Hoarfrost (Whyborne & Griffin #6) di Jordan L. Hawk (Anteprima)


Trama:
Lo stregone Percival Endicott Whyborne e suo marito Griffin Flaherty godono di un periodo di pace e tranquillità senza precedenti. Sfortunatamente, la calma è stravolta dall’arrivo di un pacco da parte di Jack, il fratello di Griffin, che ha dissotterrato uno strano oggetto mentre scavava in cerca d’oro in Alaska. 
La scoperta di una civiltà sino ad allora sconosciuta potrebbe ravvivare la carriera della loro comune amica, la dottoressa Christine Putnam… o potrebbe ucciderli tutti, se gli indizi di magia nera che riguardano l’artefatto si riveleranno veri.
Insieme a Christine e al suo fidanzato Iskander, Whyborne e Griffin viaggeranno verso i più
lontani anfratti dell’Artico per impedire a un’antica minaccia di reclamare la vita del fratello di Griffin.
Ma nel duro campo di minatori di Hoarfrost, i segreti corrono rapidi come una tempesta di neve e Whyborne non è l’unico stregone attratto dalle voci di presenze magiche. Nella natura selvaggia fatta di ghiaccio e pietra, Griffin deve affrontare la sua più grande paura… o perdere tutti coloro che ama.


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Salve, Piume. Credo che potrei risultare completamente fuori di testa, ma cambio autore preferito a seconda del libro che ho appena terminato di leggere, di sicuro però la serie di Whyborne & Griffin è una delle mie preferite. Dal primo libro, scoperto per caso grazie alla Triskell Edizioni, è stato amore puro e ogni nuova lettura è andata in crescendo. Certo, come per ogni serie ho i miei romanzi preferiti, e come per ogni serie dovrei fare una bella rilettura in questi mesi giusto per aspettare il prossimo libro. Con i Thirds della Cochet ho riletto tutti i libri a ogni nuova uscita, ma sono una droga, e la serie di Jordan L. Hawk ha lo stesso effetto su di me: entrambe hanno ambientazioni che adoro, completamente agli antipodi per genere e personaggi, ma anche per stile, eppure sono dei generi che mi fanno veramente impazzire.
Comunque penserete che io sia incontentabile, direte voi: ha appena terminato il sesto della serie e già vuole il prossimo? Sì, lo bramo tantissimo. Anche se so che man mano ci avvicineremo alla fine di questa serie, sono veramente curiosa di scoprire come evolveranno le avventure dei nostri eroi.


