Il gioco degli scacchi di Chiara Barbieri



Trama:


Un rumore sommesso nella notte. Uno sparo da una pistola di piccolo calibro.


L’ispettore Francesco Bianco si risveglia in un letto di Rianimazione, ferito alla testa; si troverà ad attraversare un mondo sconosciuto, fatto di sofferenza, riflessioni e incontri, in un viaggio immobile che lo porterà ad una profonda riscoperta di sé.


Nel frattempo i suoi colleghi, guidati dal burbero commissario Bruni, cercano di far luce sull’accaduto; man mano che procedono con l’indagine, tuttavia, le domande si moltiplicano e il mistero sembra non fare altro che infittirsi.


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Salve, Piume, sono di nuovo qui con una recensione. Ho passato queste settimane a recuperare delle letture arretrate. Libri che un po’ per pigrizia, un po’ per via del lockdown mi sono lasciata dietro. Lo so, il lockdown c’è stato mesi fa, ma in quel periodo sono riuscita a leggere pochissimo, tante letture si sono andate sovrapponendo, pertanto l’estate è stata dedicata al recupero della pila che stava diventando una torre molto alta.
Mi spiace averci messo un po’, con il blog solitamente siamo molto precise, ma quando tante cose vanno a intrecciarsi c’è il rischio che qualcosa rimanga indietro.
Detto questo, alla fine come ho detto sto recuperando i libri da recensire e oggi partiamo con Il gioco degli scacchi di Chiara Barbieri, edito Segreti in giallo.
Sono sincera, ci ho riflettuto alcuni giorni su cosa scrivere di questo romanzo; non sapevo da che parte cominciare, avevo tantissime idee in mente, ma non una perfettamente chiara sulle emozioni che mi ha fatto provare. Sapete, ci sono alcuni libri che mi piacciono all’istante, altri invece su cui devo ponderare per bene prima di capire cosa mi abbiano lasciato, su cosa voglio dire in una recensione.
Il libro della Segreti in giallo edizioni mi ha incuriosito per due motivi: il primo è perché è un’ambientazione italiana e, come ho scritto in tantissime mie recensione, più cresco, più passa il tempo, più amo i libri ambientati nel nostro paese. Il secondo motivo è l’approccio con un’autrice esordiente. Ero curiosa e impaziente di leggere questo libro proprio per vedere come aveva impostato il suo romanzo, mi incuriosiva non solo la trama, ma anche i personaggi e la storia che ruotava intorno a loro, ma soprattutto la decisione di scegliere questo titolo, per cui qualcuno, quando ho detto cosa stavo leggendo, mi ha chiesto se fosse un saggio sugli scacchi. Ho sorriso al pensiero perché, per quanto conosca le mosse dei pezzi che fanno gli scacchi, non ci so proprio giocare: più che un saggio, dovrei leggere un manuale base. E poi, cosa importante, ero curiosa di questa nuova autrice: le nuove penne mi interessano sempre, dopotutto sono coloro che scriveranno i libri del futuro.
Detto questo, passiamo veramente alle cose serie e non ai miei vaneggiamenti.


