Chiacchiere in libertà #9: Educare alla lettura, riflessioni!






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Salve, è diverso tempo che non scrivo in questa rubrica, ma sono stata molto molto impegnata: problemi vari e il mandare avanti il blog in genere mi ha rallentato e me ne dispiace molto. Cercherò di recuperare, di certo non un articolo a settimana, ma almeno uno al mese, voglio fare le cose per bene e se riesco approfondite.
Diversi mesi fa avevo iniziato la bozza che poi sarebbe diventata, forse, questo articolo; avevo buttato giù delle idee sull'agenda, c’erano alcune riflessioni e alcune parti già scritte, ma rileggendolo mi sono resa conto che non aveva senso, non sapevo dove voler arrivare, di cosa parlare precisamente e cosa volevo approfondire. Avevo iniziato commentando un’intervista fatta a Daniel Pennac, che ho condiviso anche sulla pagina del blog, questa per la precisione, ma poi oltre a frasi sparse, forse anche un discorso senza senso, mi ero arenata.


Di cosa volevo parlare veramente? Pennac da parte sua dice tutto in quell’intervista, spiega alla perfezione il suo punto di vista, il come mai i lettori diminuiscono, come sembra che chi dovrebbe spingerli a leggere, ad appassionarsi alla lettura siano i primi a non leggere più, o forse a non aver mai letto.
L’intervista a Daniel Pennac è interessante, lui come persona riesce veramente a incantare, soprattutto quando parla di libri, di  lettura, di scrivere e anche di insegnare. Lo scrittore afferma che in Francia, come in Italia, e come in diversi paesi del mondo i professori si lamentano che i giovani leggono sempre meno o non leggono proprio. Lamentela che si ripete ciclicamente da quando era giovane lui. I suoi professori si lamentavano che i ragazzi non leggevano, e poi gli insegnanti suoi colleghi fanno la stessa cosa ora. Tutti si lamentano che i ragazzi non leggono, come se avessero dimenticato che loro stessi, alla stessa età, erano i primi a non aprire dei libri per il puro piacere di farlo.
Il pensiero dello scrittore francese, o meglio il suo ragionamento è giusto: come puoi spingere un ragazzo a leggere, a consigliargli qualcosa adatto a lui se chi consiglia è il primo a non aprire un libro da anni?
Parlando con i suoi colleghi ha scoperto che molti leggono solo argomenti e libri inerenti alla loro materia, altri solamente saggi, molti non leggono proprio; tornati a casa sono stanchi, non ne hanno voglia, è molto più semplice sentire il telegiornale in tv.

Quindi la domanda che Pennac ha posto ai suoi colleghi è stata molto semplice: come potete lamentarvi voi che i ragazzi non leggono quando siete i primi a non farlo? Come potete puntare il dito, quando non sapete consigliare un libro attuale, ben scritto, che li possa appassionare e avvicinare alla lettura?
Domanda decisamente intelligente e alla quale è anche difficile dare una risposta. Come si consiglia un libro se non ne conosci il contenuto, ma soprattutto come convinci qualcuno a leggere?
Credo che nessuno possa obbligare qualcun altro a leggere; a scuola si può sperare che, con le dovute indicazioni, i ragazzi si appassionino, si rendano conto che con un libro fra le mani possono sognare e immaginare, vedere mille posti differenti e conoscerli. Umberto Eco ha detto delle sagge parole sulla lettura: Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro. In pochi lo prendono sul serio, si vede da quanti pochi ragazzi stringono un libro fra le mani, anche un e-reader, o leggono sul telefono. Ma per quanto sia bello leggere non si può costringere nessuno a farlo, ma almeno si può tentare di educarli alla lettura, far decidere a qualcuno, più che altro i giovani, se ne vale la pena o meno.
Cercherò di spiegarmi in maniera più semplice possibile; la maggior parte dei ragazzi vede la lettura di un libro come un’imposizione, soprattutto se a casa nessuno ha mai letto e se non hanno libri, quindi quando si ritrovano a scuola e vengono “obbligati” a leggere qualcosa che segue il programma scolastico, ma che non li appassiona per nulla, man mano in loro si forma una specie di rigetto, di avversione verso la lettura in genere. Certo, questo non accade sempre, magari il libro in questione appassiona qualcuno, lo spinge a informarsi, a volerne leggere altri dello stesso genere e poi li spinge anche verso orizzonti più ampli. Ma siamo sinceri, quante volte accade?
Molti ragazzi appassionati di lettura lo sono ancor prima di andare alle scuole superiori. In casa hanno almeno un genitore, se non entrambi, lettore. Sono abituati a essere circondati da libri, ad averne in casa, in camera. Alcune persone ne hanno ammonticchiati ovunque. Io mi ricordo che mio padre e un suo amico, anche dopo sposati, facevano a gara per vedere chi ne aveva di più e soprattutto chi ne aveva letti di più.
Al contrario mi è capitato, quando andavo ancora a scuola, di entrare a casa di qualche mio compagno e di non trovare nemmeno un libro. Lo stesso da adulta, alcune conoscenze a casa non avevano nemmeno un libro, niente di niente. Non immaginate come mi sembri vuota un’abitazione senza una libreria, o libri ammonticchiati ovunque. Sembrano spoglie e completamente prive di vita e personalità. La libreria di una persona dice molto su questa, sul suo carattere, su cosa le piace e non dico solo nell’ambito della lettura.
Personalmente mi ricordo che i libri su di me hanno suscitato tanto fascino sin da quando ero bambina. I libri di fiabe che mi leggeva mio padre e che erano stati di mamma, con delle copertine bellissime e delle illustrazioni interne ancora più belle ai miei occhi sembravano oggetti magici, dal fascino antico. C’erano anche quelli tutti colorati che avevano comprato per me, con le audiocassette, ma io preferivo sempre che fosse qualcuno a leggermi le storie.
Poi c’era mio padre che, anno dopo anno, mi raccontava le trame dei libri che aveva letto quando era ragazzo, dai classici come Salgari, Kipling, Verne, passando per strani autori francesi che scrivevano libri di fantascienza dai nomi improbabili, libri che ora ho in libreria, molti dei quali ho letto con il crescere; quelli strani di fantascienza li ho ritrovati da poco e prima o poi mi cimenterò anche con quelli; come non voler leggere un libro che si intitola Il Clonastro?
Mio padre mi leggeva qualcosa, anche se per un periodo ero in fissa con Raperonzolo, poi ho iniziato da sola. L’isola del tesoro è stato una delle mie letture preferite, una scoperta magnifica, come tutti i libri che all’epoca ho letto di Verne e Salgari. I libri della giungla poi sono stati l’amore, la mia versione a momenti cade a pezzi per le volte che l’ho letta e riletta, a volte per intero, altre solo alcuni passaggi o qualche capitolo a seconda dell’ispirazione.