Ma andiamo con ordine. Negli ultimi libri non ho parlato dello stile della Hawk, e nemmeno di come fosse impostato il libro perché chiunque segue la serie sa perfettamente che ogni romanzo aveva un unico pov, ovvero quello di Whyborne. Più andava avanti la storia, si legavano gli eventi da un libro all’altro, più noi imparavamo a conoscere il giovane stregone, lo vedevamo crescere ed evolvere, maturare e finalmente mettere da parte gran parte delle sue insicurezze.
Nello scorso romanzo, Stirpe, sembrava che la storia avesse raggiunto il suo apice, che ogni scoperta, ogni evento fosse stato sistemato al suo posto, fosse stato incasellato e man mano i libri a seguire avrebbero poi condotto verso la fine, senza nessun’altra eclatante scoperta, andando avanti con la giusta conclusione. Invece non è così, Jordan L. Hawk con maestria ci ha stupiti nuovamente.
Ci ha stupiti inserendo in questo romanzo anche il pov di Griffin, in modo da conoscere più a fondo il personaggio, quell’uomo che fino a questo momento noi avevamo visto solo attraverso gli occhi e il pov di Whyborne. E poi, a livello di trama, tutto si è incasellato, dando una forma completa alla storia, rendendola ancora più misteriosa, ma allo stesso tempo più completa.
Ho adorato i pov di Griffin, con questo libro lo si conosce di più, si comprendono appieno le sue paure dei luoghi stretti e bui, del suo senso di inadeguatezza in alcuni casi, ma soprattutto il pensiero di essere realmente pazzo. Dargli voce, far affiorare anche i suoi pensieri e il suo lato introspettivo sono stati una scelta geniale, ma soprattutto una scelta che ha portato il lettore e conoscere meglio il personaggio e a immergersi ulteriormente nelle loro vite, nei loro pensieri e nel mondo in cui si muovono. Per quanto nei romanzi precedenti tutti sapessimo delle paure di Griffin, del suo affrontarle per stare vicino a Whyborne ed evitare che gli accadesse qualcosa, con il suo punto di vista, immergendoci nei suoi ricordi, man mano il lettore ha un quadro più completo del personaggio. Di come il suo amore per Whyborne sia veramente immenso, farebbe di tutto per lui, ma solo per lui. Certo è spinto ad aiutare gli altri, eppure allo stesso tempo suo marito viene prima di tutti gli altri, prima di ogni cosa.
Anche il dolore che prova per la perdita della famiglia, quella che lo ha adottato, ma anche quella originale, il suo desiderio di ritrovare i fratelli, tutto passa in secondo piano quando si tratta del suo compagno. Ma se prima il lettore poteva intravedere e immaginare tutto questo, ora, tramite il suo pov, ne ha la totale consapevolezza. Eppure non è solo questo, il suo pov ci apre una parte della sua mente, dei suoi ricordi, di quello che ha raccontato, ma solo in parte. Ci sono i suoi incubi, le sue paure, i ricordi e il senso di colpa che non fa che perseguitarlo da troppo tempo. Jordan L. Hawk, dando a questo personaggio una voce in questo libro, lo ha reso completo, ma ha anche mostrato la sua vulnerabilità.
Dall’altra parte c’è Whyborne; il nostro studioso matura a ogni libro un pochino di più, nei momenti del bisogno tira fuori quel coraggio che credeva di non avere, eppure di tanto in tanto riaffiorano i dubbi, le paura, le insicurezze dell’uomo incontrato nel primo romanzo. Eppure, se in lui c’è ancora quella parte di timidezza, di dubbi, in cinque romanzi e tre anni è completamente cambiato, tirando fuori il suo coraggio, il carattere, non sentendosi più disadattato e incompreso.
Anche la relazione tra i due è solida, almeno all’apparenza; la Hawk avrebbe potuto tranquillamente creare un romanzo più semplice, un’avventura in luoghi inospitali, senza però creare una sorta di pericolo per la coppia, eppure ha voluto rischiare. Rischiare inserendo il pericolo di perdersi, di separarsi, ma anche inserendo il fratello di Griffin, qualcuno che non avrebbe potuto capire la loro relazione, il loro amore, e in qualche modo avrebbe ferito Griffin, rendendolo ancora più fragile, soprattutto dopo che i genitori adottivi lo hanno allontanato.


Altro personaggio che per alcuni versi è immutabile, eppure allo stesso tempo è cambiato radicalmente è Christine; la figura di Iskander accanto a lei le fa bene, eppure allo stesso tempo la spaventa, non l’uomo che ama come persona, piuttosto come cambierà la sua vita e il loro rapporto dopo che saranno sposati. Eppure Christine rimane un personaggio splendido, che sta crescendo, proprio come gli altri. Un personaggio che nello scorso libro, come in questo, invece che trincerarsi dietro un muro, ha dimostrato le sue emozioni e le sue paure.



Hoarfrost è stato un libro stupendo, il perfetto seguito dell’intera saga, un mix di introspezione e azione, ma non solo, anche un punto di svolta per i personaggi. Perché punto di svolta? Perché man mano vengono a scoprire molte cose sia sui Ketoi, ma non solo, anche sulle creature che hanno portato Griffin nel mondo della stregoneria e del soprannaturale. Ma c’è ancora dell’altro, tante cose, che però non vi dico altrimenti sarebbero spoiler.
Io adoro sempre di più questa saga, la amo tantissimo, pertanto è consigliatissima. E lo so, sembra che con questo nuovo anno io stia diventando buona, elargisco voti alti a ogni lettura, ma se lo meritano, fidatevi.

Cinque piume.



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