La Bussola d’Oro di Philip Pullman



Lyra ha undici anni, vive al Jordan College di Oxford, non lontano da Londra, Inghilterra; ma il mondo di Lyra è ben diverso dal nostro: oltre l’Oceano c’è l’America, dove lo stato più importante si chiama Nuova Francia, giganteschi orsi corazzati regnano sull’Artico e lo studio della natura viene chiamato «teologia sperimentale». Soprattutto, dove ogni essere umano ha il suo daimon: un compagno, una parte di sé di sesso opposto al proprio, grazie al quale nessuno teme la solitudine.

Il mondo di Lyra attraversa un periodo critico: nella luce misteriosa dell’Aurora Boreale cade una Polvere di provenienza ignota, dalle proprietà oscure. Uomini di scienza, autorità civili e religiose se ne interessano e ne hanno allo stesso tempo paura, ma Lyra l’intrepida si trova al centro di questi intrighi, intuisce segreti pericolosi e inquietanti, perciò decide di andare alla ricerca della verità grazie all’aiuto di uno stranissimo strumento «scientifico», una sorta di bussola d’oro, un aletiometro che serve appunto a misurarla.


Cari lettori, era un po’ che volevo scrivere questa recensione, perché La Bussola d’Oro – tutta la trilogia “Queste Oscure Materie” in realtà –  è un tassello importante della mia vita da lettrice.
Mi trovo qui, davanti ad un bivio. Da un lato ero indecisa se impostare questa come una classica recensione, parlandovi semplicemente del perché trovo splendida questa saga, dall’altro avrei voluto approfondire un po’ le tematiche di questo romanzo.
Cercherò di fare una via di mezzo, anche perché non voglio rovinarvi troppo la lettura, per cui non farò spoiler.
Son qui per farvi capire quanto è bello questo romanzo, ma se qualcuno che l’ha già letto ne vuole parlare nei commenti, sono più che disponibile.
Oggi vi parlerò soltanto del primo volume, La Bussola d’Oro, che ho recentemente riletto.
Questo romanzo è, a prima vista, un classico fantasy per ragazzi, dove la protagonista è una ragazzina di nome Lyra, un po’ selvaggia ma molto intelligente.
Tuttavia, ben presto La Bussola d’Oro mostra il suo vero aspetto, lasciando intravedere, tra le pagine, tematiche molto più difficili e intricate di quanto si possa immaginare. È un romanzo che può essere benissimo apprezzato dagli adulti, non soltanto per la trama, ma perché instilla nel lettore domande molto importanti, sull’etica, sulla morale e soprattutto sul libero arbitrio.
Il primo volume della trilogia non svela subito tutte le sue carte, ma pian piano insinua nel lettore il preludio di ciò che verrà nei capitoli successivi.
La questione del libero arbitrio è intuibile già dalle prime pagine, tuttavia il lettore se ne rende conto man mano. Questo perché l’autore, che io trovo straordinariamente bravo, non impone mai i temi che tratta in maniera troppo violenta. Lascia che i propri lettori traggano le conclusioni semplicemente narrando la storia.
Non impone la sua visione, ma tratta temi profondi semplicemente facendo proseguire le avventure dei suoi personaggi.
E credo sia questo il più grande punto di forza della scrittura di Pullman, non soltanto per quanto riguarda Queste Oscure Materie, ma anche per altri romanzi suoi che ho letto (e di cui ho parlato anche sul blog: Il rubino di fumo).
Un’altra nota di merito è che Lyra non è una bambina perfetta: la protagonista viene presentata come una monella, quasi ingestibile, che potrebbe farla risultare anche un po’ antipatica, di primo acchito.
Ma poi ci si rende conto che Lyra è coraggiosa e, soprattutto, leale. Ha dei principi e vuole mantenerli, senza che nessuno l’abbia mai obbligata a farlo.
Intorno a lei si muovono una miriade di personaggi tutti ben strutturati ed incredibili: non basterebbero fiumi e fiumi di parole per descriverli tutti, ma non ne ho trovato nessuno che non fosse ben scritto.
Voglio chiudere questa chiacchierata parlando dell’elemento che più mi ha incuriosita la prima volta che lessi questo romanzo: i daimon.
Il concetto che un essere umano nasca, cresca, viva e muoia non da solo, ma con una creatura al suo fianco, una creatura che può simboleggiare la manifestazione fisica della sua anima: come spiegazione è sicuramente un po’ riduttiva, ma è l’impressione che ho sempre avuto. Che i daimon fossero le anime visibili delle persone.
È un’idea affascinante e un po’ terrificante, soprattutto seguendo l’ottica del nostro mondo, così diverso da quello di Lyra. È difficile per noi concepire il fatto di vivere costantemente con un’altra creatura, ma è evidente che Pullman è riuscito a rendere bene l’idea, perché appare chiaro che per gli abitanti del mondo di Lyra è difficile immaginare di vivere senza un daimon.
Come potete vedere, gli argomenti di cui parlare sono tantissimi, e non ho nemmeno accennato all’ambientazione meravigliosamente steampunk.
Spero di avervi dato qualche spunto e di avervi convinto a leggere questo romanzo. Rinnovo l’invito a chi già conosce la storia a scrivere un commento qui sotto, facendomi sapere cosa ne pensa, cosa gli è piaciuto di più e cosa gli è piaciuto di meno.

Alla prossima recensione.


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