Cerchiamo però di non perderci nelle mie chiacchiere, dunque come si può avvicinare alla lettura qualcuno che non l’ha come cultura, qualcuno che è diffidente verso i libri e che ritiene la lettura noiosa o, peggio, una perdita di tempo?
Tempo fa, veramente tanto tempo fa, ho letto l’articolo di un professore, non mi ricordo come si chiamava e nemmeno dove lavorasse, ma ricordo cosa diceva; lui affermava che per avvicinare i suoi studenti alla lettura serviva fargli leggere libri di persone che stimavano, che ammiravano. Persone che in un certo modo avrebbero potuto ispirarli, ma anche che avevano avuto vite difficili, ma con l’impegno avevano raggiunto un traguardo importante tanto da cambiare la loro vita. A chi amava le storie d’amore avvicinarli a libri più impegnati, passando prima per i romance, ma anche gli harmony, per abituarli a leggere.
Certo, se devo avvicinare qualcuno ai libri e amano le storie d’amore non gli propongo subito Anna Karenina; per quanto sia un libro bellissimo, credo che farebbe scappare la maggior parte delle persone. La stessa cosa con i libri di Verga: scrive bene, ma penso che i Malavoglia possano far piangere per giorni e giorni e sicuramente far passare la voglia a un ragazzo di leggere qualsiasi altra cosa.
Bisogna appassionarli, come ha accennato il professore di cui non ricordo il nome, con storie vicine a loro, su persone che stimano e ammirano, anche se queste sono calciatori e non letterati. Con mondi fantastici e creature particolari, con astronavi e mondi lontani, tutte cose che possono alimentare la fantasia di un ragazzo, spingerlo a crearne di suoi, a essere curioso e domandarsi cosa c’è fuori dalla loro zona di comfort, cosa c’è al di là di quella piccola parte di mondo che conoscono.
Sono ben consapevole che le scuole hanno dei programmi che devono essere seguiti, ma penso anche che alcuni professori e gli stessi programmi debbano essere più flessibili: prima cercare di avvicinare ai libri e alla lettura i ragazzi e poi in seguito passare a qualcosa di più complesso. Altrimenti finirà sempre che per ogni libro che gli si chiede di leggere andranno a cercare la versione cinematografica, e tutti sappiamo che i film non è che sono proprio fedeli al libro.
Da qui si passa ai tipi di lettura e ai tipi di libri che vengono pubblicati; io sono del parere che se un libro è trattato bene, nel senso che dalla scrittura, passando per l’editing e chi vi ha lavorato si è impegnato con le dovute ricerche per i fatti, caratterizzazione e ambientazione, man mano chi legge inizierà a desiderare standard più alti per quello che vuole leggere. Ma per standard intendo un buon editing e delle storie complesse e realistiche. Non necessariamente storia impegnate, anche perché non tutti hanno la voglia di leggere un libro impegnato; ci sono momenti in cui per passare il tempo serve qualcosa di più leggero, che fa sorridere o anche solo una storia d’amore, ma non è detto che se il libro è solo una storia molto semplice deve essere scritta con i piedi. Ogni libro, ogni romanzo e racconto deve essere scritto ed editato al meglio, in modo che un lettore si renda conto della differenza che può esserci fra un buon libro accurato, dove dietro c’è un buon lavoro, e un libro mediocre. Poi è anche vero che capita a tutti di appassionarsi magari a un libro o serie scritto male, con errori, eppure la storia e/o i personaggi ti piacciono ugualmente.


Per concludere, penso che anche nella lettura ci sia un percorso da affrontare, come quando si è bambini e si inizia a leggere libri di avventura, racconti scritti appositamente per i più piccoli, o ascoltando le favole lette dai propri genitori. Con il tempo poi si passa a qualcosa di più complesso, sia a livello di scrittura che di argomenti, e man mano il ragazzo inizia a decidere cosa gli piace, cosa lo incuriosisce di più. Lo stesso si deve fare se cerchi di avvicinare qualcuno che non è più un bambino, dandogli diverse scelte, libri che possano interessarlo, ma al tempo stesso che non lo annoino.

Come al solito è venuta una lunga chiacchierata senza un vero e proprio scopo, sono pensieri e parole che ho messo nero su bianco, eppure mi piacerebbe sapere come chi insegna, chi lavora con i ragazzi potrebbe fare per avvicinarli ai libri, per spiegare loro che questi non li divorano assolutamente.

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