Martin Eden di Jack London



Martin Eden, un giovane marinaio di Oackland, salva la vita a un ragazzotto della buona borghesia di San Francisco, Arthur Morse. Per ringraziarlo, questi lo presenta alla famiglia e alla sorella, Ruth. Tra questa e il giovane marinaio scatta subito un'attrazione vitale, ostacolata però dalle differenze di classe e quindi dalla prevedibile resistenza della famiglia di lei. Un po' per farsi accettare socialmente, un po' perché sinceramente affascinato da quel mondo borghese, Martin decide di affinare la propria cultura. Da giovinastro un po' rozzo, in anni di studio forsennato, si trasforma alla fine in scrittore: dopo un inizio puntellato di rifiuti (tra cui l'abbandono di lei), improvvisamente gli arride la fama. Il suo saggio filosofico, "La vergogna del sole", gli apre le porte dei circoli più esclusivi di San Francisco. Tutti si contendono la sua presenza. Anche Ruth decide di tornare sui suoi passi. Ma questa volta Martin Eden sente di non essere più interessato a lei. Non è più interessato alla vanagloria di quel mondo, a cui pure era riuscito ad accedere…


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Buongiorno, lettori. Per una volta questa recensione arriva un po' prima del previsto. Martin Eden è infatti il romanzo assegnato a Luglio della mia Challenge sulla letteratura statunitense.
Siccome ad agosto saremo tutti un po' in vacanza e io avevo già terminato la lettura, ho  deciso che era il momento di parlarne.
Devo ammettere che ho scelto questo romanzo perché lo avevo già, per cui era anche una scusa per recuperare un po' di libri cartacei che di solito rimangono ad aspettare pazientemente il loro turno in libreria.
Sono contenta alla fine di averlo selezionato, perché è stata una lettura davvero intessa e bella.
Non credo che possa definirsi appieno un romanzo di formazione, eppure è quella la sensazione che mi ha dato leggendolo. Forse perché Martin ha comunque una specie di percorso formativo, un percorso che lo cambierà tantissimo nel corso del libro.
Ma andiamo con ordine.
Il primo motivo per cui ho amato questa lettura è che mette in scena l'ipocrisia della gente, un tema che tutt'ora è molto attuale.
Martin è un giovane pieno di speranza, intelligente: non ha forse ricevuto una grande istruzione, ma è volenteroso e compensa le sue mancanze con una grandissima voglia di imparare e di riscattarsi.
Tuttavia, la sua condizione sociale, il suo essere un semplice marinaio, lo collocano automaticamente ai margini di quella società borghese a cui tanto ambisce e che tanto lo affascina.
Persino Ruth, la sua fidanzata, nonostante provi qualcosa per lui non riesce a liberarsi dei legacci che la società a cui appartiene le ha inculcato fin da bambina, e si fa convincere dalla madre ad abbandonarlo.
Perché parliamo di ipocrisia?
Perché quando per Martin gira la fortuna, quando le cose iniziano ad andare per il verso giusto, le stesse persone che lo avevano deriso e abbandonato ora lo cercano, lo vogliono, lo desiderano.
L'ipocrisia della classe borghese viene qui mostrata dall'autore, che la rende come una bambina capricciosa, che vuole solo ciò che è bello, ciò che va di moda, ciò che può apportare un profitto, senza badare alla sostanza. Martin è sempre Martin, non è cambiato, eppure all'improvviso da intollerabile è diventato il centro della loro attenzione.
Ma qual è la cosa che più ho amato? Proprio il fatto che Martin non ceda alle lusinghe di questo mondo.
So che sembra brutto dirlo, ma ho preferito di gran lunga un Martin disilluso che sembra quasi rimpiangere la fama ottenuta, che un Martin contento di aver ottenuto l'attenzione di chi prima lo derideva.
Il finale è stato tragicamente perfetto, mi ha lasciata svuotata dopo la girandola di emozioni che mi ha provocato questo romanzo, è l'apice narrativo perfetto, il vero culmine di una storia che non poteva finire in nessun altro modo.
Altre note positive di questo romanzo, che contribuiscono a rendere il lettore ancora più partecipe, sono le magnifiche descrizioni presenti: è così accurato che non sarà difficile immaginare di essere davvero in quei luoghi assieme al protagonista. Si respira un'aria diversa, di un'altra epoca, di un altro luogo. Ho trovato la prosa e lo stile davvero sublimi: per quanto certi momenti fossero davvero tristi e difficili, era impossibile smettere di leggere, per la bellezza di come gli eventi venivano raccontati.
Ve lo consiglio?
Assolutamente sì, è un romanzo che a mio parere tutti dovrebbero leggere, perché è un romanzo che parla dritto al cuore del lettore, che in qualche modo insegna, ti lascia un pezzo di sé e ti fa riflettere, tutte cose che indicano quanto sia un ottimo romanzo.
Ora tocca a voi… lo avete letto? Vi è piaciuto? Fatemelo sapere con un commento qui sotto, oppure suggeritemi qualche romanzo simile, che possa darmi in qualche modo le stesse sensazioni.
Io vi do appuntamento alla prossima recensione, mentre vi anticipo che il libro per il mese di Agosto sarà Le avventure di Tom Sawyer, di cui probabilmente uscirà la recensione i primi di settembre.




Commenti

  1. Il lavoro di Jack London sul personaggio di Martin Eden è qualcosa di fenomenale: Oakland, i sui bassifondi, le lavanderie invase dai vapori, i salotti dei borghesi intellettuali sembrano come apparire da lui, fargli da corolla per dargli l'occasione di dispiegare tutte le sue potenzialità. Un romanzo semplicemente perfetto.

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    1. Sono completamente d’accordo!
      Non conoscevo questo romanzo ed è stato amore a prima lettura. Non pensavo che mi avrebbe colpita tanto, invece proprio il grande lavoro di caratterizzazione fatto su Martin mi ha permesso di sentire completamente il romanzo.

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