Blog Tour: Veleni di Paese di Leandro Castellani (Tappa 12 novembre)






 Trama:

Un giallo dipanato in tre avventure che s’inseguono, saldate in unità dalla presenza degli stessi personaggi.Veleni di paese: una cantante disincantata e al termine della sua carriera fa ritorno al paese natale e si trova coinvolta in una losca vicenda di sospetti e di delitti. Un’incursione avvincente nel mondo della provincia e dei mille veleni che intossicano la sua esistenza.Delitto perfetto: un industriale confessa all’avvocato l’intenzione di uccidere sua moglie. E la donna viene uccisa: ha messo in atto il suo progetto o è avvenuto qualcosa di imprevedibile?La trasferta: i due personaggi delle tre storie, il Commissario Anima Lunga e la sua aiutante Romina si trasferiscono, in Germania per indagare sul suicidio-delitto di un emigrato italiano.Intrighi appassionanti e personaggi singolari, ritratti con ironia, rendono questa lettura avvincente.


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Veleni di paese è uscito questa estate; tra le diverse cose che avevo della Segreti in giallo era l’unico che fino a ora non ero ancora riuscita a recuperare, non per cattiveria o altro, ma proprio per mancanza di tempo, cercando di dare spazio a tutte le opere di case editrici che ho lasciato indietro in questi mesi.

Ammetto che è stato un vero e proprio periodaccio.

Mi hanno proposto di partecipare al blog tour, e sono sincera è stata la scintilla che mi ha spinto a leggerlo, a superare un pochino la mia apatia, imponendomi di leggere cose differenti e non solo libri per bambini. Però ammetto che i libri per bambini mi piacciono e anche tanto; non so, tirano fuori quel senso di purezza, di ingenuità che gli adulti vanno perdendo man mano che passa il tempo.

Penso che questo appiglio ai libri per ragazzi sia utile per capire come invece è impostato Veleni di Paese di Leandro Castellani.

Il titolo di questo romanzo, al contrario di altri casi, non è per nulla fuorviante; al contrario, rispecchia alla perfezione il punto focale dell’intera storia, come è stata impostata la trama e in seguito sono stati costruiti i personaggi.


Sempre dal titolo si capisce che sono tre racconti legati tra loro solo da chi indaga, ma soprattutto dalla piccola provincia in cui sono ambientati, quei piccoli paesi dove tutti sanno tutto degli altri, dove tutti si sorridono e allo stesso tempo si sussurrano velenosi alle spalle.

I piccoli paesi della provincia italiana, ma non solo della provincia in genere, sono conosciuti proprio per lo sparlare, per lo spingere le persone a rimanere incastonate in determinati schemi, perché nel momento in cui ne escono, nel momento in cui le persone non si comportano come tutti gli altri i compaesani iniziano ad additarli, a fissarli, a sussurrare sottovoce dopo avergli sorriso come se nulla fosse. E poi quello sparlare non fa che ingigantirsi, come quando si gioca al telefono senza fili da adolescenti e da una parola, alla fine del telefono si arriva a frasi assurde, cose fatte e dette completamente inventate.

E così, ecco quello che accade in paese, si inizia con una semplice domanda, una semplice frase: “ah, ma lo sai cosa ha fatto tizio?” e da qui quella semplice affermazione si trasforma in comportamenti ed eventi che non fanno che seguire, come sussurri e risatine, con occhiate di odio, invidia o compatimento, il malcapitato.

In alcuni casi c’è chi è abbastanza forte da ignorare quelle voci, quei sussurri che lo seguiranno per sempre. Al contrario c’è chi scappa da tutto questo, o chi allontana una figlia fin troppo discinta e bella, proprio per paura di affrontarli, di starli ad ascoltare e conviverci tutti i giorni.


Veleni di paese è incentrato su tre racconti; il primo, nonché il più lungo, è anche quello che ho apprezzato di più: una storia intricata, dove i mormorii e le parole, i segreti del paese, come l’astio tra vari compaesani affiora non appena un fatto sconvolge la piccola comunità. Un paesino dove tutti sanno tutto degli altri, dove mormorano e sparlano, ma allo stesso tempo si proteggono ritenendo impensabile che qualcuno di loro possa essere un assassino.

E così, agli occhi degli altri si proteggono, dando la colpa all’immigrato, agli zingari, al forestiero che è lì da poco, in anonimo si accusano l’un l’altro, portando a galla ogni segreto dei propri compaesani.


Questo libro per un verso mi ha fatto sorridere, per un altro riflettere, mi ha fatto pensare a dove vivo io. Ci siamo trasferiti che ero una ragazzina, non mi sento del posto, perché non lo sono, parenti altrove, tradizioni differenti, anche il modo di parlare, eppure dopo tanti anni, quando mia sorella è nata qui, per la gente del posto siamo ancora forestieri, c’è ancora chi mi ferma e mi chiede di chi sono figlia.

E il libro di Leandro Castellani mi ha fatto pensare a dove vivo, ai mormorii, alla gente che ti guarda quando giri per il paese. Così vicino a una grande città e allo stesso tempo così differente, come se si vivesse in un mondo a parte, dove prevalgono leggi e comportamenti differenti, come se si fosse rimasti in un limbo temporale ancorato al passato. E molti piccoli paesi, piccole frazioni sono così, dove vivo io, come dove è ambientato il libro e i tre racconti che lo compongono.


Ho apprezzato il modo in cui è stato impostato, lo stile dell’autore, ma soprattutto come descrive i personaggi e quelle malignità che portano anche a commettere atti assurdi, maligni, per colpa dei pettegolezzi. Pettegolezzi che possono spingere sull’orlo di un baratro, che possono portare un povero uomo a uccidere per pietà e per paura.


Un libro interessante quello che ho avuto modo di leggere, che ho rimandato tanto a leggere, ma che mi ha lasciato un gusto amaro nel momento in cui l’ho chiuso, non per le storie, ma per le emozioni che mi ha fatto provare. Perché è uno di quei libri che quando arrivi alla fine ti fa pensare, ti fa soffermare su come le persone si comportano dove vivi, ma non solo in provincia, basta un condominio o un quartiere di una piccola città e un pettegolezzo può portare sull’orlo del baratro.

Libro interessante che si merita quattro piume.








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