere buoni o dei cattivi fine a se stessi. Insomma non sono cattivi perché sì.
Ci sono molti personaggi che hanno tante sfumature di grigio che li portano su determinate strade, per poi cambiarle, sono pochi quelli che rimangono fedeli alle loro idee, alle loro decisioni anche se sbagliate, ma anche in quel caso c’è un motivo ben delineato. L’unico che si potrebbe definire un cattivo fine a se stesso, cattivo e basta, è il dio caduto Ashrot, ma lui in tutta la storia, nei quattro libri, assieme ai suoi esseri dell’Oltremondo hanno solo un desiderio: invadere le Terre dell’Esilio e conquistare, distruggere e rendere tutti gli esseri umani schiavi. Ma lui ha un ruolo, è una divinità cattiva, un essere dell’oscurità, pieno di rancore e ambizione, pertanto ci sta che sia solo cattivo e non abbia nessun tipo di ripensamento.
Per quanto riguarda tutti gli altri personaggi dell’intera saga, nessuno di loro è mai stato obbligato a essere buono o cattivo, tutti hanno avuto il libero arbitrio, la possibilità di decidere cosa fare, da che parte stare, anche se molte volte c’è stata una piccola spintarella, ma non approfondirò questa parte, è a sorpresa.
Io vorrei anche tanto parlare dei personaggi, non in generale, uno per uno, ma sono tanti, appartenenti a razze differenti e tutti decisamente complessi, l’unica cosa che posso dirvi è come ho accennato sopra: tutti, nel bene o nel male hanno un'evoluzione sia fisica che mentale. Crescono, maturano, si schierano e alla fine decidono da che parte stare prendendo le loro decisioni, giuste o sbagliate che siano. Potrei fare mille esempi di questi che rappresentano alla perfezione la saga, il comportamento, la fede e l’inganno, ma evito.
In molte saghe, soprattutto con tanti personaggi poi non è inusuale che si creino diversi filoni di storie; diverse trame differenti, alcune auto conclusive, molte che poi andranno a ricollegarsi a quella principale per portare inesorabilmente alla fine della storia, alla sua conclusione. Nella saga de La fede e l’inganno non accade diversamente, ci sono diversi personaggi che portano avanti diverse parti della storia, in alcuni casi queste sembrano non collegarsi per nulla fra loro, eppure anche qui tutto ha un senso, non all'inizio, ma pagina dopo pagina, anche con la comparsa di diversi personaggi, tutti prende la giusta direzione.


Ora voglio parlare un po’ dei titoli dei libri, come ho accennato nell’introduzione a questa recensione; questi, come il nome della saga stessa, danno grandi indizi non tanto sulla trama specifica del libro in questione, ma sulle emozioni e su quello che proveranno i vari personaggi. Ecco, posso affermare che i vari titoli saranno le emozioni che guideranno ogni personaggio all'interno dell’intero libro, ma non voglio spoilerare quanto avviene, solo dire di farci un tantino caso, perché come idea è veramente geniale. In molti probabilmente si soffermeranno solamente sulla seconda parte del titolo, ma quella importante è la prima, come il nome dell’intera saga e andando avanti nella lettura vi si trovano le sfumature, il motivo di quei titoli.
Per la prima volta dopo tanto tempo ho trovato un titolo adeguato alla storia e la traduzione fedele, tanto da farmi ritenere geniale l’autore per quanto ha creato.
Questa sui titoli è stata una piccola digressione, approfondendo e volendo dire tutto quello che mi passa per la mente potrei raccontarvi pagina per pagina quanto accade e non mi sembra il caso, però sono dispostissima a parlare dei libri con chiunque ne abbia voglia e li abbia letti xd, sono in fase esaltazione.