La domanda che mi pongo sempre dopo una nuova lettura è se questa mi abbia lasciato qualcosa, se io l’abbia apprezzata, ma soprattutto mi abbia tenuto una buona compagnia per tutta la durata della lettura. Ci ho riflettuto, ma alla fine non posso dire che abbia apprezzato appieno il libro, ma nemmeno che non mi sia piaciuto. Come in ogni cosa ha i suoi lati positivi e quelli negativi, cose che mi sono piaciute e alcune un po’ meno.
Andiamo con ordine e vi spiegherò il perché.
Il gioco degli scacchi è un romanzo che diversamente da altri non è diviso in capitoli, ma in quattro parti fondamentali che prendono il nome di alcune mosse degli scacchi: Apertura, Mediogioco, Arrocco e Finale. E, proprio grazie ai nomi delle mosse degli scacchi, prende forma questo romanzo. Impostazione originale, che mi è piaciuta, perché porta il lettore a un approccio differente su come affrontare la lettura: non capitoli, ma lunghi avvenimenti che ti introducono nel romanzo, in modo che si possa accompagnare i protagonisti nelle loro indagini.
Quindi, dopo un antefatto iniziale, ecco che la storia man mano prende forma, e anche se il lettore accompagna il commissario nelle sua indagini, proprio come negli scacchi ci vuole del tempo e tanta pazienza affinché la storia entri nel vivo, fino a quando non si arriva verso il gran finale dove i due re non possono più essere protetti ed entrano in gioco in prima persona. Il problema, che poi non è un problema, ma più una questione di gusti, è l’inizio, che ho trovato molto molto lento.
La prima parte della storia è quella più importante, dove scopriamo cosa è accaduto, dove conosciamo i protagonisti della storia; dovrebbe essere la più serrata, quella di maggiore impatto per tenere incollato al libro il lettore, in questo caso invece l’ho trovata molto lenta, veritiera, eppure un po’ piatta, tanto che per un paio di volte mi sono detta: “lo lascio qui e passo ad altro”. Alla fine la mia testardaggine mi ha spinto ad andare avanti, e già dalla seconda parte di questo thriller, fino ad arrivare alla fine, la storia è diventata più serrata, più scorrevole, molto intrigante sia per indagini che avvenimenti, e insieme alla trama, che finalmente prendeva forma, è accaduto anche ai personaggi, che sono cresciuti e maturati con lei.
Il problema iniziale con il libro l’ho avuto anche con lo stile dell’autrice: se i pensieri di Francesco, tutta la parte introspettiva mentre era in ospedale scorreva fluida, per quanto riguarda le battute, i dialoghi dei suoi colleghi durante le indagini li ho trovati un po’ macchinosi, come se pian piano l’autrice dovesse trovare la sua giusta direzione. Come se lavorare con Francesco le venisse molto più semplice rispetto che con il commissario Riccardo Bruni. Però anche questo problema l’ho trovato solamente nella prima parte del libro, poi man mano tutto è entrato nei giusti ranghi scorrendo in maniera fluida. Difatti per la prima parte ci ho messo alcuni giorni per terminarla, mentre tutto il resto del libro l’ho letto in una notte.
Superato questo scoglio, la storia ha iniziato veramente a prendermi: è ben costruita, ho veramente apprezzato le indagini, il modo in cui sono state portate avanti; forse una cosa che un po’ mi è mancata è stata la descrizione della piccola provincia. Nel romanzo si accenna che quella in cui sono è una piccola questura di una provincia italiana, eppure, per quanto questo venga ripetuto, non l’ho avvertita, nonostante, in molti casi, è proprio la descrizione dei luoghi in cui è ambientato il romanzo a renderlo più vero, a dare molte sensazioni, di silenzio, di paura e ansia. O i bisbigli mentre si cammina per le strade, come se si venisse osservati da quelle persone che volente è nolente sanno chi sei. In una provincia così piccola poi, si avverte anche la pressione del caso che si sta portando avanti, la paura e la curiosità delle persone che cercano in ogni modo di sapere cosa è accaduto. Ecco, forse mi è mancata un po’ questa parte. Allo stesso tempo ho veramente apprezzato il modo in cui si alternavano le indagini con i pensieri di Francesco, la sua ripresa faticosa, ma più che faticosa dolorosa. Il suo non riuscire a ricordare quanto è accaduto, le domande che si poneva osservando il soffitto da un letto di ospedale. 
Come ho accennato sopra, penso che Francesco, considerando come è gestita la sua storia, l'introspezione che si avverte mentre i suoi pensieri e i suoi sentimenti fluiscono, è il personaggio gestito meglio all’interno di tutto il libro; al secondo posto abbiamo il commissario Riccardo Bruni, che al contrario dell’altro è più enigmatico, più chiuso. Il lettore lo scopre pezzo per pezzo, man mano che la storia si dipana eppure, allo stesso tempo, rimane una scatola ermetica. Una scatola dove lascia passare solo lo shock perché uno dei suoi uomini è stato ferito, ha rischiato di morire. E per quanto si stia impegnando per scoprire cosa è accaduto, allo stesso tempo cerca in ogni modo di vedere tutto come se fosse un osservatore esterno, qualcuno che non è toccato dagli avvenimenti.


L’idea di questo libro nell’insieme mi è veramente piaciuta, il modo in cui è stato costruito, una sorta di cambio di stile a seconda di chi fosse il pov. Ho apprezzato i ricordi del passato, della sua vita, di questo assassino, come se quanto gli fosse accaduto in passato potesse in qualche modo giustificarlo, renderlo simpatico al lettore e si possa provare empatia per lui; ho apprezzato il suo modo di agire, proprio come un giocatore di scacchi, paziente, calmo, osservava i suoi nemici, per poi fare la sua mossa, divertendosi in quella sfida con la polizia.


Dunque, come ho ripetuto più di una volta, superato quello che possiamo definire il primo capitolo la trama prende forma, inizia ad avere un ritmo serrato, iniziano ad accadere avvenimenti che portano la polizia verso la giusta strada.
Ed è proprio da questa parte, leggendo, che sembra di avere tutto davanti agli occhi: il commissario Riccardi imbronciato che impartisce ordini, i suoi uomini che, come tante formiche laboriose e impazzite, corrono da una parte all’altra alla ricerca dei giusti pezzi del puzzle che stanno cercando di comporre, fino a quando tutto, all’improvviso, prende la giusta forma, ogni pezzo va al suo posto, per lasciare al lettore non dico un finale a sorpresa, ma decisamente interessante. Un finale su chi sia il colpevole che è intuibile, ma allo stesso tempo giusto, come se veramente tutto andasse al proprio posto in quel modo, non lasciando aperta la storia, ma chiudendola in maniera differente.
Sull’assassino e i suoi motivi dico poco, più che altro perché altrimenti sarebbe uno spoiler immenso, però è veramente ben costruito, mi piace come personaggio, questa sua ambivalenza; è il cattivo del libro, eppure allo stesso tempo nessuno lo vede in quel modo.
Anche le motivazioni per cui uccide, che lo spingono a fare del male, rendono interessante il suo comportamento.


Detto questo siamo arrivati alla fine di questa recensione, delirante come al solito. All'inizio di questo papiro ho scritto che solitamente mi pongo alcune domande su una lettura, per poi recensire al meglio il libro, ma anche consigliarlo.
E Il gioco degli scacchi mi ha lasciato curiosità addosso, per molti personaggi, malinconia per le vittime, ma soprattutto per Francesco. Per loro il mondo è cambiato, per alcune è finito con la morte, per altre la loro vita è stata completamente stravolta, cambiando da un giorno all’altro per il volere di qualcun altro.
E questo libro mi ha lasciata soddisfatta; pur avendo avuto delle difficoltà iniziali, sono arrivata alla fine, a chiudere il file, che gentilmente la casa editrice mi ha passato, con dispiacere, con malinconia, come se dovessi dire addio a degli amici, alle loro storie. Perché chiudendo il romanzo non li avrei più rivisti.
Pertanto sì, è stata una buona lettura, una di quelle che consiglierei con i suoi pro e i suoi contro e non vedo l’ora di poter leggere altri lavori di questa autrice.

Quattro piume.



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