Chiacchiere in libertà #13: La realtà italiana nei libri


Buongiorno, Piume! Eccomi qui con un nuovo appuntamento con Chiacchiere in libertà. Lo so, ho abbandonato un pochino questa rubrica; non me ne sono dimenticata, ma gli impegni sono veramente tanti e molte volte non ho la testa per scrivere un articolo, un determinato argomento. Per non parlare che ho anche ripreso a scrivere, non solo recensioni, ma storie vere e proprie, e anche quello mi porta via tantissimo tempo, tanta concentrazione, per non parlare poi delle ricerche e tutto il resto.


Oggi però, mentre guidavo - le idee anche per le storie mi vengono sempre quando guido, non so come mai - stavo riflettendo un po’ sulle mie ultime letture.
Sono diverse letture, ho fatto qualche accenno anche su un post su FB e anche su una recensione che uscirà più in là, ovvero ho pensato a quei libri che parlano di realtà italiane.
Cosa intendo con realtà italiana? Molto semplice, tutti quei romanzi ambientati nel nostro paese, in Italia, ma che descrivono attimi di vita, la nostra storia, dei paesi piccoli dove sembra che il tempo non trascorra mai.
Ma anche libri in cui si parla di un determinato fenomeno, di un luogo tanto vicino e al tempo stesso così lontano.
Per quanto io adori ogni genere di lettura, per lungo tempo, soprattutto quando ero più piccola, ho letto solo libri ambientati all’estero, storie di luoghi lontani. Credevo che quelli ambientati in italia fossero noiosi, mi chiedevo cosa mai potesse appassionarmi di un posto che conoscevo.
Ero giovane e ingenua, come se conoscessi tutti i luoghi del nostro paese, le tradizioni. Ma ero piccola e la pensavo così.
Mio padre, grande appassionato di fantascienza, quando ero piccola mi consigliava sempre anche degli autori italiani, libri che lui stesso aveva letto, che aveva adorato. Io storcevo il naso e facevo finta di non sentirlo, questo fino a quando un bel giorno mi sono trovata senza più libri da leggere di mio interesse. Ero in astinenza e in giro per casa c’erano solo quelli di mio padre, compresi i romanzi che tanto avevo denigrato, e alla fine, per disperazione, ho iniziato uno di quelli.
Il primo libro di ambientazione italiana, quello che mi ha aperto un mondo, è stato Il segreto di Luca di Ignazio Silone. Lo stile dello scrittore era quasi drammatico, malinconico, come lo stesso protagonista. L’intera storia si svolge in un piccolo paesino, Cisterna dei Marsi, vicino L’Aquila dove il protagonista ritorna dopo anni per essere stato in prigione ingiustamente e liberato quando, in punto di morte, il vero colpevole ha confessato. Ma come ogni realtà italiana, la sua vita non sarà così semplice: le persone che lo ricordano, che lo conoscevano, sono convinte che sia lui l’assassino, che sia colpevole anche se un altro uomo ha confessato, e ne hanno paura. Il vuoto e la solitudine che si creano intorno a quest’uomo ormai non più giovane sono immensi. Da quanto mi ricordo rimasi attaccata al libro per una notte intera, leggendo, cercando di capire come mai non ci fosse diverso nei comportamenti delle persone a quei tempi. Descrive un periodo lontano, un periodo in cui l’onore sia per gli uomini sia per le donne era tanto, importantissimo. Descriveva