Echi in tempesta (L’Attraversaspecchi #4) di Christelle Dabos



Crollati gli ultimi muri della diffidenza, Ofelia e Thorn si amano ormai appassionatamente. Tuttavia non possono farlo alla luce del sole: la loro unione deve infatti rimanere nascosta perché possano continuare a indagare di concerto sull’indecifrabile codice di Dio e sulla misteriosa figura dell’Altro, l’essere di cui non si conosce l’aspetto, ma il cui potere devastante continua a far crollare interi pezzi di arche precipitando nel vuoto migliaia di innocenti. Come trovare l’Altro, senza sapere nemmeno com’è fatto? Più uniti che mai, ma impegnati su piste diverse, Ofelia e Thorn approderanno all’osservatorio delle Deviazioni, un istituto avvolto dal segreto più assoluto e gestito da una setta di scienziati mistici in cui, dietro la facciata di una filantropica clinica psichiatrica, si cela un laboratorio dove vengono condotti esperimenti disumani e terrificanti. È lì che si recheranno i due, lì scopriranno le verità che cercano e da lì proveranno a fermare i crolli e a riportare il mondo in equilibrio.





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Buongiorno, cari lettori. Per me recensire questo romanzo non è affatto un’impresa facile, tanto che non è la prima volta che mi metto davanti al foglio vuoto cercando di riordinare i pensieri.
Echi in tempesta è la conclusione di un lungo percorso, il finale di una saga straordinaria.
Io amo le saghe, mi piace il dipanarsi della storia in più volumi, la possibilità di crescita dei personaggi attraverso un lungo arco di tempo, e se devo essere sincera era da tempo che non ne trovavo una come l’Attraversaspecchi.
Ciò che ho sempre riscontrato in tutte le saghe che ho letto è la difficoltà di dare un degno finale, un finale che sia pienamente all’altezza di tutto ciò che c’è stato finora.
Christelle Dabos secondo me riesce in gran parte a rispettare le aspettative, anche se questa, ovviamente, è soltanto la mia opinione personale.
Andiamo più nel dettaglio, cercando di capire cosa funziona e cosa no in questo volume finale. Ovviamente, sarà tutto rigorosamente senza spoiler; più avanti mi piacerebbe rileggere la saga e farne un’analisi dettagliata, magari sulla nostra rivista di approfondimenti LSD – Leggere, Sognare, Divertirsi.


Guarda lo specchio. Non c'è il suo riflesso, ma non importa: l'unica cosa importante è lo specchio. È semplicissimo, non molto grande, appeso un po' storto alla parete. Somiglia a Ofelia.
Echi in tempesta, pagina 33 



Bene, procediamo con la recensione andando avanti per punti.
Vorrei iniziare parlando dei personaggi. Qui possiamo notare quel che accennavo prima riguardo al finale, cioè che ha rispettato in parte le aspettative e in parte no.
Se da un lato Thorn e Ophelia, che sono i due protagonisti, in questo romanzo sono esplorati in maniera approfondita, tanto che è impossibile non notare quanto grande sia stata la crescita di entrambi, quanto la storia, le vicissitudini, ciò che hanno vissuto li ha cambiati, dall’altro è palese che i personaggi secondari siano stati un po’ dimenticati.
Io capisco che non è facile tirare le fila di una storia così complessa e ricca di personaggi secondari, ma in questo volume mi sarebbe piaciuto che fossero un filino più presenti, anche per mantenere l’equilibrio che c’era stato nei volumi precedenti.
Non lo considero un grande difetto, perché in ogni caso la storia fila e io amo alla follia Thorn e Ophelia, però ecco, avrei preferito che i personaggi secondari non fossero ridotti a mere comparse.
Per quanto invece riguarda la storia, devo dire che qui sono già più contenta, anche se ora mi spiego meglio.
Anche qui ci sono dei difetti: molte sottotrame finiscono un po’ nel dimenticatoio, e le due trame principali, ossia la questione di Dio e dell’Altro e la questione degli Spiriti di Famiglia, non collimano alla perfezione. Mi ero immaginata che avrebbero viaggiato su binari paralleli, invece la questione di Dio e dell’Altro prende il sopravvento su tutto.
Ma, lo devo ammettere, per me va bene così: l’universo creato dalla Dabos è un universo davvero particolare, che nasconde tanti segreti, tante storie nascoste, tanti piccoli dettagli… è un mondo così magico che pretendere di sapere tutto è forse impossibile.
Per questo, ciò che al lettore deve interessare di più non è tanto la storia degli Spiriti di Famiglia, perché alla fine non fa parte della risoluzione finale. Infatti, se ci riflettete, noi seguiamo Ophelia e le sue vicende, e per lei ad un certo punto questa storyline perde di importanza, perché si ha bisogno di risolvere invece quella principale.
Insomma, per noi deve essere importante ciò che è importante per Ophelia, mentre tutto il resto rimane un po’ in ombra, come se fosse dietro ad un velo che ci fa intuire le forme, ma non ci permette di vedere bene.
Magari un giorno la Dabos deciderà di continuare a esplorare questo universo e ci rivelerà i suoi segreti, ma per ora, per la storia de L’Attraversaspecchi, io mi sento appagata così.
Parlando infine dalla risoluzione finale (scusate il gioco di parole) devo fare una distinzione.
Per quanto riguarda il finale della macrostoria, devo ammettere che è stato un po’ troppo veloce. Questo è un romanzo che ha una grande quantità di spiegoni, ma quello che può chiamarsi lo scontro finale è stato un po’ sbrigativo, mentre avrei preferito fosse un pochino più articolato.
Il finale finale invece, e chi lo ha letto sa bene a cosa mi riferisco, secondo me è stato un vero tocco di genio.
Non vi farò spoiler, ma devo dire che sono contenta che la Dabos abbia deciso di procedere in tal senso, perché è un finale giusto, a mio parere. Sarei stata più delusa se avesse preferito un finale diverso, magari sulla scia del fan service, invece quello che ha scelto era la perfetta conclusione.
Ora, leggendo la recensione penserete che questo romanzo non potrebbe mai prendere il massimo, visto quanti difetti ho trovato.
Eppure, nonostante io senta il bisogno di essere oggettiva nel parlarvene, non posso fare a meno di dare cinque piume.
Perché? Perché invece in maniera soggettiva vi dico che io ho amato ogni istante, che ho chiuso questo libro felice e soddisfatta per come era finito e che sinceramente, mentre leggevo, nessuno di questi difetti ha alterato in nessun modo il piacere della lettura.
In generale, per me tutta la saga è promossa a pienissimi voti e ora più che mai sono convinta che, dopo una rilettura, farò una bella analisi dettagliata, perché già non vedo l’ora di rituffarmi nel mondo delle arche.
Siamo arrivati alla fine, cari lettori. Mi piacerebbe sapere un paio di cose da voi. Se avete già letto Echi in tempesta, fatemi sapere cosa ne pensate con un commento qui sotto, perché ne sono davvero curiosa. Per chi non lo ha ancora letto, invece, parlatemi un po’ delle aspettative (o delle paure) che avete riguardo a questo ultimo volume.
Io vi saluto e vi do appuntamento alla prossima recensione. 


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