Questo libro mi ha fatto riflettere molto, ho anche pianto in alcune sue parti, ma nella saga in generale, soprattutto dopo aver terminato Wrath mi sono soffermata a pensare. In molti credono che il fantasy sia un genere per bambini, storie inventate con creature dell’immaginazione e mondi fantastici, eppure quelli fatti bene, i fantasy ben strutturati fanno riflettere, o almeno io la vedo così.
Le Terre dell’Esilio sono inventate, è un mondo fantastico dove si muovono diverse razze, anche le divinità a cui si rivolgono gli abitanti di questo mondo sono inventati, eppure i comportamenti dei personaggi, come la politica che si muove dietro ogni regno e far scoppiare battaglie e guerre sono sempre gli stessi: avidità, desiderio di potere, gloria e quant’altro. Gli uomini, in questo libro fantasy, come anche i giganti e molte altre creature, vengono descritti con gli stessi desideri e gli stessi impulsi che hanno le persone reali. Stessi pregi e stessi difetti.
Le persone complottano, desiderano, rubano; molte si rendono conto di stare sbagliando e cambiano il loro percorso, altre continuano a rendersi conto di stare sbagliando, eppure proseguono per la loro strada: un personaggio così è Nathair, il giovane re di Tenebral. Ambizioso, inizia la sua storia con tutte le migliori intenzioni di questo mondo, poi man mano viene manipolato, alla fine decide di continuare a percorrere la sua strada, per ambizione, per gelosia, per orgoglio.

Wrath - Nuove alleanze è la conclusione degna e stupenda di
una grande saga fantasy che può essere inserita tra le migliori in circolazione. Un libro in cui l’autore ha creato un mondo con molti personaggi, ma più d'ogni altra cosa è un libro, un’intera saga dove Gwynne esplora l’animo umano con i suoi pregi e i suoi difetti.

I personaggi sono molto più veri rispetto a tanti altri libri che ho letto, altri fantasy, ma anche generi differenti. Vivono in preda delle loro emozioni, dei loro sentimenti e tutto questo può anche farli agire d’impulso.
Questa è una saga fantasy che io consiglio a chiunque di leggere, a chi è amante del fantasy, perché non può assolutamente perdersela, a chi gli si avvicina per la prima volta perché scoprirebbe un mondo fantastico e complesso con altrettanti personaggi interessanti.
Cinque piume, il massimo che posso dare, ma gliene darei anche dieci o quindici.
Libro meraviglioso <3


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Tutti guardavano oltre il perimetro settentrionale del campo di battaglia, dove il terreno risaliva verso la foresta. Gli alberi stavano tremando. Poi anche il terreno fu scosso da una vibrazione che Veradis poté percepire attraverso la suola degli stivali. Fra gli alberi c’erano ombre che si muovevano, uno spostamento nella penombra che correva lungo tutta la cresta del pendio, poi alcune figure uscirono dall’ombra: erano enormi, tutte muscoli e pelo, zanne e artigli, occhi d’ambra e fauci rosse. Erano enormi orsi coperti da cotte di maglia, e in sella portavano giganti vestiti di cuoio, ferro e pelli, con i capelli intrecciati per la guerra, asce e martelli da guerra che scintillavano sotto il sole al tramonto. Centinaia di giganti, schierati in una lunga linea lungo il costone, e altre forme si intravedevano alle loro spalle. Erano tutte le forze dei Jotun, ed erano venuti in cerca di battaglia e di sangue. Una quiete improvvisa dilagò sul campo di battaglia mentre un numero sempre maggiore di guerrieri smetteva di combattere per fissarli, e ci fu un singolo momento perfetto in cui Veradis ebbe la certezza che tutti fossero in silenzio, sul campo di battaglia di Drassil e sopra di esso. Al centro della linea vide un gigante che brandiva un martello da guerra e aveva i capelli biondi e i baffi raccolti in spesse trecce; accanto a lui c’era una gigantessa che impugnava una spada lunga. Veradis la riconobbe. È quella che ha consegnato a Corban la cotta di maglia per Tempesta. Sig, così lui l’ha chiamata. Mentre osservava la scena, l’orso del gigante biondo avanzò di alcuni passi e lui esaminò il campo di battaglia, poi gridò un ordine e l’orso riprese ad avanzare mentre Sig si portava un corno alle labbra e lo suonava, uno squillo raccolto e ripetuto da altri giganti lungo tutto il costone. L’istante successivo centinaia di orsi si mossero per seguirlo, una lunga linea che fluì fuori della foresta, sul costone e giù per il pendio. Poi gli orsi presero velocità, lanciandosi in una carica possente, e Veradis fu certo che il terreno stesse tremando.











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