dei luoghi a me totalmente sconosciuti, rimasti immutati anche dopo quarant’anni e soprattutto la mentalità delle persone, quella paura, quel dubbio verso un uomo anche se innocente, perché l’affermazione di tutti è: se è stato in prigione qualcosa avrà pur fatto, altrimenti perché non si è difeso. Non importa che un altro abbia confessato, non importa che Luca sia rimasto in silenzio per proteggere l’onore della donna che amava. No, essendo stato in prigione, anche da innocente, per gli altri è un criminale e un assassino.
Sapete anche ora quante volte ho sentito commenti del genere, che sia in un quartiere di Roma, ma anche dove vivo? La mentalità è rimasta quella, e il libro di Silone, oltre a raccontare una storia tragica, a svelare un mistero vecchio di quarant’anni, descrive anche la mentalità delle persone, ci racconta di loro, di come si comportano, di come tutti rimangano ancorati al passato, a periodi di oscurantismo.
Altro libro di Silone che ho adorato, anche se mi ha fatto tanto più male, è stato Fontamara: periodo differente, uscito solo dopo la fine della Seconda guerra mondiale in Italia, all’estero invece nel 1933. Anche questo parla della nostra storia.
Furono i primi due libri che lessi di autori italiani, ero una ragazzina e rimasi senza fiato, senza parole. Mi piacquero, mio padre aveva ragione quasi come ogni volta, eppure negli anni gli autori nostrani li ho centellinati. Non so, avevo paura che potessero finire i bei libri da leggere, fino a quando qualche mese dopo aver letto i due citati sopra io scoprii due autrici donne, due delle migliori penne del nostro paese: Grazia Deledda, nobel per la letteratura nel 1926, con il suo Canne al Vento mi ha fatto scoprire la Sardegna, un altro periodo, un’altra mentalità e tradizioni differenti. Ho scoperto l’amore fraterno nei libri, ma anche le discussioni, le decisioni prese per rimanere vicino alla famiglia e molte altre cose. Ma soprattutto mi sono innamorata del suo stile, del modo di scrivere, di come descrive la sua terra, quei luoghi che le appartenevano.
L’altra autrice donna di tanto tempo fa è stata Dacia Maraini; il suo primo romanzo che ho letto è stato Bagheria: io, appena quattordicenne, mi ritrovai in una Sicilia calda, silenziosa, agricola, in una casa che un tempo era stata ricca e l’autrice bambina parla della sua vita, del ritorno in Italia, del Giappone dove erano stati prigionieri. La vita in Sicilia inizialmente è difficile, differente, straziante nel momento in cui suo padre, l’uomo a cui era più legata, la abbandona.
In Bagheria la Maraini ci racconta un periodo lontano, un dopoguerra faticoso, un ambientarsi difficile in un mondo completamente differente da quello a cui era abituata.
Ci parla di molte cose, descrive una Sicilia bellissima e arretrata, ma non solo. Ha raccontato la sua vita, i momenti passati, la crescita, la sua famiglia, in un luogo fermo nel tempo, come se non fosse mai andato avanti. Un libro che mi ha fatto versare mari di lacrime.
Di Dacia Maraini consiglio anche Il treno dell’ultima notte: anche questo è di un periodo doloroso, è una storia straziante che mi ha fatto male, odiare e amare questa Italia e la nostra storia.


Ogni romanzo che ho letto ambientato nel nostro paese è stato una piccola pietra, un sassolino che faceva aumentare la mia curiosità, che mi faceva scoprire la nostra penisola, paesini nascosti e arroccati sulle montagne, lontani dal mare anche se sono su un’isola. Mentalità chiuse, storie che forse non avrei mai conosciuto se non mi fossi decisa ad aprire uno dei romanzi che mi consigliava mio padre.
Gli anni poi sono trascorsi, fino a quando ho avuto tra le mani un libro di Michela Murgia, Accabadora. Sono sincera, l’ho letto perché, incuriosita dal titolo, mi chiedevo cosa fosse, cosa significasse e nuovamente sono stata trasportata in un altro tempo, in un altro luogo, di nuovo in Sardegna, ma un paesino differente, un luogo diverso, una storia particolare.
Di Accabadora vi linko la mia recensione, ma ve lo consiglio, me ne sono innamorata tanto tempo fa, è stupendo, dolce e straziante e insegna molto del nostro passato, del passato di zone che non tutti conoscono.



Di libri ambientati nel nostro paese, che descrivono realtà italiane, ce ne sono tanti, ma non è detto che siano solo narrativa. Ultimamente ne ho letti tre che hanno lasciato il segno: il primo è uscito a maggio per la Triskell Edizioni, Il bambino che non poteva amare di Federica D’Ascani; è una storia che sento molto vicina, è ambientata nella mia città e il Santa Maria della Pietà è un luogo dove molte famiglie hanno visto rinchiudere qualcuno ingiustamente e non lo hanno più visto uscire. Tratta temi difficili e svela un passato, dei comportamenti di cui è difficile scoprire la verità: come le donne venissero accusate se il loro bambino era deforme, di come venissero messi in manicomio. Di come quei luoghi fossero luoghi di tortura piuttosto che posti dove fare stare bene le persone.
Se volete saperne di più del libro, qui c’è la mia recensione, ma lo consiglio, perché parla di un passato non troppo lontano e insegna che chi è differente non deve spaventare, altrimenti si torna indietro nel tempo.
Un altro romanzo, questo è un romance m/m ambientato sempre in Italia tra la Calabria e poi Milano, è un romanzo self che mi ha lasciato senza parole: parla di amore, ma anche di razzismo, incomprensioni, paura e fuga. Parla di quanto ancora negli anni sessanta essere gay fosse considerato un crimine dalle proprie famiglie, dalle persone che fino al giorno prima erano tue amiche. Amare qualcuno di differente porta gli altri a odiare e tutt’ora non ne comprendo il motivo. Di questo la recensione uscirà a luglio, quindi tenete d’occhio il blog per quando vi parlerò di Dimmi chi sei di Giacomo Assennato.


L’ultimo titolo che voglio consigliare, di cui scriverò la recensione appena mi è possibile, è un romanzo comprato per caso. Antonio Lanzetta lo conoscevo per i suoi fantasy e, come ho scritto, è bravo, ma non da conquistarmi. Il suo thriller invece è stato un colpo, mi ha stravolto, mi ha trasportato nel sud Italia, in zone piene di segreti, in quei luoghi dove si cresce insieme e si rimane amici per tutta la vita anche se le strade si separano. Le colpe della notte è un thriller, un libro duro, eppure è un romanzo che racconta molte cose, parla di una realtà italiana differente; il periodo storico in cui è ambientato lo è, eppure al tempo stesso è un thriller a tutti gli effetti. I mostri, quelli veri, quelli pericolosi, non si trovano solo oltreoceano, in America. I mostri si nascondono tra le ombre, nella notte, si nascondo dietro un sorriso e sono coloro meno sospettati, quelli che non immagineresti mai.
Parla di come nei paesini tutti sanno tutto degli altri e allo stesso tempo i segreti rimangono tali, le persone voltano la testa da un’altra parte per non vedere, ma descrive anche persone di buon cuore, quelle che ti prendono in simpatia, che ti vogliono bene e diventano la tua famiglia per tutta la vita.


Tutto questo mio chiacchierare sembra non avere uno scopo preciso, ma non è così. Oltre ad aver chiacchierato di alcuni tra i miei libri preferiti, vorrei fare una piccola riflessione. Molte volte mi sento dire che i libri italiani sono noiosi, mi sono sentita dire da molte persone che non leggono libri con i nomi dei personaggi se sono italiani perché gli fa strano. Ho anche sentito gente che affermava che non puoi scrivere un thriller o un libro giallo se è ambientato in un paesino di mille anime.
Non è vera nessuna di queste cose: i libri che parlano del nostro paese, dei luoghi della nostra penisola, anche di piccoli paesini di mille anime, sono importanti. Credo sia importante leggerli, soprattutto se ben scritti, se dietro ci sono ricerche e tutto, perché attraverso di loro si conosce il nostro paese, lo si impara ad amare come dovremmo fare.
Quelli ambientati nel passato, con accenni storici, insegnano, dovrebbero non farci dimenticare, dovrebbero farci capire che non dovremmo commettere gli stessi errori.
L’Italia è un luogo meraviglioso, chi la trasporta nei suoi romanzi, portando una parte della sua terra, con le parole ricrea immagini, cartoline che si andranno formando nella mente del lettore. Riporta e fa amare tanti luoghi differenti.

E ora la finisco qui altrimenti potrei continuare per ore e ore, ma la domanda che vi pongo è questa: quali autori italiani del passato, contemporanei, self amate? Quali loro libri vi hanno trasportato in luoghi del nostro paese, facendovi desiderare di visitarli, di scoprirli, di poterli vedere con i vostri occhi e non solo attraverso quelli dello scrittore?

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